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Accoglienza migranti, aumentano le proteste. "Legittimate dal Governo"

L’associazione Lunaria ha analizzato 210 episodi di manifestazioni antistranieri, spesso appoggiate da rappresentanti istituzionali. “La retorica del rifiuto, strumento di acquisizione del consenso di alcuni movimenti e partiti politici, sta sedimentando pericolosamente una cultura diffusa”

15 marzo 2017

- ROMA – “Benvenuti sul Montello, sarà il vostro inferno”. E’ quanto recita lo striscione apparso il 28 dicembre scorso alla fiaccolata per dire “no” all’arrivo dei richiedenti asilo nell’ex polveriera di Volpago del Montello. La manifestazione di mille persone, preceduta da una raccolta di firme guidata dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, è solo uno degli episodi di rifiuto dell’accoglienza ai migranti che si sono verificati nel 2016. Un anno in cui le proteste in chiave antistraniero si sono moltiplicate, assumendo una forma più organizzata e sistematica. A fotografare la situazione è l’ultimo rapporto di Lunaria dal titoloAccoglienza. La propaganda e le proteste del rifiuto, le scelte istituzionali sbagliate”. Secondo l’associazione questi episodi hanno un legame forte anche con le recenti scelte del governo Gentiloni, e in particolare con i decreti  n.13 del 17 febbraio 2017 e n.14 del 20 febbraio 2017 ( la cui conversione in legge è in questi giorni in discussione in Parlamento) che ampliano il potere dei sindaci e introducono nuove procedure per la procedura d’asilo e nuove strutture di detenzione amministrativa. Da questo punto di vista, le proteste avrebbero creato terreno fertile per la stretta in tema di immigrazione: non a caso le manifestazioni erano spesso cavalcate da vari attori istituzionali, rappresentanti della provincia e sindaci della zona.

Nello specifico, il dossier ha documentato 210 episodi che esprimono in forme diverse il rifiuto di accogliere migranti, richiedenti asilo e rifugiati nel nostro paese: 79 casi possono essere ricondotti a iniziative di “propaganda” politica, gli altri 131 casi riguardano invece iniziative pubbliche e proteste di piazza. Della prima categoria fanno parte le affissioni di striscioni razzisti contro i richiedenti asilo e i centri che li ospitano, ad opera di comuni cittadini o di partiti e movimenti politici, e le dichiarazioni verbali o scritte di amministratori e politici locali che hanno espresso pubblicamente il loro rifiuto delle politiche di accoglienza. Della seconda categoria, quella più corposa, le proteste organizzate contro i migranti e i centri di accoglienza: picchetti, presidi, cortei, fiaccolate, banchetti e gazebo in piazza, raccolte di firme e assemblee pubbliche. Dei 79 casi documentati, 25 sono azioni messe in atto da CasaPound, 17 da Forza Nuova, e i restanti 37 casi riguardano invece affissioni di striscioni ad opera di anonimi o di altri gruppi (di destra e non) oppure dichiarazioni verbali o scritte. “L’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati è al centro del dibattito pubblico e tende a dividere in due universi contrapposti la classe politica e istituzionale così come l'opinione pubblica – si legge nel dossier -. La retorica del rifiuto, strumento di acquisizione del consenso di alcuni movimenti e partiti politici, sta sedimentando pericolosamente una "cultura" diffusa del rifiuto che arriva a tradursi in pratiche sociali più o meno aggressive contro gli interventi di accoglienza sul territorio. I registri, i linguaggi e gli argomenti utilizzati che ricorrono nelle iniziative di protesta promosse a livello locale sono in molti casi una declinazione territoriale dei messaggi che attraversano il dibattito pubblico e politico nazionale”. Tra gli elementi più preoccupanti di questo tipo di comunicazione c’è il consolidamento di una logica binaria che contrappone, mettendoli in competizione tra loro, i cittadini nazionali da un lato e i migranti, i richiedenti asilo e i rifugiati dall'altra; la legittimazione pubblica dell'intolleranza, dell'odio e del razzismo: ad essa concorrono sia coloro che la promuovono attivamente ed esplicitamente, sia coloro che, potendolo, evitano di stigmatizzarla pubblicamente. “In questo processo il ruolo svolto dalle persone che rivestono un ruolo politico o istituzionale e dai principali mezzi di informazione è molto rilevante; lo slittamento sempre più frequente della propaganda discriminatoria verso pratiche di opposizione sociale che ostacolano, talvolta impediscono, l'accoglienza sul territorio; la nascita spontanea di comitati di cittadini autorganizzati contro gli interventi di accoglienza che spesso costruiscono alleanze con i movimenti xenofobi di estrema destra”, puntualizza il dossier.

Ma Lunaria si dice preoccupata anche delle iniziative del governo in materia di immigrazione e asilo, che stanno privilegiando un approccio che intreccia le politiche migratorie con quelle per la sicurezza e l'ordine pubblico “e tende a restringere la garanzia dei diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati, lungi dall'arginare queste tendenze, contribuiscono, al contrario, ad assecondarle e a legittimarle”. In questa luce, dunque, devono essere letti i due decreti legge n.13 e n.14 del febbraio 2017, attualmente in corso di conversione in Parlamento. “L'adozione di un approccio che privilegia la "deterrenza" dei flussi migratori, la chiusura delle frontiere, la cooperazione con i paesi terzi subordinata a una maggiore collaborazione nel contrasto delle migrazioni "irregolari" e al tentativo di esternalizzare il diritto di asilo, l'inasprimento delle norme che disciplinano la procedura di asilo e la tutela giurisdizionale dei richiedenti, l'ampliamento del sistema di detenzione amministrativa e dei programmi di rimpatrio forzato, può forse offrire un messaggio rassicurante a una parte dell'opinione pubblica disorientata e incattivita, ma è destinata a produrre effetti disastrosi sulla vita di migliaia di migranti e di richiedenti asilo, non risolvendo certo il problema dell'adeguatezza degli interventi di accoglienza e del loro impatto sul territorio – spiega ancora Lunaria -. Sul piano nazionale ed europeo sarebbe molto più realistica, sostenibile, giusta e probabilmente meno onerosa per la finanza pubblica una strategia che riformasse il Regolamento Dublino III, cancellando l'obbligo di chiedere asilo nel primo paese europeo di arrivo; rendesse possibile arrivare legalmente in Europa con l'apertura di corridoi umanitari per i richiedenti asilo e riaprisse canali di ingresso legali per i cosiddetti "migranti economici" limitando le richieste di asilo "strumentali". Il decreto legge n. 13 del 17 febbraio 2017 va nella direzione opposta riproponendo strade già ampiamente percorse e risultate fallimentari, per questo ci auguriamo che il Parlamento si rifiuti di convertirlo in legge. Proprio ieri l’associazione, insieme ad altri soggetti come Arci, Antigone, Cnca, Cild e gli esponenti politici di Sinistra italiana e Possibile, ha convocato una conferenza stampa per denunciare il rischio di una doppia criminalizzazione, dei migranti e dei poveri, derivante dalla conversione in legge dei due decreti del ministro Minniti. (ec) 

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Tag: migranti, accoglienza

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