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Risorse e servizi efficaci per una città a misura di anziano: la "ricetta" di Auser

Rendere le città e i quartieri a misura di anziano, ma anche combattere il lavoro nero e gli illeciti nelle residenze. Ecco le proposte dell’Associazione per l'invecchiamento attivo nel rapporto “Domiciliarità e residenzialità” presentato oggi a Roma. “Su residenzialità servono dai 100 ai 500 mila posti letto in più per adeguarci a media Ocse”

09 febbraio 2017

ROMA - Rendere le città amiche degli anziani, adeguare il patrimonio immobiliare, garantire risorse adeguate e stabili ai territori, rendere efficaci i servizi di assistenza, ma anche più impegno per l’emersione del lavoro nero nel lavoro di cura e una più efficace repressione dei comportamenti illeciti. Sono queste le proposte dell’Auser presentate oggi nel rapporto “Domiciliarità e residenzialità per l’invecchiamento attivo”. Secondo quanto riportato nello studio, sono 2,5 milioni gli anziani che ricorrono alla domiciliarità in Italia (nel 2013), mentre sono poco più di 278 mila sono quelli che trovano assistenza nelle strutture per la residenzialità. I dati del rapporto, però, parlano anche di una diminuzione del numero degli anziani presi in carico nei servizi, degli utenti ospiti di strutture residenziali e della spesa per servizi sociali per anziani di regioni e comuni. Per questo, nel suo studio, Auser avanza una serie di proposte. 

Si parte da quella di “rendere le città amiche degli anziani”, come chiede la guida dell’Organizzazione mondiale della sanità “Global Age-friendly Cities” secondo cui occorre domandarsi su “quali siano le caratteristiche che il contesto urbano deve assumere perché l’anziano autosufficiente possa conservare la libertà economica, l’autorità e il rispetto di chi lo circonda, l’autonomia, la dignità e le connessioni sociali necessarie per il suo benessere e la sua capacità di concorrere alla creazione di ricchezza e benessere individuale e collettivo”. In quest’ottica anche la richiesta di adeguare il patrimonio immobiliare, non solo rispetto alla propria abitazione, ma pensando anche al quartiere “in quanto - spiega Auser - è sui caratteri di queste relazioni che si fonderà in futuro la qualità della vita nella terza e quarta età”. 

Indispensabile, aggiunge Auser, “garantire agli enti erogatori dei servizi adeguate e stabili risorse nel tempo interrompendo l’altalena delle disponibilità degli ultimi anni. Non tener conto di questa esigenza produce un doppio danno: insicurezza per il malato e impoverimento per la famiglia”. Tra le richieste anche quella di estendere e rendere efficaci i servizi di assistenza domiciliare istituendo una banca nazionale delle migliori pratiche e introdurre un sistema di indicatori omogeneo a livello nazionale per valutare la progressione nel miglioramento della performance nella prestazione del servizio”. Serve anche un fondo unico per la non autosufficienza. Secondo Auser, infatti, “andrebbe verificata la possibilità di dotare il nostro paese di un fondo finalizzato a fornire sostegno a persone non autosufficienti per favorirne una dignitosa permanenza presso il proprio domicilio, evitando il rischio di istituzionalizzazione”. 

Serve un maggiore impegno anche sul fronte dell’emersione del nero nel lavoro di cura, favorendo la regolarizzazione, ma senza costi elevati per le famiglie, “prevedendo - spiega Auser - misure di detrazione dal reddito e nel contempo garantire un ritorno economico per le lavoratrici”. L’emersione, però, va accompagnata da un “serio lavoro di qualificazione professionale e il riconoscimento contrattuale a garanzia dei lavoratori, dell’anziani e delle famiglie”. Occorre, inoltre, rendere trasparente l’incontro tra domanda e offerta nel lavoro di cura, istituendo, come fatto in alcune città, un “registro degli assistenti familiari”.  

Dal punto di vista della residenzialità, spiega Auser, occorre ampliare l’offerta e allineare il dato dei posti letto alla media Ocse (da 30 a 60 posti per mille anziani), mentre in Italia il rapporto è di 22,5 su mille anziani (dato 2011). Servirebbero quindi da 111 mila a 500 mila posti letto in più, facendo attenzione a non ampliare il divario tra nord e sud Italia. Una residenzialità che deve essere anche più “tempestiva ed efficace, ma anche ad alta intensità relazionale” e che deve investire maggiormente sulla qualità. Infine, per quanto riguarda i comportamenti illeciti, Auser auspica che il ddl sulle misure per prevenire e contrastare il maltrattamento e l’abuso nei confronti dei minorenni e degli anziani nelle diverse strutture, diventi “rapidamente operativo”.

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