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I registi non sono italiani, per "Il silenzio" salta la candidatura ai David

Il film prodotto e girato nel nostro paese (che affronta il tema dell'accesso alle cure per i migranti) non potrà partecipare al premio perché i registi sono iraniani. Il produttore Pompili scrive all’Accademia del cinema: “Apprezzato a Cannes come prodotto italiano. Continueremo a produrre qui badando più alle storie che ai passaporti”

22 febbraio 2017

Il silenzio - Film

ROMA – Un cortometraggio interamente girato e prodotto in Italia, che affronta il tema dell’accesso alle cure per i migranti nel nostro paese, ma che non potrà essere - candidato a uno dei premi più importanti, il David Di Donatello. Il motivo? I registi, seppur con regolare permesso di soggiorno, sono stranieri, iraniani. A sollevare il caso su “Il silenzio”, di Ali Asgari e Farnoosh Samadi, è lo stesso produttore del film, Giovanni Pompili, in una lettera indirizzata ai membri dell’Accademia del cinema italiano.

“Quando abbiamo girato Il Silenzio, l'abbiamo fatto certi di girare un cortometraggio italiano: italiana la società di produzione (Kino Produzioni), italiane le location (un'azienda ospedaliera del rione Esquilino di Roma), italiana tutta la troupe e parte del cast – scrive Pompili -Non erano, non sono, italiani i due registi,: entrambi iraniani, si sono conosciuti a Roma, dove hanno studiato e si sono diplomati. E a Roma, anche dopo essersi trasferiti a Parigi, hanno voluto girare un cortometraggio che ha rappresentato l'Italia a Cannes”.

Il produttore ricorda che recentemente il documentario è stato apprezzato a Cannes nell'Italian Pavilion: “in tutti i materiali promozionali dedicati alla rappresentanza italiana sulla Croisette, e - ne siamo certi - se fosse tornato a casa con un premio sarebbe stato accolto con un certo grado di patrio entusiasmo”. Eppure – spiega ancora – “al momento di iscriverlo ai David di Donatello (cosa che ci sembrava naturale, dopo aver partecipato in concorso al più importante festival del mondo) , abbiamo scoperto che no, Il Silenzio non è considerabile un film italiano, a dispetto della formula produttiva. I registi non sono italiani (benché provvisti di regolare permesso di soggiorno) e dunque il loro film non può essere candidato al più importante premio dell'industria cinematografica italiana. Ci era stato detto che la questione sarebbe stata affrontata nel primo consiglio utile, ma nessuna risposta ci è mai arrivata al riguardo”.

La Kino Produzioni sottolinea di non voler entrare nel merito se in passato questo regolamento abbia avuto un senso: “di certo ci sembra che nello scenario attuale non ne abbia più molto, se è vero che la Francia (Paese non certo accusabile di scarso senso della "nazionalità") candida e premia ai Cesar un film girato con capitali francesi ma da un regista olandese, Paul Verhoeven”.Ma, conclude Pompili: “continuerò ovviamente a produrre in Italia, badando alle storie più che ai passaporti di chi le racconta”. In occasione della lettera il film è stato messo a disposizione degli utenti, con un link pubblico dal quale si può scaricare. (ec)  

 

 

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