:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Philip Schultz, dalla "classe dei cretini" al premio Pulitzer

Il poeta a Napoli per parlare della sua dislessia, ospite del convegno nazionale “T’insegno o T’imparo? Cervello, mente, didattica e scuola” promosso da Sos Dislessia. “Ho impiegato gran parte della mia vita a capire che non era la stupidità l’origine dei miei problemi di elaborazione del linguaggio”

03 marzo 2017

NAPOLI – Da piccolo fu messo nella “classe dei cretini” e poi, a causa delle sue reazioni violente, espulso dalla scuola elementare, ma la sua è una storia di riscatto e di determinazione, che da adulto lo porterà a fondare a New York una nota scuola di scrittura.  Oggi Philip Schultz è un premio Pulitzer per la poesia (conquistato nel 2008 con la raccolta “Failure”) ed è a Napoli per parlare della sua dislessia, ospite del convegno nazionale “T’insegno o T’imparo? Cervello, mente, didattica e scuola” promosso da Sos Dislessia venerdì 3 e sabato 4 marzo, con la direzione scientifica del professor Giacomo Stella e realizzato in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli e l’Università di Modena e Reggio Emilia.

Philp Schultz
Philp Schultz

“L’atto di tradurre quelli che per me sono simboli misteriosi della comunicazione in comprensione reale mi è sempre stato difficile - racconta - spesso devo leggere una frase due o tre volte prima di capirla veramente. E per questo detesto il modo bizzarro, testardo e un po’ incontrollato in cui si comporta la mia mente”.
“Ho impiegato gran parte della mia vita a capire che non era la stupidità l’origine dei miei problemi di elaborazione del linguaggio”, spiega Schultz, che al tema ha dedicato il libro “La mia dislessia” (Saggine Donzelli 2015). Il poeta e scrittore statunitense sarà protagonista sabato 6 di una “lectio magistralis” che svolgerà come una “conversazione sul palco” con “altre persone – spiega - che mi porranno delle domande per discutere delle mie esperienze, immagino, come poeta con la dislessia”.

- Molti geni sono stati in qualche modo dei “diversi” ma lui pensa che “tutto il talento deve essere sviluppato allo stesso modo, con l’incoraggiamento e lo stimolo e l’esempio di altre persone attive nello stesso campo. In vari modi bisognerebbe enfatizzare le modalità in cui si è simili, e non diversi da altri artisti”. E se gli si chiede se in qualche modo la dislessia abbia contribuito a sviluppare la sua creatività, risponde: “La parte destra del nostro cervello, da dove viene la creatività, è più forte della sinistra, dove si sviluppa la decodifica della lingua scritta. Io ho evitato tutte le cose che non riuscivo a fare, concentrandomi interamente su quelle che potevo. Il fatto di dover compensare tali mancanze ha rafforzato il mio rapporto con una parte del mio cervello, e certamente influenzato il mio modo di vedere il mondo. Non è che il mio cervello sia più creativo di quello degli altri, ma dover aggirare quello che non potevo fare certamente ha rafforzato le capacità di fare il resto”.
In una sua poesia ha scritto Ha scritto: “Se devo credere in qualcosa /Credo nella disperazione”. E ha mostrato l’altro volto del sogno americano, parlando di migranti, barboni, persone ai margini. Oggi dice: “Credo che sia compito di un poeta quello di abbracciare ciò che è più difficile e spaventoso in lui. I temi sociali e politici contano ora più che mai”.  (ip)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Dislessia

Ti potrebbe interessare anche…

Stampa Stampa