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Kenya, i medici delle baraccopoli formati dagli operatori toscani

Grazie ai progetti di scambio professionale, gli operatori della salute toscani si recano costantemente in Kenya, principalmente a Nairobi, per corsi di formazione e aggiornamento al personale locale. L'assessore Saccardi: "Vogliamo garantire alle popolazioni più povere di Nairobi l'accesso alle cure mediche"

14 marzo 2017

Kenya, ospedale progetto Toscana

FIRENZE – Nuovi medici e infermieri crescono nelle baraccopoli del Kenya grazie al personale socio-sanitario della Regione Toscana. Grazie ai progetti di scambio professionale, gli operatori della salute toscani si recano costantemente in Kenya, principalmente a Nairobi, per corsi di formazione e aggiornamento al personale locale. Un progetto molto importante, gestito dall'Ong World Friends, per permettere agli operatori sanitari locali l’autonomia gestionale dei tanti pazienti provenienti dagli slums, dove le condizioni di salute sono precarie e dove esistono soprattutto malattie e infezioni respiratorie e gastrointeriti. Un progetto molto vasto, che conta sul territorio il coinvolgimento di 7 scuole e 25 insegnanti.

-Un contesto difficile, quello di Nairobi, che rappresenta un caso emblematico di disuguaglianze tra la popolazione. La città ospita, allo stesso tempo, la più ricca comunità imprenditoriale del Corno d’Africa e la più ampia popolazione urbana che versa in condizioni di povertà. A quest’ultima appartiene quasi il 60% dei 3,5 milioni di residenti, ma vive nel 5% dell’intera area residenziale della metropoli. Tutto questo comporta l’emergenza continua di nuovi insediamenti informali, come le baraccopoli, con un tasso di crescita del 3,4% annuo.

La Regione Toscana, attraverso il suo Centro di Salute Globale istituito presso l’Aou Meyer, è impegnata anche nel rafforzamento del sistema di riferimento tra i diversi livelli di assistenza (ospedale-territorio) e nel supporto alla gestione dell'ospedale Ruaraka Uhai Neema di Nairobi e al raggiungimento di standard qualitativi, ad esempio nella gestione del rischio clinico. E ancora, la Regione supporta iniziative di educazione sanitaria e di prevenzione a livello di Primary Health Care in ambito comunitario nelle baraccopoli, con particolare riguardo alla salute riproduttiva e alle questioni di genere. Particolare attenzione è riservata ai bambini. Circa 2mila i beneficiari dei progetti socio-sanitari della Regione, tutti residenti nelle baraccopoli.

Kenya, ospedale progetto Toscana - bambino

E proprio nei giorni scorsi, il Ruaraka Uhai Neema Hospital ha raggiunto il livello 4 (su 5) Strong Quality nella “qualità della salute e delle cure”, raggiungendo il punteggio più alto tra 500 strutture sanitarie pubbliche e private del Kenya. La certificazione – esito dell’iniziativa SafeCare System – viene dalla PharmAccess Foundation (Olanda) che si prefigge lo scopo di sostenere le strutture sanitarie in un programma, strutturato in molteplici fasi, con l’obiettivo di offrire assistenza sempre più sicura e di qualità ai propri pazienti. In questo ospedale, circa il 30% dei pazienti proviene dalle baraccopoli.

Il Kenya, pur nello sviluppo economico degli ultimi anni, conosce ancora situazioni di estrema povertà. E’ al 147° posto come Indice di Sviluppo Umano. Il Paese sta sperimentando da qualche anno un’importante crescita economica, e l’innalzamento del reddito medio nei paesi in via di sviluppo è solitamente accompagnato da un miglioramento generale delle condizioni di salute. Tuttavia, tale crescita non beneficia tutte le classi sociali nello stesso modo; l’Indice di Gini, spesso usato come indice di concentrazione per misurare la diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza di una comunità, si attesta qui attorno al 0.485, il più elevato in tutta l’Africa Orientale.

"La Regione Toscana supporta fin dalla sua nascita, nel 2008, questa iniziativa – ha detto l'assessore al diritto alla salute della Regione Toscana Stefania Saccardi -, nata dalla necessità di creare in Kenya, nel nord-est di Nairobi, un centro sanitario di riferimento per garantire alle popolazioni più povere e marginalizzate di Nairobi l'accesso a cure mediche di qualità e nello stesso tempo per rispondere ai bisogni formativi degli operatori socio-sanitari di quell'area. E vogliamo puntare in particolare sulla formazione e sullo scambio professionale, per consentire ai medici locali di accrescere le proprie competenze e garantire un'assistenza sanitaria di qualità. Oggi il Ruaraka Uhai Neema Hospital accoglie una media di 10.000 pazienti al mese, con uno staff costituito per il 99 per cento da personale locale".

Per ulteriori informazioni sul progetto: www.centrosaluteglobale.eu

© Copyright Redattore Sociale

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