“La zampata della tigre”: Nikki mamma, attivista sociale e “guerriera” contro il cancro

E’ appena uscito il libro edito da Alter Ego edizioni: Nicoletta Guelfi, da dodici anni impegnata nella lotta contro la violenza sulle donne e il racket, inizia la battaglia più dura: quella contro il cancro. La racconta su Facebook e poi nel libro, scritto con Valeria Scafetta: “Finché grazie alla mia esperienza potrò aiutare qualcuno, tutta la mia sofferenza avrà trovato significato”

19 marzo 2017

- ROMA – La tigre la graffia e le lascia il segno, ma non riesce ad atterrarla: la cicatrice ci vuol coraggio a guardarla, ma d'altra parte sta lì a testimoniare la lotta che c'è stata ed è finita bene.  Il nemico era il cancro – un adenocarcinoma, per l’esattezza - che a sua insaputa le aveva aggredito il polmone. Proprio a lei che non aveva mai fumato in vita sua. “La zampata della tigre” è il libro (Aletr Ego edizioni, 2016) scritto a due mani da Nikki, la “guerriera”, e da Valeria Scafetta, l'amica giornalista che le propone di raccontare la sua storia “perché può aiutare altri”. La convince e poi la aiuta in questa impresa, registrando i ricordi, le sensazioni, le preoccupazioni e tutto ciò che, in questa complicatissimi e inattesa avventura, attraversa la mente e il corpo di Nikki.

Lei è Nicoletta Guelfi, poco più che quarantenne e una figlia che da 10 anni illumina la sua vita, senza però che questo interrompa il suo impegno sociale e politico, al fianco delle donne, soprattutto, e delle vittime di usura, un un contesto complicato com'è il litorale romano. Per Nikki, il sociale è una costante irrinunciabile, una passione e una vocazione da quando è bambina, un'urgenza che non sa mettere a tacere neanche quando le urgenze, nella sua vita, sono altre. Come un cancro, appunto, scoperto per caso, dopo una ridicola caduta per un paio di pantofole fuori posto. Il controllo al pronto soccorso svela una novità che non avrebbe mai voluto sentire su quel formicolio al braccio che a volte sentiva. E così Nikki, che fino al giorno prima si prendeva cura delle donne vittima di violenza e di chi subiva racket e usura, si trova lei, per la prima volta, ad aver bisogno di cura.

La zampata della tigre - copertina

Ed è un passaggio difficile, quello che deve compiere: perché non è facile per lei accettare di essere aiutata, quando normalmente sta dalla parte di chi aiuta. E' un vero e proprio cambiamento di “status”, che mette in crisi non soltanto le sue abitudini, ma tutta la percezione che ha di se stessa. E la percezione che gli altri hanno di lei. Proprio da qui, da questo fare i conti con una identità nuova, in cui colei che curava ora dovrà curarsi, nasce il bisogno di condividere con gli altri, amici reali ma anche virtuali, la propria esperienza. Nel dilemma tra cancellare il proprio profilo da Facebook e aggiornarlo con questa sua nuova identità, vince il bisogno di essere sincera, che coincide poi con la necessità di farsi aiutare, ma anche con la possibilità di essere d'aiuto ad altri, raccontando, d'ora in poi, la sua nuova battaglia. “Finché grazie alla mia esperienza potrò aiutare qualcuno, tutta la mia sofferenza avrà trovato significato”.

E così inizia, nell'aprile del 2015, il suo racconto in nove parti: come nove sono i mesi che Nikki dovrà attendere, tra terapie tradizionali e sperimentali, per sottoporsi all'intervento. E' un racconto che tiene col fiato sospeso, anche se prima di aprire il libro sappiamo già che finirà bene. Nikki ci permette, tramite Valeria, di entrare con lei in quelle stanze: dalla sala della Tac allo studio dell'oncologo, dalla sala operatoria alle lunghe giornate e nottate in casa, alle prese con effetti collaterali e convalescenza.

Il dovere di curarsi diligentemente è imposto soprattutto dall'amore per sua figlia: nell'esperienza che ha del proprio male e del proprio dolore, Nikki manifesta tutta la sua maternità, preoccupandosi più per Melania che per se stessa, anche in sala operatoria, anche in terapia intensiva. Perché una mamma può soffrire, ma una figlia no, non deve. Così Melania ci pare di vederla e quasi vorremmo consolarla, per quel dolore che deve provare, con la discrezione e il coraggio di cui una bambina di dieci anni è straordinariamente capace.

Insieme alla figlia Melania, al papà Paolo, al fratello Riccardo e ai genitori sempre presenti, viviamo l'attesa di notizie dalla sala operatoria e attendiamo trepidanti il ritorno a casa di Nikki. Insieme a Nikki, sentiamo il freddo sulla pelle che pure suda, la nausea che non dà tregua, né giorno né notte, il dolore che è una fitta improvvisa e la paura che le notizie non siano quelle che vorremmo. Ma sentiamo anche il coraggio di non darla vinta alla “tigre”, di guardarla negli occhi e continuare a batterci, anche se la ferita che il suo artiglio lascia sulla schiena brucia e tira.

In tutta questa lotta contro la malattia, non viene meno la lotta contro il male: l'impegno sociale è la prima attività che Nikki riprende, non appena le sue gambe riescono a sostenerla. Partecipa alle manifestazioni contro la violenza sulle donne, però camminando accanto al muro, per riposarsi ogni tanto. E torna a occuparsi presto di chi è vittima di usura, perché dopo un impegno lungo dodici anni Nikki sa benissimo che c’è in gioco la vita delle persone.

Alla fine, Nikki ce la fa: aveva deciso che a Natale sarebbe stata a casa, con suo marito e con sua figlia. Da vera “guerriera”, mantiene la promessa. L'ultima parola la dà al giovane oncologo a cui sente di dovere la vita, Andrea Mancuso. Perché per Nikki anche questo va detto e scritto chiaro e tondo: che la salute è un diritto per tutti, per chi ha soldi e per chi non ne ha. E per questo ha scelto di curarsi  in un ospedale pubblico, il San Camillo. E qui ha trovato l'eccellenza: “è la conferma di quello che considero uno dei valori fondamentali del nostro Paese, che purtroppo a volte è messo in discussione: l'uguaglianza davanti alla malattia. Non ci possono essere malati che si possono curare e malati che non hanno le possibilità economiche per farlo. A tutti deve essere garantito l'accesso gratuito alle cure. Sarà una delle mie prossime battaglie: la difesa delle nostre eccellenze”. Lo scrive Nikki, in una delle pagine conclusive del libro. E, “ricominciando a parlare di me politicamente”, si accorge di stare decisamente meglio. (cl)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Cancro, Antiracket e antiusura, Violenza sulle donne, Racket