Disabilità, Federico volontario al Banco alimentare: "pacco aiuti" e tanto ascolto

INCHIESTA. E' uno dei dodici ragazzi del centro diurno “Cardinal Colombo” di Milano che ogni mese ritirano i viveri da distribuire a chi ne ha bisogno. "E' un reciproco farsi compagnia. E se all'inizio facevano fatica ad aprirci la porta, ora ci aspettano con impazienza”

23 febbraio 2017

ROMA - Grandi occhi azzurri, ricci castani e una tenerezza disarmante. Federico sa farsi amare da tutti, soprattutto dalle cinque famiglie a cui porta il “pacco degli aiuti”. La signora Rosa ne sa qualcosa, e a lui piace molto andare a trovarla: “Le chiedo come sta, cosa ha mangiato a mezzogiorno, cosa ha fatto oggi e lei è contenta – racconta –, così come sono felici le altre persone a cui faccio visita”. Federico, 23 anni, un ritardo cognitivo e in carrozzina, è uno dei dodici ragazzi del centro diurno “Cardinal Colombo” di Milano, gestito dalla cooperativa sociale Cura e riabilitazione, che ogni mese va al Banco alimentare a ritirare i viveri da distribuire poi a chi ne ha bisogno.

Federico
Volontariato e disabilità. Federico

Insieme a lui e agli altri giovani c’è anche Annamaria, una ragazza Down che una volta a settimana fa volontariato in una comunità per minori delle Piccole suore missionarie della carità di don Orione, perché questo è un altro progetto del centro per disabili milanese. La sua è una delle storie raccontate nell'inchiesta centrale dedicata ai volontari con disabilità, del numero di febbraio del magazine SuperAbile, la rivista cartacea dell’Inail sui temi della disabilità. In sei pagine fitte di storie ed esperienze la giornalista Michela Trigari, racconta, un aspetto meno noto del volontariato dove, con un’inversione di ruolo, tutt’altro che scontata, le persone disabili diventano soggetti anziché destinatari di aiuto e di attenzione. 

Federico e i volontari
Volontariato e disabilità. Federico 2

“L’idea è nata da Federico - spiega Jonathan Ziella, educatore  -. Un giorno eravamo a tavola e lui ci ha raccontato che quasi tutte le sere, dopo il tg, andava dalla signora del piano di sotto a farle compagnia perché era sola. Allora con i colleghi ci siamo chiesti se quello poteva essere un modo per impegnare le capacità dei ragazzi in qualcosa di utile e, allo stesso tempo, mostrare all’esterno le qualità che hanno”. La risposta naturalmente è stata positiva, e così l’opera di volontariato, iniziata nel 2011, è diventata una delle attività d’inserimento sociale al “Cardinal Colombo”, al pari dei laboratori di musica o teatro. “Ha funzionato perché è venuto meno il pregiudizio: i ragazzi con disabilità intellettiva o relazionale non si chiedono se le persone a cui recapitano i generi alimentari siano veramente povere, mentre le famiglie che li ricevono non pensano certo che glieli portino per pietà. Non è più il “pacco degli aiuti” – nota l’educatore –, ma un reciproco farsi compagnia in condizioni difficili. E se all’inizio facevano fatica ad aprirci la porta, ora ci aspettano con impazienza”.

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