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Tra i "saltatori" di Melilla: “Così sogniamo di abbattere la frontiera”

Sarà presentato questa sera al cinema Apollo di Roma, il film Les sauteurs, vincitore del premio Amnesty International all’ultimo festival di Berlino. Un racconto in presa diretta dell’attesa per mettere piede in Europa nell’enclave spagnola in Africa: "dietro quella barriera c'è il nostro futuro"

16 marzo 2017

- ROMA – “Prima regola: che la polizia spagnola lo voglia o no, entreremo tutti in Europa. Seconda regola: ogni comunità ha la sua amministrazione, i suoi ministri, il suo presidente , sono loro che organizzano gli assalti alla recinzione. E sono anche le autorità giuridiche del campo. Terza regola: nessuno parla con la polizia marocchina, se dai delle informazioni sui tuoi fratelli al Gurugu vieni giustiziato senza appello con l’appoggio di tutte le comunità”. Melilla è una città particolare: un’ènclave spagnola in Africa, meta di tanti migranti che sanno di poter toccare l’Europa mettendo un piede nel suo territorio. Per questo sul monte Gurugu, che guarda verso la città, le persone aspettano, divise per comunità, ognuna con le sue regole e i suoi piccoli riti quotidiani. L’obiettivo è solo uno: passare la recinzione perché “dietro quella barriera c’è il futuro”. A raccontarlo è “Les sauteurs” un film realizzato in presa diretta da uno degli stessi migranti-saltatori, Abou Bakar Sidibè a cui i due co-registi Moritz Siebert e Estphan Wagner hanno affidato per un anno la telecamera.

E così Abou porta lo spettatore nella quotidianità dell’attesa, tra nei sogni e le paure di chi aspetta di poter avere accesso a un futuro migliore. “Melilla è il nostro grande amore. Melilla è l’Europa in terra africana – spiega uno di loro - ogni giorno vedo il mio futuro davanti a me, ma non arrivo ad afferrarlo”. Sul monte Gurugu la maggior parte delle persone arrivano dall’Africa sub-sahariana. “Qui abbiamo sempre paura, paura che arrivi la polizia ma anche di arrivare in Europa e scoprire che è stato tutto vano” aggiunge un altro. I giorni sono scanditi dal desiderio di passare, bisogna trovare il momento giusto per organizzare l’assalto alla barriera: quella frontiera che vedono dall’alto tutti i giorni davanti a loro. Ma l’ impresa non è facile: la polizia bastona e qualcuno ci ha già perso la vita. Una morte avviene proprio durante le riprese facendo materializzare nei migranti uno dei loro incubi peggiori, quello di diventare “cadaveri senza nome”, con una famiglia lontana che non può piangere né pregare per la loro sepoltura. Dopo quasi un anno, diversi tentativi falliti, la frontiera viene abbattuta: si entra a Melilla, si entra in Europa.

La pellicola, vincitrice dell’Ecumenical Jury Prize e del Premio Amnesty International al Festival di Berlino 2016, sarà presentata questa sera a Roma al cinema Apollo, alle ore 21. Alla proiezione seguirà un incontro dibattito con Angrea Segre, giornalista e documentarista, Maria Carla Indice responsabile del coordinamento migranti diAmnesty International, il regista Abou Sidibé, il critico cinematografico Emanuele Rauco. Modera Eleonora Camilli, giornalista di Redattore sociale.

 

 

 

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Tag: migranti, Melilla, Cinema

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