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Il rapper Omarito: “Scuola, musica e sport formidabili strumenti di integrazione”

Omarito Sall è arrivato in Italia dal Senegal con la mamma quando aveva 7 mesi: “I primi anni di scuola non sono stati facili, poi le cose sono migliorate, ho conosciuto tante persone predisposte al dialogo”. E proprio di integrazione e discriminazioni parlerà in occasione della tappa capitolina del Festival delle generazioni (Roma, 27 e 28 marzo)

23 marzo 2017

La copertina del singolo "Due donne"
Copertina singolo Due donne - Omarito

“La prima è nera come il manto perlato di una pantera”, “l’altra è bionda e chiara, bella come il mare”. L’ultimo singolo di Omarito Sall, giovane rapper di origini senegalesi, è uscito lo scorso 8 marzo e si chiama “Due donne. “Non è un classico pezzo rap, è più una poesia da cantautore. Parla della vita che hanno intrapreso le mie due madri, dei loro sacrifici e della loro forza. I pregiudizi che vogliono la donna inferiore rispetto all’uomo sono stupidi e vanno eliminati”. Omarito Jamal Sall è nato 23 anni fa in Senegal, ultimo di 12 fratelli. A 7 mesi, con la mamma è arrivato in Italia, in Calabria, a Fuscaldo, un paesino di 8 mila abitanti in provincia di Cosenza. Lei nella bella stagione lavorava alle fiere: “Ce la metteva tutta, ma faceva fatica a prendersi cura di me. Così, una famiglia mi ha preso in affido, senza mai allontanarmi dai miei genitori. Sono cresciuto così, da due mamme: insieme siamo diventati una grande famiglia multiculturale. Grande davvero: oltre ai miei 11 fratelli, la mia famiglia italiana ha tre figli, uno è stato adottato, come me è originario del Senegal. Il momento più complicato è Natale, quando dobbiamo decidere che regali farci”, sorride.  -

“Due donne”, come detto, parla di madri: una nera che “non ha studiato, non si poteva, prendeva l’acqua a ogni aurora che nasceva. La schiena forte, perché i mesi dell’anno chiedono sforzi che i suoi figli non dimenticheranno. Sa che l’aiuteranno, oltre il Mediterraneo, con i mezzi che hanno. Un giorno vide quella luce bianca, lo stesso cuore, le stesse labbra, le due sembravano sorelle e lo divennero, per la pelle”; l’altra bianca, che “vive tra mafia e coprifuochi, dove se non corri ti giochi mani e polsi. Ha dato tutto, e tuttora lotta, ora che la coperta è corta, ora che il direttore ha dichiarato bancarotta e la penale è da sommare a una madre con l’Alzheimer. Un giorno vide quella luce nera, occhi diversi, stessa pena, le due sembravano sorelle e lo divennero, per la pelle”. 

Omarito in campo
Omarito in campo

E proprio per parlare di integrazione e lotta alle discriminazioni, Omarito parteciperà alla tappa romana (lunedì 27 e martedì 28 marzo) del Festival delle Generazioni in tour, la manifestazione itinerante promossa lungo tutto il 2017 dalla Fnp, il sindacato dei pensionati della Cisl: “Io sono arrivato in Italia a 7 mesi, con me l’integrazione è avvenuta spontaneamente, anche se i primi anni di scuola non sono stati facili, tra battutine e affermazioni poco felici. Capitava che si parlasse poco con i compagni, alimentando così le diffidenze. Poi le cose sono migliorate, ho conosciuto tante persone loquaci e predisposte al dialogo: purtroppo, qualche testa calda c’è sempre. È vero che, allora, io ero l’unico bambino di colore del mio paese: oggi, in ogni classe, ce ne sono sempre almeno 2 o 3. Va anche detto che, al Sud, rispetto al Centro-Nord, il livello culturale è più basso. L’altra faccia della medaglia è che, nel Meridione, le persone sono più sincere e vere”.  Secondo Omarito, negli ultimi anni l’Italia ha fatto decisi passi avanti verso una migliore integrazione, pur restando anni luce indietro rispetto a Paesi come Francia e Inghilterra: “Qui in Italia, quando si parla di stranieri, ancora si pensa solo a uomini e donne che lavorano in fabbrica o nei mercati, oppure a dei nullafacenti. Io ho sempre fatto tutto da solo, mi sono trovato la mia strada, senza sottomettermi ai pregiudizi occidentali che ci vogliono come ‘diversi’. Voglio dire questo con la mia musica e a tutti i ragazzi che incontro. Ho fiducia nelle nuove generazioni, perché hanno capito che etichettare le persone non serve a nulla. Hanno capito che, quando una persona sta male, scappa, e per questo va aiutata, ovunque essa si trovi, perché i ruoli, prima o poi, potrebbero essere invertiti”.  

Scuola, musica e sport, spiega Omarito (che, da giocatore di pallavolo, per 7 anni ha girato l’Italia, da Nord a Sud isole comprese), sono tre strumenti formidabili di pace e integrazione, “anche se ogni momento è buono per conoscersi e condividere culture ed esperienze solo apparentemente diverse. Sull’autobus, sul posto di lavoro, al bar. Non ci si può sottrarre: è la vita che te lo fa fare, e tu non puoi controllarla”. (Ambra Notari)

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Tag: festival delle generazioni 2017, migranti, integrazione

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