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Droghe, a Trieste il primo Sert per adolescenti. Utenti raddoppiati

A pochi passi da Piazza Unità d’Italia, un servizio per le dipendenze unico in Italia: accoglie solo under25 e minorenni con problemi di droga. Nel 2016 sono 166 i ragazzi presi in carico, erano 84 nel 2014. Roberta Balestra, direttrice Dipartimento dipendenze Asuits Trieste: “Preoccupati dall’ossicodone, nuova porta d’accesso per l’eroina”

16 marzo 2017

ROMA - Molti chiedono aiuto da soli. Spesso accompagnati da un amico. A volte segnalati da altri servizi o perché finiti su un lettino del pronto soccorso. Sono adolescenti o giovani con meno di 25 anni e tutti qualche bel problema con una o più sostanze stupefacenti, tra cui l’eroina. Fumata, sniffata e per qualcuno anche iniettata. Bussano alle porte di un servizio per le tossicodipendenze unico in Italia. Ci troviamo a Trieste, in Androna degli Orti, a pochi passi da Piazza Unità d’Italia. Qui, non si direbbe, ma c’è un servizio per le dipendenze. E’ rivolto esclusivamente ai giovani con meno di 25 anni e la sua sede a tutto fa pensare tranne che ad un Sert. E’ lo spazio “Androna Giovani”, nato nel 2012 con l’obiettivo di dedicarsi esclusivamente agli adolescenti e i giovani che presentano problematiche connesse al consumo di sostanze stupefacenti e psicoattive. Un’esperienza ancora isolata, nonostante i dati dei consumi di droghe tra i giovanissimi siano sempre più preoccupanti, anche se qualcosa in giro per lo stivale sta cambiando.

- L’idea nasce dall’esperienza sul campo dei servizi territoriali che ha portato allo scoperto un mondo ancora poco conosciuto. A raccontare i primi passi di questa intuizione a Redattore sociale è Roberta Balestra, direttrice del dipartimento delle dipendenze dell’Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste. “Grazie ad alcuni progetti di riduzione dei rischi tra locali notturni e altri luoghi del divertimento, già dal 2006 avevamo notato che c’era un sommerso, un disagio, un mondo che non vedevamo nei servizi - racconta Balestra -. Così abbiamo sentito la necessità di sperimentare una proposta diversa e abbiamo provato a far partire un’attività di tipo sociosanitario dedicata ai ragazzi minorenni e fino a 21 anni. Una sorta di supporto a latere di quella che poteva essere una vera e propria presa in carico terapeutica. Al termine di questo progetto avevamo circa 20 ragazzi che presentavano un consumo problematico e di dipendenza e non ce la siamo sentiti di chiudere. Oggi abbiamo un’équipe multiprofessionale specializzata, che collabora attivamente con gli altri servizi cittadini rivolti ai minori ed ai giovani-adulti. Da tre anni questo servizio è autonomo e cura tutti gli aspetti: dall’accoglienza alla valutazione, dalla presa in carico agli accompagnamenti, dalle consulenze alle misure alternative e i rapporti con le comunità. I ragazzi e i giovani non mettono più piede nel servizio tradizionale”.

Nel cuore della città, quindi, c’è uno spazio nuovo, dedicato alle dipendenze, ma diverso da tutti gli altri. “In Italia non ci sono servizi come il nostro, da quello che mi risulta - spiega Balestra -. Ci sono servizi pubblici che hanno cominciato a prevedere fasce orarie perché ci si rende conto che è meglio non mescolare ragazzi giovanissimi con gli adulti perché ci sono bisogni specifici, ma ad oggi siamo ancora abbastanza soli, anche se questa sensibilità sta crescendo”. Nello spazio Androna Giovani, infatti, si lavora ad un ambiente che non faccia sentire i ragazzi fuori posto. “C’è lo spazio per mangiare, il giardino per stare tranquilli - racconta Balestra -: è un luogo informale. Abbiamo voluto creare un’atmosfera accogliente, non ci sono barriere burocratiche e amministrative che vengono prima della persona e la squadra è esperta nel lavoro con gli adolescenti”. 

L’idea di dedicare uno spazio ai giovani funziona e lo dimostrano i numeri. I dati raccolti dal dipartimento partono dal 2014 e in tre anni hanno evidenziato un raddoppio dell’utenza. Se nel 2014 i giovani under 25 in carico al servizio Androna Giovani erano 84 (di cui 51 uomini e 33 donne), nel 2015 erano già 113 (75 uomini, 38 donne), mentre nel 2016 si è arrivati a 166 presenze (109 uomini e 57 donne). “Nel triennio abbiamo avuto un raddoppio dell’utenza, tutti con problemi di dipendenza - spiega Balestra -. C’era un sommerso che non veniva intercettato da un servizio pensato fondamentalmente per gli adulti”. Il trend in aumento segue quello degli adulti, in lieve crescita nel triennio: Nel 2014 erano 1.022 gli over 25 presi in carico per sostenze stupefacenti, nel 2016 sono 1.062. Difficile spiegare con esattessa il trend registrato, tuttavia secondo Balestra il raddoppio avuto tra i giovanissimi non è dovuto necessariamente all’aumento dell’uso, quanto alla maggiore capacità del nuovo servizio di intercettare un bisogno non ancora emerso.  

Nello spazio Androna Giovani arrivano anche minorenni. Spesso bussano alle porte del servizio da soli o con un amico e a volte anche senza avvertire i genitori. “E’ arrivato anche un tredicenne - spiega Balestra - E’ un caso eccezionale, ma ci sono anche ragazzi dai 15 anni in su. Lavoriamo con i servizi dell’età evolutiva in modo obbligato, quindi con i genitori cerchiamo da subito un rapporto, perché non è detto che un ragazzo arrivi con i genitori, anzi. Arrivano anche da soli. Ci possono essere segnalazioni da parte di altri servizi. Possiamo conoscerli in consulenza perché è accaduto un fatto critico in pronto soccorso, lavoriamo con i servizi del ministero di giustizia, ma la fetta più grande è quella dei ragazzi che arrivano da soli o con amici”. La parte più delicata, indubbiamente, è quella che vede la presa in carico dei minorenni, spiega Balestra. “Cerchiamo di lavorare con la famiglia e quasi tutti hanno almeno un genitore coinvolto nel progetto - continua Balestra -. Tuttavia, il problema dei minorenni è ancora abbastanza indefinito. Il nostro dpr 309/90, all’art.120, prevede genericamente che anche il minore possa arrivare al servizio e ci sono interpretazioni più favorevoli o più rigide su cui ci si può scontrare. Noi abbiamo adottato la scelta di mettere in primis il bisogno del ragazzo, ma ci siamo dati come scelta quella di lavorare con i servizi per l’età evolutiva dei distretti che a Trieste sono molto sviluppati. Cerchiamo di lavorare quanto più possibile con i pediatri di libera scelta o con i medici di medicina generale, con la salute mentale quando ci sono problemi gravi. Inoltre, lavoriamo con le comunità educative e terapeutiche”. Il problema droga, infatti, spesso è accompagnato da esperienze di maltrattamento. “Una fetta importante dei ragazzi le ha vissute - racconta Balestra -. Hanno storie di abusi sessuali o maltrattamenti con tutto ciò che comporta in una fase dove c’è uno sviluppo dell’identità. E questo rende molto più complicato il percorso”.

Allarmante il quadro delle sostanze che emerge dalle varie esperienze di ragazzi accolti nella struttura. Sono gli oppioidi a fare “da padrone”, spiega Balestra, ma non è l’eroina la porta d’ingresso nel mondo delle dipendenze. A preoccupare, ultimamente, è la diffusione tra i giovanissimi di un farmaco oppiaceo analgesico usato nelle terapie per il dolore severo. Come sta accadendo negli Stati uniti, dove negli ultimi mesi sono stati documentati diversi casi di overdose, finiti anche sui media. E’ l’ossicodone. “Da un’indagine interna abbiamo visto che più della metà dei ragazzi ha avuto esperienza o il primo approccio con gli oppiacei attraverso l’ossicodone - racconta Balestra -. Un farmaco molto potente che dà dipendenza. Con la farmacia aziendale stiamo facendo un monitoraggio e abbiamo notato un aumento graduale delle prescrizioni tra i medici di medicina generale”. Prescrizioni un po’ troppo facili, come accaduto negli Stati uniti, ma non solo. “Abbiamo intercettato anche ricette false, ci sono furti a parenti e amici che usano il farmaco. E’ legale, è una pastiglia e non è connotata da pregiudizio. Per questo sembra meno droga di altre, ma tanti ragazzi, finito il farmaco, cominciavano a stare male e sono arrivati a usare l’eroina”. Gli oppiacei, quindi, anche tra i giovanissimi che si rivolgono ai servizi “sono ancora la sostanza primaria”, ma tra le sostanze c’è anche la cannabis “usata tantissimo”, gli alcolici, le amfetamine, meno la cocaina e per alcuni anche il metadone di strada. “L’ago lo vediamo comparire in una seconda fase - chiarisce Balestra -, ma c’è”. 

Oggi lo spazio giovani è a pieno regime e i dati sui risultati di questo esperimento triestino sono già un segnale importante. “Oggi siamo conosciuti dai ragazzi - racconta Balestra - e possiamo partire con un’osservazione sul trend del fenomeno. Negli anni precedenti il dato è un po’ falsato dal fatto che eravamo appena nati. Credo che da adesso in poi si potrà dire come va il consumo e la dipendenza a livello locale”. I risultati, intanto, non mancano. E questo fa ben sperare. “Alcuni ragazzi sono già fuori - conclude Balestra -. Cominciamo ad avere le prime dimissioni, a vedere persone che stanno bene e che riprendono gli studi. Abbiamo ricevuto apprezzamenti anche dalle famiglie”. Un successo, ci tiene a specificare Balestra, dovuto soprattutto alle solide basi su cui poggiano i servizi territoriali della città, “da sempre sviluppati e difesi”. (ga) 

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Tag: ossicodone, Tossicodipendenti, Adolescenti, Dipendenze, Adolescenza, nuove droghe, Tossicodipendenza, Droghe, SerT, Cannabis, eroina, cocaina

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