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La casa è un pericolo per chi ci lavora: il 90% degli infortuni colpisce le donne

In occasione dell’8 marzo l’Anmil primuove un convegno e un concorso di poesia sulla condizione di colf e badanti. Un numero in crescita nonostante la crisi: la maggior parte sono donne e straniere, solo il 60 per cento in regola. Bettoni (Anmil): “Puntare sulla prevenzione”. Rampi (Inail): “Allargare platea delle tutele”

03 marzo 2017

ROMA – La casa rappresenta uno degli ambienti più pericolosi per le persone che ci vivono o lavorano. Gli ultimi dati pubblicati dall’Istat parlano di quasi tre milioni di incidenti ogni anno che coinvolgerebbero circa il 5 per cento della popolazione. Si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di incidenti di lieve o media gravità che coinvolgono soprattutto bambini ed anziani; ma sono molti anche i casi in cui l’incidente può avere conseguenze gravi come una inabilità permanente o addirittura la morte. Per quanto riguarda i lavoratori domestici, in particolare, dalle statistiche ufficiali pubblicate dall’Inail risulta che nel 2015 (ultimo anno disponibile) sono stati registrati 4.820 infortuni sul lavoro di cui 12 con esiti mortali. L’andamento nell’ultimo quinquennio si è mantenuto sostanzialmente costante con il numero degli infortuni che ha oscillato intorno ai 5.000 casi l’anno e le morti sul lavoro intorno alla decina di casi l’anno (con un minimo di 6 decessi nel 2013 e un massimo di 16 nel 2014). Ma, spiega l’Istituto, il fenomeno riguarda in particolare le donne: la quota delle infortunate sul totale, in linea con quella delle occupate del settore, si attesta stabilmente sul 90 per cento dei casi. Ed è proprio alle lavoratrici domestiche, e in particolare alle colf e alle badanti, che l’Anmil ha deciso di dedicare un approfondimento in occasione della Giornata della donna, che si celebrerà il prossimo 8 marzo.

- L’associazione ha promosso per l’occasione anche un concorso si poesia dal titolo “Lavoro insicuro: riflessi negli sguardi delle donne”, patrocinato dal ministero del Lavoro. “Abbiamo deciso di occuparci anche quest’anno degli infortuni che colpiscono le donne perché sono lavoratrici in casa ma al tempo stesso anche mogli e madri – spiega il presidente di Anmil Franco Bettoni – e spesso quando sono vittime di un infortunio per loro le difficoltà si amplificano. E’ quindi necessario richiamare l’attenzione sul tema per prevenire il fenomeno. Quest’anno – aggiunge - abbiamo pensato a un concorso di poesia in cui verrà raccontato l’infortuno in casa dove succedono più incidenti sul lavoro, per evidenziare le pesanti implicazioni che un infortunio o una malattia professionale posso comportante nella vita quotidiana, familiare e sociale di una donna”.

Secondo i dati Inail nel 2015 gli infortuni femminili tra i lavoratori domestici sono stati 4.314 pari, cioè, all’89,5 per cento del totale. La proporzione risulta invece più contenuta per i casi mortali in cui, data anche la scarsa consistenza numerica, la percentuale femminile è oscillata, nel corso dell’ultimo quinquennio, tra il 50 e l’80 per cento con un valore medio vicino al 70 per cento. A farne le spese sono soprattutto le lavoratrici domestiche straniere, che fanno registrare 3.195 infortuni, pari al 74,1 per cento del totale. Anche riguardo i 9 casi di infortuni mortali ben 7 erano di non italiane. A guidare questa brutta classifica sono le donne rumene (798 infortuni), seguite dalle ucraine (414), dalle moldave (331), peruviane (226) e, infine dalle filippina (192). La componente straniera sul totale degli assistenti domestici è infatti molto alta: secondo i più recenti dati diffusi dall’“Osservatorio Inps sui lavoratori domestici” nel 2015 sono stati registrati 886.125 lavoratori regolari, con contributi versati all’Istituto. Un numero è cresciuto enormemente, arrivando quasi a raddoppiare nell’arco di un decennio (erano circa 470.000 nel 2005). Le stime, però, arrivano a contare fino a 1 milione e mezzo di persone impiegate nel settore, considerando anche quelli non in possesso di un contratto. Soltanto il 60 per cento circa delle collaboratrici domestiche risulterebbe in regola, mentre il restante 40 per cento o lavora e risiede irregolarmente in Italia (straniere senza permesso di soggiorno valido) oppure, pur risiedendo in maniera regolare nel nostro Paese, lavora senza contratto. Oltre le straniere sono in crescita anche le italiane impiegate nel settore: hanno mediamente 46 anni, lavorano per 20 ore la settimana e dichiarano 36 settimane lavorative all’anno.

Ma il nodo critico resta la tutela di chi lavora in casa. “Stiamo lavorando molto per l’allargamento della platea delle tutele dell’Inail a tutti i soggetti sociali che in qualche maniera svolgono un’attività assimilabile al tradizionale rapporto di lavoro: poco importano le modalità l’importante è l’esposizione al rischio – spiega Francesco Rampi, presidente del Civ Inail - . Tendiamo a promuovere azioni tese all’allargamento del concetto di assicurazione, così facendo riusciamo realmente a realizzare una presa in carico totale del lavoratore. Bisogna però migliorare anche la cultura della prevenzione e lavorare sulla riparazione del danno, la riabilitazione, la protesica e il reinserimento al lavoro. Solo così possiamo realizzare davvero l’equità sociale”. Secondo Rampi è importante parlare delle colf e badanti in occasione dell’8 marzo: “vengono considerate lavoratrici di serie B ma a loro affidiamo i nostri cari. C’è una discrasia tra funzione sociale di questo lavoro e il suo riconoscimento sociale”.

Per Assindatcolf, l’associazione nazionale dei datori di lavoro domestico l’unica reale tutela per i lavoratori e per le famiglie è la stipula di un regolare contratto che assicuri ad entrambe le parti l’accesso alle garanzie offerte dall’Inail in caso di infortunio sul lavoro. “Per noi - sottolinea il vicepresidente Andrea Zini - è fondamentale che i datori di lavoro assicurino l’incolumità dei propri collaboratori familiari, invitandoli sempre a seguire tutte le dovute cautele mentre svolgono le mansioni domestiche. Solo attraverso l’ordinaria diligenza sarà, infatti, possibile prevenire quegli incidenti che, in alcuni casi, possono purtroppo rivelarsi anche fatali”. “In base al contratto collettivo nazionale di lavoro sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico - prosegue Assindatcolf - ogni lavoratore ha diritto ad un ambiente di lavoro sicuro e salubre, sulla base di quanto previsto dalla normativa vigente, relativamente agli ambienti domestici”. (ec)

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