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"The dark sight of photography", ciechi e ipovedenti mostrano la loro visione del mondo

Disegnare con la luce. È l’obiettivo del workshop del fotografo bolognese Gabriele Fiolo e della ong CEFA che ha coinvolto 40 studenti e artisti ciechi o ipovedenti della Tanzania. 25 scatti sono stati scelti per una mostra e messi all’asta. Il ricavato sosterrà percorsi educativi e artistici

13 febbraio 2017

The dark sight of photography 8

BOLOGNA – Disegnare con la luce. È quello che il fotografo bolognese Gabriele Fiolo ha chiesto ai 40 studenti e artisti ciechi e ipovedenti di Dar es Salaam (Tanzania) - coinvolti nel progetto “The dark sight of photography”. Ideato da Fiolo, il progetto ha visto la partecipazione della ong CEFA che, da anni, lavora nel territorio di Dar es Salaam con associazioni e scuole rivolte a persone con disabilità e il finanziamento di ArtZ, fondazione impegnata a sostenere progetti artistici in contesti educativi. Obiettivo del workshop? “Mostrare qual è la visione del mondo delle persone che hanno una disabilità visiva – racconta Fiolo –. Comunemente, pensiamo che le persone disabili abbiano poco da dare agli altri o che sia difficile condividere esperienze ed emozioni con loro, questo progetto ha voluto destabilizzare questo pensiero, coinvolgendole direttamente in un workshop fotografico”. Il progetto è stato realizzato tra novembre e dicembre 2016 e ha visto la partecipazione di studenti ciechi della scuola professionale per persone disabili Yombo vocational training centre, artisti ciechi e ipovedenti di Dar es Salaam e ragazzi e ragazze albine (che, spesso, sono ipovedenti) che, grazie all’associazione “Under the same sun” ricevono un’istruzione nelle scuole e nelle università della capitale tanzaniana. 

Sono due le considerazioni che hanno guidato il progetto: l’arte parte dal presupposto che ognuno abbia in sé le proprie immagini da sviluppare, e quindi anche le persone non vedenti sognano per immagini, e l’origine greca della parola fotografia, formata da ‘fotos’ che significa ‘luce’ e ‘grafia’ che vuol dire ‘scrittura’. I setting e le location dei workshop sono state aule di scuola, container, spazi oscurati dove le persone cieche e ipovedenti potevano scegliere il proprio “pennello di luce” (torce, fibre ottiche, gelatine, spade giocattolo, ecc.) e disegnare le proprie immagini davanti alla macchina fotografica. “In ogni realtà abbiamo tenuto laboratori di due giorni – racconta Fiolo – Il primo giorno serviva per conoscere gli strumenti da usare, il secondo per scattare le foto. Loro mi dicevano cosa avrebbero disegnato, ma il risultato l’avrei visto direttamente nel display della macchina fotografica”. Ai workshop hanno partecipato anche 5 ragazze albine che frequentano l’università di Dar es Salaam dove studiano per diventare assistenti sociali e hanno realizzato alcune scene sui loro diritti come il diritto di avere testi scritti con caratteri più grandi, il diritto a proteggere il corpo dalla luce del sole, la tutela della mamma che ha partorito, il diritto al lavoro.

The dark sight of photography 2

Mariam ha voluto disegnare un cuore rosso. “Ho conosciuto molte persone che hanno avuto problemi di cuore – racconta – Alcune di loro sono morte, il mio sogno è diventare cardiologa”. Six ha imparato dalla sorella a fare i chungu, vasi di terracotta, “quando i miei genitori sono morti ho vissuto per strada e mi sono guadagnato da vivere facendo i chungu: per me questo oggetto rappresenta la mia storia, la mia tradizione e la mia famiglia”, ecco perché ha scelto di farsi ritrarre con un chungu. Victor ha voluto disegnare una palma e per farlo ha scelto attrezzi che producevano una luce verde. “La prima cosa che mi ha chiesto quando ho scattato la fotografia non è stata ‘è venuta bene?’ ma ‘ci sono i frutti?’ – racconta Fiolo – Io gli ho detto che non c’erano e lui mi ha spiegato che quando sei steso sotto una palma i frutti possono cadere e farti male, per questo non li ha disegnati”. C’è chi ha disegnato una sedia, “l’oggetto che usa di più durante il giorno”, chi una macchina, chi ha voluto rappresentare la propria voce con la luce, c’è chi ha disegnato una palla e chi una giraffa.

Per celebrare l’esperienza di “The dark sight of photography” lo scorso dicembre è stato organizzato un cocktail al buio nella residenza dell’ambasciatore italiano a Dar es Salaam. Durante l’evento sono state esposte 25 fotografie scelte tra quelle realizzate durante i workshop, vendute poi tramite un’asta. Il ricavato servirà per finanziare altri progetti artistici ed educativi. Nei prossimi mesi un evento simile si terrà a Zurigo, sede della Fondazione ArtZ. (lp) GUARDA LA FOTOGALLERY

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