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"StoryBorderline", un album in chiave rap racconta la precarietà esistenziale

Dodici brani collegati da una linea in equilibrio tra disagio e riscatto. È il nuovo lavoro del rapper palermitano Picciotto realizzato con un crowdfunding su MusicRaiser che diventerà libro e webserie. “Lavoro con i ragazzini nei quartieri di periferia, un impegno che mi influenza tantissimo”. In tour con The Gold Diggers, il 4 marzo arriva al Tpo di Bologna

03 marzo 2017

Picciotto
StoryBorderline-Picciotto

BOLOGNA - Una sottile linea tra degrado e riscatto. È quella che lega tra loro i personaggi raccontati nei 12 brani di “StoryBorderline” (Irma Records/Mandibola), il - nuovo album di Picciotto, rapper palermitano, da 12 anni frontman di Gente Strana Posse e operatore sociale. Christian Paterniti aka Picciotto, lavora dal 2006 con i ragazzini di periferia e in progetti che combattono la dispersione scolastica nei quartieri Zen e Zen2 o in zone centrali di Palermo, come Borgovecchio, quello con il più alto tasso di abbandono precoce della scuola. “Un impegno che mi influenza tantissimo”, racconta. Dentro i suoi brani, nelle rime, ci sono i contesti in cui lavora, i genitori, i quartieri abbandonati. “Scrivo e racconto di quello, ma anche di quanto c’è di buono, della fame di riscatto che c’è”, dice. Realizzato grazie a un crowdfunding su MusicRaiser (ha raggiunto il 118% dell’obiettivo), questo concept album diventerà anche un libro e webserie. Dentro ci sono storie di confine, personaggi borderline, che attraversano il confine tra disagio e rivalsa. Persone che vivono una condizione di emarginazione che è sempre meno lontana e sempre più collettiva. “La marginalità e l’esclusione sociale non sono più il bianco e nero del ricco e del povero – dice Paterniti – Oggi c’è un’ampia confusione tra classi sociali, termine che considero antistorico. Nel disco, infatti, ho scelto di raccontare quella linea tra degrado e riscatto da diversi punti di vista, da quello dell’imprenditore, ma anche da quello del ragazzino di strada, della escort o del poliziotto”. In tour fino a maggio insieme a The Gold Diggers, Picciotto arriva il 4 marzo al Tpo di Bologna (via Casarini, 17/5).

Dodici brani. Nove personaggi intrecciati tra loro. Due storie internazionali. Ecco cosa c’è dentro il nuovo album di Picciotto. “Io ho immaginato una storia unica, con al centro una multinazionale farmaceutica, luogo di incontro tra nove personaggi – spiega – ma in tre minuti e mezzo di brano non si riesce a raccontare la storia intera così il disco esce con uno storybook in allegato”. Alcune storie sono verosimili, “pensiamo al padre di famiglia vittima di usura, un tema di cui non si parla ma che coinvolge 4 milioni di persone”, altre sono “terribilmente reali e riprendono episodi accaduti, ma che spesso i media non raccontano”. Un esempio è la storia di Mara, moglie di Franco e Silvia (altri due personaggi cantati da Picciotto), ricercatrice che si ammala per aver respirato le esalazioni chimiche nei laboratori dell’università. “Qualche anno fa a Catania alcuni ricercatori sono morti per aver respirato sostanze chimiche a causa di cappe aspiranti malfunzionanti all’università di Chimica”, dice il rapper. A margine di queste storie intrecciate tra loro e introdotte da “Amarcord 2.0” che, come spiega il rapper, “rappresenta il mio individuale racconto di una storia collettiva dal 2001 a oggi”, ci sono due storytelling di respiro internazionale ma con diversi parallelismi con le altre: la storia di Jorge Carrascosa, capitano della nazionale argentina che rifiuta la convocazione al mondiale di Argentina 1978 in segno di protesta contro il governo militare di Videla, e la storia di Wesley Cook ovvero Mumia Abu-Jamal, giornalista e attivista delle Black Panthers, ferito in una sparatoria in cui morì un poliziotto e condannato alla pena di morte (Mumia è in carcere da 35 anni).

Picciotto usa il rap anche con i ragazzini dei quartieri di periferia per aiutarli a studiare. “L’obiettivo è far vedere la scuola come qualcosa di positivo e non come un luogo ostile – spiega – Usare il rap, le rime, serve per far scattare la curiosità, a farli ragionare. La didattica normale non è efficace da questo punto di vista”. Oltre a fare laboratori di scrittura creativa con i ragazzini che hanno abbandonato la scuola, Christian Paterniti lavora con i ragazzi in drop out, quelli che hanno avuto esperienze di carcere. “Li aiuto a prendere la licenza media – dice – Le tesine le stiamo facendo con il rap e funziona perché sono ragazzi di 15 anni che hanno difficoltà a leggere e scrivere, sono troppo grandi per acquisire un metodo di studio, per loro è più facile mettere le cose in rima, riesco ad apprendere meglio. E poi oggi in Italia c’è l’orecchio allenato per il rap”.

Lo spettacolo con cui Picciotto sta portando in giro per l’Italia questo nuovo lavoro è audio-visivo. Nel booklet del disco ci sono le fotografie del fotografo palermitano Francesco Faraci. “Lavoro con i ragazzini e sono padre di due bimbe e so quanto l’ingenuità pura dei bambini sia contaminata da quello che può accadere nella vita – dice il rapper – Per questo abbiamo scelto per ogni personaggio la foto di un bambino che gioca a fare il grande, ad esempio per il poliziotto c’è un bambino con una pistola giocattolo. L’idea era di passare dal disagio al riscatto attraverso il volto di un bambino. E Francesco lo ha raccontato in maniera egregia: se io ho raccontato l’anima dei personaggi, lui l’ha fotografata”. (lp)

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