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“Ri-vestiti!”, a Bologna sfila la moda solidale e sostenibile

Cinquanta espositori, 26 laboratori, 5 sfilate e poi cinema, musica, cibo e tanto volontariato. Sono i numeri di “Terra Equa” che dedica la sesta edizione a tessile, abbigliamento, accessori. Dal Fiume: “Anche nella moda è possibile scegliere, associando qualità estetica ed etica”. L’8 e il 9 aprile a Bologna

07 aprile 2017

- BOLOGNA – Qualità, dignità, sostenibilità, naturalità, bellezza, responsabilità, diversità, unicità, creatività, etica-estetica. Sono le parole che caratterizzano “Ri-vestiti! La moda di fare un’altra economia”, la sesta edizione di “Terra Equa” dedicata a moda, abbigliamento, tessile, accessori che si terrà l’8 e il 9 aprile a Bologna, a Palazzo Re Enzo. “Il commercio equo e solidale e l’economia solidale forniscono un’alternativa a consumi che, nell’ambito della moda, coinvolgono produzioni tessili che sfruttano i lavoratori e l’ambiente”, dice Giorgio Dal Fiume, coordinatore di “Terra Equa” e presidente di World fair trade organization-Europa. L’industria del tessile, dell’abbigliamento e del calzaturiero è una delle più grandi al mondo, dà lavoro a 75 milioni di persone (il 75% sono donne) di cui 4 milioni in Europa e 350 mila in Italia. Le retribuzioni dei lavoratori nel Sud del mondo incidono tra lo 0,5% e il 3% sul prezzo di vendita di una maglietta prodotta in Asia e venduta in Europa (dati Quaderno del commercio equo e solidale 2015). “A “Terra Equa” dimostriamo che anche su questo piano è possibile associare qualità estetica ed etica, utilizzando materie prime innovative. È possibile scegliere e in un contesto in cui lo sviluppo sostenibile è oggetto di investimenti crediamo che il commercio equo e solidale e l’economia solidale rappresentino un elemento importante”, aggiunge Dal Fiume. 

50 espositori, 26 laboratori, 5 sfilate e poi cinema, musica e cibo. Sono i numeri della sesta edizione di “Terra Equa” che vedrà la partecipazione, tra gli altri, di Libera Bologna con i bijoux creati dalle donne detenute del carcere Dozza di Bologna, le maglie del Maglificio 100Quindici passi nato in un bene confiscato alla mafia (l’ex villa bunker di un boss affiliato al clan Graziano) a Quindici, in provincia di Avellino, e le creazioni della sartoria sociale della cooperativa Altri Orizzonti (nata in un bene confiscato alla camorra a Castel Volturno, nel casertano) che integra le diverse culture presenti sul territorio. Una delle sfilate – in programma l’8 aprile alle 12 nella Corte di Palazzo Re Enzo – vedrà le produzioni di Monica Gabusi abbinate alle borse realizzate dalle 5 detenute che lavorano in “Gomito a gomito”, la sartoria della sezione femminile del carcere Dozza di Bologna. Il 9 aprile alle 17 c’è “No brand like Marakanda”, sfilata delle creazioni della stilista Miriam Gardoni impreziosite dai motivi grafici degli utenti con disabilità del laboratorio creativo specializzato Marakanda di Borgonuovo di Sasso Marconi (Bologna) che, a loro volta, hanno realizzato borse e zaini. Gli utenti del laboratorio saranno in passerella insieme a modelle professioniste. 

A “Terra Equa” saranno premiati anche i tre elaboratori più originali con cui gli studenti degli istituti superiori di moda, design, artigianato, grafica hanno partecipato a “Fashion Fair Parade”, concorso il cui obiettivo è rendere consapevoli gli studenti che i prodotti racchiudono diverse storie: quella dei lavoratori e delle tecniche di lavorazione, ma anche quella delle risorse e dei materiali utilizzati, oltre che dei luoghi e dei viaggi che i prodotti fanno dal luogo di produzione a quello di vendita. Ogni gruppo ha realizzato un capo di abbigliamento, un gioiello, una borsa o un accessorio che prevede l’uso di materiali di riciclo, riuso o recupero. Il premio consiste in una lezione con una stilista etica che si terrà nella due giorni bololognese di “Ri-vestiti!”. 

Durante “Terra Equa” verranno ri-lanciate le campagne “Abiti puliti” che vuole migliorare le condizioni di lavoro di chi è impiegato nell’industria tessile globale, e “Fashion Revolution” che pone semplicemente una domanda “Chi produce i miei abiti?”. (lp)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: moda etica

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