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"Per un figlio", il silenzio arrogante e indecifrabile dei nostri adolescenti

Il film è la storia di un ragazzino nato in Sri Lanka e arrivato in Italia da bambino per ricongiungersi alla madre badante. Uno spaccato poliedrico sulla nostra adolescenza, sulle difficoltà dell’integrazione, sui conflitti familiari e sulle difficoltà degli immigrati

03 aprile 2017

FIRENZE – “Questo non è un film sull’immigrazione, ma un film sull’Italia”. Il regista cingalese Suranga Deshapriya Katugampala descrive così il film ‘Per un figlio’, uscito lo scorso 30 marzo nelle sale italiane. E’ la storia di un adolescente nato in Sri Lanka e arrivato in Italia, da bambino, per ricongiungersi con la madre badante, nella periferia di Verona. 

Film "Per un figlio". Locandina

E’ la storia di tanti adolescenti italiani, silenziosi e muti con la famiglia, indecifrabili nei loro atteggiamenti apparentemente strafottenti. Figlio e madre diventati incapaci di comunicare. L’arroganza del figlio, il difficile ruolo di essere madre. Lui ha circa 15 anni, marina la scuola, trascorre le mattinate in compagnia dei suoi amici bulli (italiani), spaccando bottiglie di vetro dentro un capannone abbandonato. Risponde male alla madre, arrivando anche alle mani. Le ruba perfino i soldi. E non si rende conto di quanti sacrifici faccia la madre ogni giorno, semplicemente per far vivere dignitosamente il figlio. Sunita, la madre, sgobba 24 ore su 24, costretta ad accudire un’anziana signora abbandonata dai cinque figli. Un’eroina contemporanea. E il figlio, come ringraziamento, non la degna neppure di uno sguardo durante la cena, preferendo lo smartphone alle parole della madre.

E’ la storia di tanti adolescenti italiani, a cui si aggiunge il senso di sradicamento di questo ragazzino senza patria, straniero in Italia e straniero in Sri Lanka, in bilico tra due continenti in cui non si identifica. Rifiuta la madre, e con essa il suo Paese di origine. Ma rifiuta anche la scuola, e con essa l’Occidente. E’ arrivato in Italia da bambino, costretto a vivere i suoi primi anni di vita lontano dalla madre, costretta a sua volta a emigrare in Italia per dare un futuro al figlio. E così, man mano che il film avanza delicatamente dentro la vita di queste persone con sguardo documentaristico, quei gesti strafottenti del ragazzino, trovano a poco a poco delle risposte, cause remote che si perdono nella sua infanzia di figlio di emigrati.

Il film – in uscita per Gina Films di Antonio Augugliaro, regista di “Io Sto con la Sposa” - racconta dunque le difficoltà di integrazione delle seconde generazioni, e allo stesso tempo, il mondo chiuso dei nostri adolescenti. Racconta i conflitti familiari e le difficoltà degli immigrati. Uno spaccato poliedrico sull’Italia contemporanea. E’ stato presentato alla 52ª Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro dove ha ottenuto la menzione speciale della giuria.

 

 

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