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Disabilità, i ragazzi non dovranno più lasciare la casa famiglia dopo i 18 anni

La novità, che interessa almeno 70 ragazzi gravemente disabili nelle strutture della regione Lazio, è contenuta nella delibera regionale n. 54 del 14 febbraio. Il principio della “continuità assistenziale, terapeutica e affettiva” s'impone sulla burocrazia. Berliri: “Mentre si discute del diritto a morire, facciamoci carico di questi bambini che vogliono vivere”

28 febbraio 2017

ROMA – Una grande e buona notizia arriva per i ragazzi con disabilità che, nel Lazio, vivono in una casa famiglia: compiuti 18 anni, non saranno più costretti (com'è accaduto finora) a lasciare la struttura di accoglienza che li ospita. La novità è contenuta nella delibera della Regione Lazio n. 54 del 14 febbraio scorso, che integra e modifica da Dgr n.1305 del 2004, la quale stabiliva le modalità di ammissione e dimissione nei servizi residenziali per minori. Dopo un lungo lavoro portato avanti insieme da tecnici della Regione Lazio e operatori sociali, si è giunti a una conclusione destinata a cambiare (in meglio) la vita e la sorte di tanti ragazzi con disabilità: nel dettaglio, si stabilisce che “nel caso di ragazzi con disabilità ad alta complessità assistenziale, divenuti maggiorenni, nelle more di una loro accoglienza presso adeguata struttura assistenziale a carattere familiare, è consentita la permanenza in struttura in ragione della continuità assistenziale e delle speciali esigenze di cura e continuità affettiva, secondo quanto previsto nel piano personalizzato”. In altre parole, se le strutture d'accoglienza per minori sono, per definizione, destinate ad ospitare i ragazzi fino al compimento della maggiore età, viene ora prevista una “eccezione” in presenza di una grave disabilità: qualora infatti la struttura di accoglienza si riveli idonea alle esigenze del ragazzo, potrà continuare ad ospitarlo anche una volta che sarà divenuto maggiorenne, in virtù del principio della “continuità assistenziale”, ma anche “affettiva”.

Plaudono gli operatori del settore, come Marco Bellavitis, responsabile de l'Accoglienza onlus e consigliere di Casa al plurale, l'associazione che rappresenta 54 case famiglia per minori e persone con disabilità nel Lazio. “ Questa modifica colloca la Regione Lazio all’avanguardia nel panorama nazionale per la tutela dei diritti dei bambini con disabilità – afferma Bellavitis - perché si fa carico della necessità della continuità degli affetti come presupposto terapeutico prioritario nel percorso di benessere di ogni persona”.

Il provvedimento interessa una platea piuttosto ampia ed estremamente delicata: nel Lazio ci sono infatti oltre 240 bambini e adolescenti con disabilità che vivono fuori dalle proprie famiglie d’origine. Almeno 70 di loro hanno una disabilità grave, che comporta un'elevata complessità assistenziale. Finora, al compimento del 18° anno, tutti loro rischiavano di dover lasciare la struttura che li aveva accolti fino a quel momento. Ora la legge non imporrà più questo sradicamento, favorendo un progetto di vita a lungo termine, in cui il diritto alla continuità assistenziale, terapeutica e affettiva prevalga sulle ragioni della burocrazia.

E così commenta Luigi Vittorio Berliri, presidente di Casa al plurale: “Mentre si sta scatenando un enorme dibattito sulla scelta di una persona con disabilità di interrompere la sua vita – osserva, riferendosi al caso del dj Fabo - ci sono tanti bambini che quella vita la desiderano e di cui dobbiamo prenderci cura! Senza nulla togliere a chi la pensa diversamente, io sono convinto che rispettare la vita significhi anche farsi carico di questi piccoli. Che crescono e diventano grandi, maggiorenni, senza che i loro bisogni e le loro fragilità vengano meno”. (cl)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Casa al plurale, Maggiorenne, Casa famiglia, Minori fuori famiglia

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