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Laboratori di comunità, piccole piantine di cittadinanza attiva

Gente di Lato

Si tratta di gruppi informali di cittadini, che hanno come primo obiettivo quello di generare legami positivi tra i partecipanti; possano poi formare una nuova cittadinanza attiva, disponibile a impegnarsi per creare “servizi” gratuiti, leggeri e sostenibili a disposizione di tutti. Una delle diverse strade per innovare il welfare

24 febbraio 2017 dal blog Gente di Lato il blog di Oliviero Motta

Oggi non c’era posto in nessuna delle sale e salette del centro civico. Ci sono giorni in cui non passa quasi nessuno, e ti assalgono i dubbi più scomodi sull’effettiva utilità di questo posto; poi, come d’incanto, spuntano pomeriggi così, nei quali non c’è un buco libero e tutto pare spumeggiare vitalità e socialità. Inutile dire che preferisco questi ultimi.
 
Beh, insomma, per farla breve dobbiamo chiedere al custode di aprirci la grande sala cinema-teatro proprio qui a fianco, decisamente sproporzionata per una riunione di una decina di persone. Ma tant’è.
Le poltrone rosse ci guardano sospettose, nella loro rigida e ordinata immobilità. Decidiamo perciò di metterci direttamente sul grande palco e disporci in cerchio. Il legno sotto di noi mitiga un po’ l’aria fredda di un ambiente che avrebbe dovuto rimanere chiuso e disabitato ancora per un po’. Ma stare in cerchio, seduti a gambe incrociate, crea subito un clima intimo e molto collaborativo.
 
L’incontro riunisce gli educatori professionali che conducono i laboratori di comunità che stiamo promuovendo sul territorio. Che cos’è un laboratorio di comunità? E’ un gruppo informale di cittadini che si incontrano periodicamente. Non sono però gruppi di formazione, psicoterapia o auto mutuo aiuto, perché il loro baricentro è verso il fuori, verso la costruzione di progetti e iniziative per la propria città. D’altronde si differenziano dai gruppi di mera progettazione perché hanno cura di tenere aperte finestre riflessive, affinché le persone possano vedere ciò che stanno facendo e costruirne insieme le ragioni, il senso. I laboratori nascono da alcune attività più semplici che fanno da attivatori: corsi su tematiche educative organizzate per i genitori a scuola, ad esempio, oppure focus group con persone che hanno una buona conoscenza della comunità in cui abitano. Da lì, creando un clima di fiducia e relazioni autentiche tra le persone, si può passare alla costruzione di un laboratorio di comunità vero e proprio.
 
L’ipotesi è che questi gruppi, che hanno come primo obiettivo quello di generare legami positivi tra i partecipanti, possano poi formare – messi insieme – una nuova cittadinanza attiva, disponibile a impegnarsi per creare “servizi” gratuiti, auto-organizzati, leggeri e sostenibili a disposizione di tutti. Una delle diverse strade per innovare il welfare.
 
Qui in cerchio si ragiona insieme sul compito dei conduttori, tutt’altro che semplice.
Innanzitutto essi sono chiamati a organizzare la fase di “aggancio” dei cittadini, nelle scuole o in altri ambiti di vita sociale. In seguito li attende la conduzione dei laboratori stessi: al contrario di quel che accade spesso nei servizi alla persona più tradizionali, devono assumere una posizione poco disimmetrica rispetto ai partecipanti al laboratorio, proprio per non ingenerare dipendenza o delega al professionista di turno. Infine la manutenzione e lo sviluppo dei laboratori fino a maturità: accompagnando i cittadini, appunto, alla crescita di nuove forme di vita sociale, favorendo l’emersione di nuovi protagonismi e presidiando lo spazio costruito come spazio pubblico e bene comune.
 
E’ proprio quello che sta accadendo in questi mesi di lavoro, nei quali i laboratori hanno generato piccole attività nate dai bisogni, dalle passioni e dalle disponibilità di singoli cittadini che hanno trovato alleati altrettanto interessati a darsi da fare; sono nati così due spazi gioco genitori-figli, un co-working, una Banca del tempo, un’aula studio per universitari, due corsi di italiano per stranieri e un corso di inglese per donne.
 
Piccoli risultati, è ovvio. Ma già persistenti nel tempo. Piantine, già più che semi, di una cittadinanza attiva che potrà forse - un giorno - mettere qualche pezza in più sulle ampie smagliature delle nostre reti sociali.

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