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Fondi sociali, Tangorra: "Ci impegneremo perché diventino intoccabili"

Parla il direttore generale per l'Inclusione e le politiche sociali del ministero del Lavoro. Sulla Sicilia: “Ha regolarizzato la sua posizione. Ancora in attesa Calabria e Val d'Aosta”. Sui tagli: “Prendiamo atto di una decisione che non ha tenuto conto della rilevanza strategica di questi fondi”

10 marzo 2017

ROMA - Il taglio pesante al Fondo per le politiche sociale e quello, più leggero, alle non autosufficienza, preoccupa le associazioni. Così come preoccupa, a tutti i livelli, l'inadempienza delle regioni nella gestione delle risorse disponibili. Dopo aver sentito in proposito Giulia Di Vita, la deputata autrice di due interrogazioni sul tema nelle ultime settimane, abbiamo chiesto a Raffaele Tangorra, direttore generale della Direzione per l'Inclusione e le politiche sociali del ministero del Lavoro, di aiutarci a chiarire alcuni aspetti di questa complessa e dibattuta vicenda dei fondi sociali. 

- Dottor Tangorra. alcuni giorni fa, in sede di question time, il sottosegretario Bobba ha “svelato” che la Sicilia non ha avuto accesso al Fondo non autosufficienza 2016, mancando così un finanziamento di circa 32 milioni. Perché?
Innanzitutto dobbiamo ridimensionare la gravità del fatto: è vero che la Sicilia non ha avuto accesso a risorse 2016, ma va precisato che non ha avuto accesso “entro il 2016”. Proprio pochi giorni fa, infatti, la Sicilia ha presentato il documento di programmazione delle risorse pochi giorni fa, rispettando così le condizioni concordate in sede di decreto di riparto. Si appresta ora a ricevere i fondi del 2016.

Ci sono altre regioni che ancora non hanno avuto accesso al Fondo 2016?
Altre due: Calabria e Valle d'Aosta. Per la prima, ci sono 13,8 milioni, per la seconda 975 mila euro

Qual è il meccanismo per accedere alle risorse del Fondo? E perché tanto ritardo, da parte dei alcune regioni?
Il meccanismo previsto da decreto di riparto prevede che le regioni ottengano il finanziamento previsto a fronte di un doppio adempimento. Il primo è di natura amministrativo e contabile: devono dimostrare di aver speso le risorse - nel secondo anno precedente rispetto a quello di riparto - per le finalità per cui erano state programmate. Il secondo adempimento consiste invece nella programmazione delle risorse assegnate. A fronte di rendicontazione e programmazione, quindi, vengono erogate le risorse. Il ritardo deriva, in alcuni casi, dal fatto che è preferibile, per le regioni, ricevere i soldi a inizio dell'anno successivo, piuttosto che alla fine del precedente. Ma è importante precisare che le risorse non vengono meno, se non vengono erogate alla fine dell'anno: semplicemente slittano i tempi.

Come vengono spesi i soldi del Fondo non autosufficienza? Il quadro è certamente complesso e vario, ma possiamo indicare almeno la principale destinazione?
La modalità prevalente è l'assegno di cura, sopratutto nel caso delle disabilità gravissime. E' questa la prima voce di spesa. Premesso che, d'intesa con le regioni, questo fondo è destinato solo alla domiciliarità, le risorse assegnate possono andare o nell'assistenza domiciliare diretta o indiretta (in questo secondo caso, sotto forma di assegno di cura), oppure in percorsi di sostegno alla domicliarità. Quest'ultimo impegna però somme marginali, mentre dominante è l'assistenza indiretta.

E' di questi giorni la notizia del taglio ai fondi sociali: fa discutere quello al Fondo non autosufficienza, ma è particolarmente pesante quello al fondo per le politiche sociali. Lei crede che le risorse, così ridotte, possano essere comunque sufficienti per creare processi e garantire servizi d'inclusione?
Per quanto riguarda il Fondo non autosufficienza, esso ha ora una dotazione di 450 milioni, anche al netto dei tagli, quindi superiore al massimo storico. E' certo quindi che non ci saranno tagli ai servizi. E' vero però che il ministro Poletti, a seguito di un incontro con il Tavolo non autosufficienze, aveva aggiunto al Fondo altri 50 milioni tramite decreto legge, compiendo uno sforzo notevolissimo. Noi ora non possiamo che prendere atto di questa battuta d'arresto, compiuta a tavoli cui, come ministero, non prendiamo parte. Per quanto riguarda il Fondo per le politiche sociali, c'è una situazione di notevole attenzione da parte nostra e anche molta preoccupazione. Cercheremo di trovare, nei prossimi passaggi istituzionali, soluzioni che possano evitare rischi per i servizi. Sottolineo che noi abbiamo dovuto prendere atto di questi tagli, a seguito di un accordo che forse non ha tenuto conto della rilevanza strategica di questi fondi. Teniamo però presente che siamo anche in fase espansiva sul piano della povertà, che qualche modo compenserà questo tagli di risorse: ma sia chiaro che non è quello che noi vogliamo. Bisogna tener presente, però, che stiamo compiendo un percorso storico di rafforzamento dei servizi sociali e per la non autosufficienza, tanto che dal 2016 entrambi i fondi sociali hanno una dotazione strutturale. È un percorso che non si può arrestare: ci impegneremo a eliminare la possibilità di finanziare manovre agendo su questi fondi e rendendoli intoccabili.

Per il sociale si spende poco o si spende male? Come di potrebbero valorizzare meglio le risorse?
Prima di parlare di soldi, credo si debba parlare di contenuti. Penso che un'operazione seria e lungimirante dovrebbe ripensare nella sua globalità il sistema d'invertenti, rivedendo il modo in cui ci si prende carico del bisogno delle persone più fragili. Quello del Dopo di noi,per esempio, è un fondo certamente piccolo, ma può essere chiave di volta nell'intervento delle persone con disabilità, grazie alla valutazione multidisciplinare e la progettazione pedonalizzata, fatta insieme alla persona con disabilità e mettendo in rete i servizi che devono occuparsi dei vari bisogni. Proprio questo modello, che va oltre la percentualizzazione dell'invalidità e abbraccia i principi della Convenzione Onu, dovrebbe essere, credo, la chiave di volta degli interventi. (cl)

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Tag: fondo politiche sociali, Assistenza domiciliare, Fondo non autosufficienza, Raffaele Tangorra

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