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Trattati di Roma. "La Ue non ha fallito, ma ora sia più sociale e solidale”

In occasione del 60° dei trattati che avviarono la costruzione di un'Europa unita, Caritas Italiana dedica un dossier con le voci, le speranze e le richieste di altre Caritas europee. Jorge Nuño Mayer, segretario generale di Caritas Europa: “Il mondo oggi è un posto migliore, anche grazie al ruolo giocato dall’Europa”

24 marzo 2017

ROMA - “Speranza per le sorti dell’Unione europea e profonda fiducia nei valori dell’unità, ma l’unione economica non è più sufficiente: è arrivato il momento di fare un passo verso un’Unione più sociale e solidale”. A chiederlo è la Caritas italiana in occasione del 60° dei trattati di Roma e in vista della giornata di domani che vedrà riuniti nella capitale i leader dei paesi europei. In un dossier pubblicato sul numero di marzo di Italia Caritas, si è voluto dare voce alle diverse Caritas sparse per l’Europa per capire verso quale futuro sta andando l’Unione e quale deve essere il suo ruolo di fronte a sfide sociali sempre più pressanti, dalle migrazioni all’inclusione sociale.

Dalle testimonianze provenienti da Spagna, Austria, Bosnia, Grecia, Romania, Bulgaria, ma anche Lussemburgo, Gran Bretagna, Polonia e Finlandia, emerge un “quadro di positività” rispetto al futuro. Nonostante “incoerenze e errori”, come spiega Jorge Nuño Mayer, segretario generale di Caritas Europa, “il mondo oggi è un posto migliore, grazie al ruolo che l’Europa ha giocato nell’arena internazionale in questi ultimi decenni e in virtù del successo del progetto europeo”. Tuttavia, serve un impegno comune. “I poveri hanno bisogno dell’Europa, Non solo di un welfare europeo, ma anche di un approccio integrale europeo, condiviso, volto allo sviluppo umano”.

Le diverse esperienze raccontate da Caritas confermano la fiducia e la prospettiva di una Unione più sociale. “Dalle testimonianze che abbiamo raccolto c’è speranza - spiega Laura Stopponi, responsabile ufficio Europa per Caritas italiana -. L’Europa è un grande disegno e un grande progetto su cui bisogna investire. Non c’è pessimismo: abbiamo investito nel sogno di una Europa unita e in pace, dove la solidarietà è l’elemento che ci accomuna per garantire benessere e giustizia sociale”. Dalle Caritas europee arriva un appello all’inclusione di vecchi e nuovi “espulsi” dalla società. “C’è bisogno di più Europa nella lotta all’esclusione sociale - spiega Alexander Machatschke, di Caritas Austria -. Crescere insieme in Europa deve significare anche che ogni stato si prende cura dei cittadini che vivono in condizioni di povertà. C’è la necessità di un’Unione determinata che pieghi l’economia all’assunzione delle responsabilità sociali”. 

Le voci raccolte da Caritas, spiega Stopponi, arrivano anche dalle “periferie” del vecchio continente, tra cui c'è anche chi guarda all’Europa sperando in un futuro migliore. “La Bosnia è tra questi il paese che sta soffrendo di più - spiega Stopponi, e la sua entrata nell’Unione europea sarebbe una modalità per poter crescere e superare le grandi divisioni presenti ancora nel paese. C’è un grande desiderio di esserci e credere nel progetto europeo. Per questo abbiamo una responsabilità anche per quelli che sono nella periferia”. Dalla Caritas Grecia, invece, arriva la richiesta di “ridefinire il concetto di Unione, affinché possa rispondere alle aspettative realistiche dei cittadini europei - spiega Maria Alverti, di Caritas Grecia -. Solo attraverso un nuovo accordo condiviso e collettivo sulle strutture e sulle politiche, potremo tornare a essere orgogliosi di essere europei”.

L’Unione europea, aggiunge la Caritas in una nota, “non ha fallito, anzi è riuscita ad assicurare il più lungo periodo di pace che il continente abbia mai conosciuto. Ma la pace non è semplicemente assenza di guerra, ma opera della giustizia. I leader di ogni stato membro devono oggi più che mai lavorare nella sola direzione che possa garantire un’unità solida e feconda, quella di costruire un’Europa in cui ogni cittadino possa realizzarsi pienamente in virtù delle proprie potenzialità in cui il progresso non sia solo un dato economico, ma inserito in un percorso di sviluppo prima di tutto umano, in cui nessuna voce rimanga inascoltata e sia promosso il dialogo come unico strumento per la risoluzione di conflitti e disuguaglianze sociali”.

La sfida per i prossimi anni, spiega Laura Stopponi, è quindi il welfare e la giustizia sociale. “E’ qui che si misurerà la capacità dei paesi di stare insieme e di adottare come misura di riferimento la solidarietà - aggiunge -. Bisogna combattere la diseguaglianza che in questo momento è l’elemento critico che sta frantumando la coesione sociale sulla quale l’Unione europea ha tanto investito. Se riuscissimo a vincere questa sfida potremmo garantire maggiori opportunità per tutti e in modo particolare per i giovani che in questo momento soffrirebbero di più un’eventuale risorgere di barriere e di muri tra paesi”. (ga) 

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Balcani, Grecia, Caritas, Povertà assoluta, Povertà, Inclusione sociale, Caritas italiana

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