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Migranti morti nel Gran ghetto. "Non serve sgomberare, colpire i caporali”

Rogo nella baraccopoli di Rignano Garganico. Applicare le leggi, proteggere le persone, creare condizioni di lavoro dignitose: ecco come bisognerebbe intervenire secondo Erminia Rizzi di Asgi. “Servono più piani di intervento, ma con il coinvolgimento delle imprese, altrimenti non si andrà da nessuna parte”

03 marzo 2017

- RIGNANO GARGANICO (Foggia) – “Ben venga la legge sul caporalato, ma le leggi c’erano già, il problema è farle rispettare e creare le condizioni perché vengano rispettate”. A parlare è Erminia Rizzi di Asgi che commenta quanto avvenuto nella baraccopoli di Rignano Garganico nel foggiano, dove 2 persone sono morte nell’incendio scoppiato questa notte. Dal primo marzo nel Gran Ghetto, com’era conosciuta la baraccopoli, erano in atto le operazioni di sgombero disposto dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari in seguito alle indagini avviate a marzo del 2016 per presunte infiltrazioni della criminalità. Ai 350 braccianti che attualmente ci vivevano (superano i 2 mila in estate) è stato chiesto di lasciare il ghetto, la maggior parte è stata trasferita dalla Protezione civile ma un centinaio di loro ha rifiutato di andarsene, tra di loro c’erano anche Mamadou Konate e Nouhou Doumbia, i due ragazzi morti. “Avevano anche protestato davanti alla Prefettura, non volevano andarsene per paura di perdere il lavoro – aggiunge Rizzi – Alcuni vivono lì da anni, quella è la loro dimensione, se non gli si propone un’alternativa valida, la rifiutano. Non si può affrontare una situazione come quella con la repressione dei lavoratori sfruttati, serve un intervento complessivo, su più piani”. 

Intervento sui caporali, proteggere le persone, creare condizioni dignitose di lavoro. Sono gli interventi necessari secondo Rizzi: “Non serve sgomberare, bisogna intervenire sui caporali e poi Rignano non è l’unico ghetto, è solo quello più conosciuto, ce ne sono altri. E chi viene sgomberato ricostruirà le baracche da un’altra parte”. Per cambiare le cose però serve il coinvolgimento delle imprese. “Qualche anno fa la Regione Puglia ha dato vita al progetto ‘Capo Free Ghetto Off’ con il coinvolgimento del territorio e delle associazioni – racconta – Un percorso in cui è mancata la collaborazione delle aziende, che è fondamentale, senza non si cambia niente”. Rispetto alle politiche di accoglienza, in particolare quella in emergenza dei Cas (Centri di accoglienza straordinari), Rizzi sottolinea che, “si tratta di un’accoglienza che non prevede il sostegno ai percorsi di autonomia delle persone che quindi rimarranno sul territorio e andranno ad alimentare altri ghetti”. (lp)

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