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Migranti, la denuncia delle associazioni: "Rastrellamenti a Como"

Attivisti e politici parlano di violazione dei diritti umani nella città di frontiera. Anche don Giusto, il parroco di Rebbio, famoso per aver aperto le porte ai transitanti considera le operazioni inutili: “poi tornano qui col foglio di via in tasca, meglio dargli un permesso umanitario”

28 febbraio 2017

ROMA – Fermati in strada, fatti salire sui pullman, portati in un hotspot per l’identificazione per essere poi rimpatriati o rilasciati, ma con un foglio di via in tasca. Il giro di vite del ministero dell’Interno sui controlli alle frontiere da giorni sta interessando anche Como, meta dei transitanti che vogliono varcare il confine con la Svizzera e raggiungere altri paesi del nord Europa. Qui le associazioni che lavorano al fianco dei migranti denunciano da giorni vere e proprie violazioni dei diritti umani con “rastrellamenti in strada” e “deportazioni” verso Taranto.

L’ultimo caso risale al 20 febbraio quando circa venti persone sono state portate nella città pugliese dopo un controllo. Come denunciato in consiglio comunale da Celese Grossi (Paco-Sel): “la perlustrazione è iniziata con gli ospiti di Porta aperta, sarebbe continuata in strada a San Rocco e in via Milano. Chi tra i fermati dalla polizia non ha potuto esibire documenti ritenuti adeguati sarebbe stato prima condotto in Questura e poi fatto salire su un autobus – uno di quelli che con gravissimo spreco di denaro pubblico – vengono affittati per trasferire a Taranto e in altri Hot spot i migranti. Questa pratica inumana – aggiunge - già adottata in altre città italiane di frontiera, non smette per questo di essere ingiusta e inefficace”.

Anche secondo don Giusto Della Valle, il parroco che accoglie da mesi i migranti nella sua parrocchia di Rebbio la pratica oltre che lesiva dei diritti è “inutile”. “L’unico effetto che produce è quello di decongestionare le città frontiera ed evitare che ci siano numeri troppo alti di migranti – spiega – . E’ una disposizione di ordine pubblico, ma in molti casi le persone tornano anche due giorni dopo. E’ un gioco dell’oca continuo”. Nella sua parrocchia stanotte hanno dormito 65 persone, altre 15 sono state ospitate in una chiesa vicina. Anche alcuni dei suoi ospiti sono finiti a Taranto per poi tornare a Como: “non so che alternative ci siano, ma credo che l’unica cosa sensata sia dare a queste persone un permesso umanitario. Solo così si evitano questi rastrellamenti inutili e si dà davvero una possibilità di vita a queste persone. I migranti portati a Taranto e poi tornati qui ci dicono di essere stati rilasciati con un foglio di via dove gli si intima di lasciare il paese dopo 7 giorni – aggiunge -. Resteranno da irregolari sul territorio, ovviamente, e senza documenti sono facile merce per la delinquenza”.

Il parroco spiega anche che il flusso alla frontiera in questi mesi non si è mai fermato.“Le persone arrivano continuamente, nell’ultimo periodo sono cambiate le nazionalità, non vediamo più eritrei, ma gli arrivi sono costanti – afferma -. Noi gli offriamo un posto dove dormire, un pasto se non hanno mangiato e la colazione la mattina dopo”. Oltre ai transiti si allunga anche la lista nera di chi perde la vita cercando di passare il confine. Ed è proprio di oggi la notizia di una nuova morte alla frontiera:un uomo di origine africane è morto folgorato, mentre tentava di andare in Svizzera arrampicato sul tetto di un treno. (ec)  

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