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Siria, le organizzazioni chiedono "un’azione immediata contro l’orrore"

Sia Oxfam che Amnesty International e Unicef si rivolgono al Consiglio di sicurezza dell’Onu, che tuttavia si mostra diviso. Proprio Amnesty ha analizzato decine di video dell’attacco, “il più mortale attacco chimico dal 2013”

06 aprile 2017

ROMA - Continuano le prese di posizione dopo l’attacco a Idlib, in Siria, che ha portato martedì alla morte orrenda di decine e decine di persone, tra cui moltissimi bambini. Secondo l'Unicef si tratta di almeno 27 bambini uccisi e di altre 546 persone (fra le quali molti bambini), rimaste ferite. Quel che le organizzazioni internazionali chiedono, in primis, è una ferma presa di posizione dell’Onu, che censuri i comportamenti e fermi gli attacchi sulla popolazione civile in Siria.

Ma va anche detto che non sarà facile. Al Consiglio di Sicurezza, riunito mercoledì a New York d'urgenza per discutere dell'attacco, è battaglia. Com'era prevedibile, infatti, la Russia ha respinto la proposta di emettere una risoluzione di condanna dell'uso di gas, rivolta in particolare al regime siriano di al-Assad

- Oxfam condanna fermamente i terribili attacchi. Lo fa con una nota in cui si sottolinea come “le immagini di bambini asfissiati dalle armi chimiche sono scioccanti e richiedono un’azione immediata per fermare gli attacchi sui civili”. A parlare è il coordinatore umanitario di Oxfam Italia, Riccardo Sansone. Che aggiunge: “In realtà, questa ennesima tragedia rappresenta solo l’ultimo esempio delle terribili sofferenze che il popolo siriano subisce dall’inizio del conflitto e che abbiamo sempre denunciato.  L’uso di armi chimiche e gli attacchi sui civili sono la chiara testimonianza del fallimento della comunità internazionale, che non riesce a garantire la protezione della popolazione”.
Per Oxfam, la tragedia di Idlib allontana la reale applicazione di un cessate il fuoco in Siria, diventato ormai solo un miraggio, come pure la possibilità di ritorno in patria di parte dei rifugiati. In Siria, ancora oggi, l’accesso agli aiuti umanitari è pressoché precluso a circa 700 mila persone nelle zone sotto assedio. In questo quadro Oxfam lancia perciò un appello urgente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, di cui l’Italia è membro non permanente, affinché “venga data piena attuazione alla risoluzione 2209 sull'uso di armi chimiche in Siria e venga avviata un’indagine imparziale per accertare le responsabilità  delle parti conflitto”.

Amnesty chiama in causa il Consiglio di sicurezza dell’Onu. Secondo Amnesty International le prove raccolte fanno ritenere che un agente nervino sia stato utilizzato nell’attacco chimico che ha ucciso oltre 70 persone e ferito centinaia di civili a Khan Sheikhoun nella provincia di Idlib  a nord della Siria. L'organizzazione ha chiesto ieri al Consiglio di sicurezza di adottare immediatamente una risoluzione volta a far rispettare il divieto di attacchi con armi chimiche e di favorire la consegna alla giustizia degli autori di questi crimini. "I membri del Consiglio di sicurezza, in particolare Russia e Cina, hanno mostrato cinico disprezzo per la vita umana in Siria fallendo ripetutamente nel deliberare misure punitive contro i responsabili di crimini di guerra e altre gravi violazioni in Siria", ha dichiarato Anna Neistat, direttrice della Ricerca di Amnesty International.
Molte delle vittime dell'attacco, avvenuto intorno alle 6.30 ora locale di martedì 4 aprile, sembra siano state avvelenate mentre dormivano nei loro letti. Esperti di armi chimiche che lavorano con Amnesty International hanno confermato che le vittime è molto probabile siano state esposte a un agente nervino o a un composto organofosforico come il sarin. Gli esperti non credono che sia stato utilizzato cloro come nei precedenti attacchi chimici nel conflitto siriano.

Prove video. Amnesty International ha anche verificato l’attendibilità di più di 25 frammenti di materiale video girato all'indomani dell'attacco con armi chimiche. “Alcuni video sono di qualità sufficiente per permettere agli esperti di osservare le vittime con pupille puntiformi, classico sintomo di avvelenamento da gas nervino. Personale medico ha riferito di aver sofferto di esposizione secondaria, che sarebbe anche coerente con l'uso di un agente nervino. In alcuni video le vittime appaiono prive di movimenti bruschi o spasmi e gli esperti concordano trattasi di casi estremi di avvelenamento. In altri, inclusi video di bambini, i pazienti tremano”.
Un frammento di immagine, corroborato da Amnesty International con altri contenuti disponibili, mostra nove bambini senza vita sul retro di un camioncino. I minori, ragazze e ragazzi, sono nudi o vestiti parzialmente; sembrano morti nei loro letti. Nessun segno di trauma è visibile sui loro corpi,  il che è coerente con l’avvelenamento chimico. Altri video realizzati in strutture mediche a seguito dell’attacco mostrano molte persone trattate per sofferenza respiratoria, così come altre immagini di morti, bambini e adulti. Non ci sono segni evidenti di ferite sanguinanti o lesioni da schegge.
"Questo è il più sanguinoso attacco chimico in Siria dall’adozione della risoluzione 2118 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sull'eliminazione delle armi chimiche in Siria nel 2013 - ha aggiunto Anna Neistat -. L'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche e le Nazioni Unite hanno confermato congiuntamente diversi attacchi con armi chimiche da allora, da parte del governo e di forze non governative. È spaventoso che nessuno sia stato assicurato alla giustizia".
 
Interviste con operatori sanitari a Idlib. Amnesty International ha intervistato un infermiere, che lavorava presso l'ospedale di Al Rahma la mattina dell'attacco. Si ricorda di aver controllato l’orologio intorno alle 06.20, mentre stava prendendo il caffè a colazione e tutto era tranquillo fino a quel momento. "Il rumore dell'esplosione non era quello a cui siamo abituati. I miei colleghi ed io abbiamo pensato che non fosse un’esplosione a causa del tonfo, non era un suono di esplosione. Pochi minuti dopo, intorno alle 6.35 del mattino, le prime vittime hanno cominciato a essere portate all’interno. Poi il flusso è continuato fino alle 9.00 circa. C'era un numero enorme di persone e aiuti che arrivavano, solo quattro medici erano in ospedale in quel momento e uno di noi è rimasto anche infettato".
L'infermiere ha anche descritto sintomi sconosciuti:  "L'odore ci ha colpiti qui al centro; puzzava come cibo avariato. Abbiamo accolto vittime di attacchi di cloro prima - questo è stato completamente diverso. Le vittime vomitavano dal naso e dalla bocca, un colore giallo scuro, in alcuni casi virante al marrone. Paralisi alle funzioni respiratorie - i bambini morivano più velocemente degli adulti a causa di questo. Abbiamo provato le iniezioni ... ma semplicemente non hanno funzionato. Le vittime non erano in grado di deglutire, erano prive di sensi, completamente inerti.”
“L'uso di armi chimiche è severamente vietato ai sensi del diritto internazionale umanitario e costituisce un crimine di guerra. La comunità internazionale deve mostrare sdegno e adottare tutte le possibili misure per proteggere il popolo siriano e le persone di tutto il mondo da tali atti orribili“, ha ammonito Anna Neistat.

Unicef: “Sono 280 mila i bambini sotto assedio”. Ieri sera anche l’Unicef aveva censurato l’operato in Siria. Geert Cappelaere, direttore regionale Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa, ha dichiarato: “Mentre i leader del mondo si riuniscono per discutere sul futuro della Siria e della regione, questo attacco dovrebbe essere un duro monito sulle parti in conflitto in Siria che continuano palesemente ad ignorare i diritti e la protezione dei bambini"
"La realtà quotidiana per i bambini della Siria è molto triste – ha continuato -. I bambini continuano a pagare il prezzo più alto di un conflitto violento che non hanno voluto. L’anno scorso è stato l’anno in cui è morto il maggior numero di bambini della Siria da quando il conflitto ha avuto inizio. Pensavamo che le violenze non potessero peggiorare, invece nelle ultime settimane, anche oggi, le violenze sono aumentate e continuano ad Al Raqqa, Damasco e Aleppo. I bambini continuano a vivere sotto terribili attacchi. Oltre 280 mila sono intrappolati in aree sotto assedio, senza alcun tipo di aiuto umanitario. Circa il 70% dei bambini sotto assedio vivono nell’area Orientale di Ghouta dove non esistono né protezione né accesso ai servizi di base".

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Tag: Oxfam, Unicef, Amnesty International, Siria

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