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Dietro l’angolo il taglio ai fondi sociali. Fish: “Scelta umiliante”

Per esigenze di bilancio le regioni rinunceranno ad una parte dei fondi nazionali stanziati per il Fondo Politiche sociali (che perderà oltre 200 milioni) e per la Non autosufficienza (50 in meno). Falabella: “Un pessimo segnale per le politiche sociali”

05 marzo 2017

ROMA – Fondo nazionale per le Politiche sociali ridotto da 313 a 99 milioni. Fondo non autosufficienza da 500 a 450 milioni. Alle regioni servono soldi per fare la propria parte nella riduzione del bilancio pubblico e fra quelli individuati per essere tagliati ci sono anche i due fondi sociali, che garantiscono la possibilità per le regioni di attuare misure di carattere sociale come assistenza domiciliare e asili nido.
 
- Il taglio è dovuto all’esigenza che hanno regioni di tagliare alcuni capitoli di spesa in modo da raggiungere gli obiettivi di finanza pubblica, che prevedono un ridimensionamento delle spese non solo a livello di bilancio statale, ma anche di quelli regionali. Di fatto, le regioni devono individuare a quali quote del loro bilancio rinunciare. Lo scorso 23 febbraio in Conferenza Stato-Regioni è stato siglato un accordo e ora le regioni sono chiamate a tagliarsi per contribuire all’equilibrio di bilancio. Ci sarà un taglio al Fondo sanitario nazionale, e con esso anche quello ai due capitoli di spesa relativi ai Fondi sociali. 
 
Il Fondo per le Politiche sociali, fissato a 313 milioni di euro, sarà ridotto fino ad arrivare a 99 milioni di euro. Un taglio di fatto di 211 milioni. Il Fondo per la non autosufficienza vedrà sparire l’ultimo aumento che era stato assicurato, quello che avrebbe portato il Fondo dagli attuali 450 ai 500 milioni di euro. Il calo è stato di fatto confermato dal sottosegretario al Lavoro e Politiche sociali, Luigi Bobba, che rispondendo in Commissione Affari sociali ad una interrogazione sul tema della deputata Pd Lenzi ha di fatto confermato che l’ipotesi è in campo, sottolineando che è in corso una trattativa fra le regioni e il Ministero dell’Economia. Bobba spiega che il Ministero del Lavoro non ha partecipato al confronto, che viene svolto direttamente dalle regioni con il ministero di via XX settembre.
 
La vicenda viene stigmatizzata dal mondo associativo. “È un pessimo segnale per il futuro delle politiche sociali in Italia”, dice il presidente della Fish, Vincenzo Falabella. “E’ un colpo assestato dopo aver fatto balenare l’ipotesi di progettare e costruire livelli essenziali di assistenza in ambito sociale validi in tutto il Paese, di definire un Piano per la non autosufficienza, di aprire una stagione in cui l’attenzione all’inclusione sociale fosse significativa e unificante”. “Nella risposta scritta il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sembra prendere le distanze da una decisione che indica come assunta da Regioni e Ministero dell’Economia – prosegue Vincenzo Falabella – ma per noi è rilevante l’esito e gli effetti di questa decisione che ha visto protagonisti gli assessori al bilancio ed i presidenti delle Regioni e il MEF. Peraltro lo specifico Tavolo per le non autosufficienze, di cui fanno parte oltre a FISH altre organizzazioni e sindacati, non ha ricevuto alcuna comunicazione di questa grave novità appresa da altri canali. Questo incide negativamente sulla qualità delle interlocuzioni in essere”.
 
La riduzione dei fondi sociali non sarà senza conseguenze. “Gli effetti di questa intesa, oltre ai danni materiali che si faranno sentire soprattutto nelle regioni del Sud, passano sopra molte teste, oltre a quelle delle persone con disabilità e delle loro famiglie: è lo stesso Parlamento ad essere ignorato. Quei Fondi sono stati incrementati o garantiti dopo ampie discussioni in Camera e Senato. È ai Parlamentari che facciamo appello per avere adeguato sostegno. E lascia stupefatti l’atteggiamento delle Regioni che compensano le loro mancate revisioni della spesa accettando di rinunciare a parti consistenti dei trasferimenti sul sociale. Chiederemo inoltre un confronto tempestivo con il Presidente del Consiglio dei Ministri e con il Ministro dell’Economia”. La FISH non esclude anche una mobilitazione più ampia e diffusa nel Paese, in ogni singola regione, attorno alla quale conta di trovare ampie convergenze data la gravità politica di quanto accaduto.
 

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