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Due braccianti africani morti nell'incendio del Gran ghetto

Due uomini maliani sono morti nel rogo scoppiato nella baraccopoli di Rignano Garganico, il settimo dal 2012. Da due giorni erano in atto le operazioni di sgombero in seguito alle indagini per infiltrazioni della criminalità. In 100 si erano rifiutati di andarsene. Un reportage/denuncia dell'estate del 2015 segnalava già le condizioni di vita nel ghetto

03 marzo 2017

RIGNANO GARGANICO (Foggia) – Si chiamavano Mamadou Konate e Nouhou Doumbia, avevano 33 e 36 anni ed erano originari del Mali. Sono i due uomini morti nel rogo scoppiato questa notte nel Gran ghetto di Rignano Garganico, la più grande baraccopoli di raccoglitori di pomodori della Puglia che, nei mesi estivi, arriva ad accogliere oltre 2 mila migranti, provenienti soprattutto dall’Africa Occidentale. Anche Mamadou e Nouhou lavoravano come braccianti e, insieme a un centinaio di lavoratori, avevano rifiutato di lasciare il ghetto – dove dal primo marzo erano in atto le operazioni di sgombero disposto dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari in seguito alle indagini avviato a marzo del 2016 per presunte infiltrazioni della criminalità – per paura di perdere il lavoro nei campi legato al ghetto. Quello della notte scorsa è il settimo incendio dal 2012 ed è quello che ha avuto le conseguenze più gravi. Ancora non sono state accertate le cause, ma in pochi minuti le fiamme hanno avvolto le capanne, realizzate in legno, plastica e cartone su una superficie di cica 5 mila metri quadrati distruggendo tutto. 

Baracche di legno e plastica, autocostruite che aumentano di anno in anno, tra vicoli e strade fangose. Centinaia di migranti che vivono in condizioni igieniche disperate, con ritmi di lavoro durissimi, senza elettricità, con tre punti per la raccolta di acqua per lavarsi e alcune cisterne riempite ogni giorno, con 20 bagni chimici in tutto. Ecco come vivevano Mamadou, Nouhou e gli altri braccianti nella baraccopoli di Rignano Garganico, lo raccontava Redattore Sociale in un reportage realizzato nell’estate del 2015. “Gli abitanti del Gran Ghetto, che sorge su una sorta di ‘terra di nessuno’ tra i tre comuni di Foggia, San Severo e Rignano Garganico, rappresentano poco meno del dieci per cento dei lavoratori della Capitanata, una delle più importanti zone di produzione di pomodori del sud Italia, destinati soprattutto all’industria conserviera”. Il Gran Ghetto è stato raccontato anche da “Pomodoro nero”, il coto di Raffaele Petralla, Rossella Anitori e Antonio Laforgia che è stato selezionato per il premio “L’anello debole” nel 2014. (lp) 

© Copyright Redattore Sociale

Tag: migranti, Lavoratori stagionali

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