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"Le Rems rischiano di diventare manicomi giudiziari”: parte il digiuno

Il comitato StopOpg lancia una staffetta del digiuno per chiedere di eliminare dal ddl di riforma del codice penale un comma che trasformerebbe le Rems nei vecchi Opg. A dar via al digiuno l’ex commissario Corleone: “Chiarire la natura delle Rems è una priorità assoluta”

12 aprile 2017

ROMA – A pochi giorni dalla chiusura degli Opg, le Rems “rischiano di diventare a tutti gli effetti i nuovi Ospedali psichiatrici giudiziari per via di un comma del disegno di Legge “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all'ordinamento penitenziario”. A lanciare l’allarme è il comitato StopOpg che da oggi fa partire una nuova staffetta del digiuno durante la discussione del ddl alla Camera, per “ottenere lo stralcio della norma in questione”. Secondo il comitato, infatti, il rischio è quello di “riaprire la stagione degli Opg – spiega il comitato in una nota -. Viene infatti ripristinata la vecchia normativa disponendo il ricovero di detenuti nelle Residenze per le misure di sicurezza (Rems) come se fossero i vecchi Opg”.

- Ad avviare la staffetta l’ex Commissario unico per il superamento degli Opg, Franco Corleone, secondo cui il comma incriminato “con irresponsabilità e incompetenza prevede la possibilità che le Rems debbano accogliere oltre che le persone prosciolte per incapacità totale al momento del fatto (i folli rei), anche i condannati che manifestano una patologia psichiatrica in carcere durante l’esecuzione della pena (i rei folli), nonché i soggetti bisognosi di osservazione psichiatrica. L’argomento che viene usato ipocritamente è quello legato alla non idoneità delle previste articolazioni psichiatriche in carcere”. Secondo Corleone, però, “una struttura che metta insieme prosciolti condannati, imputati, osservandi e, perché no, minorati psichici ha un nome e una storia. Si chiama manicomio giudiziario l’altro ieri e Opg ieri”.

Per l’ex commissario, quando si parla di salute e carcere servono modifiche chiare  “per consentire tutta la gamma di misure alternative, sia l’affidamento come accade per i tossicodipendenti e anche l’incompatibilità con la detenzione. Sarà compito dei giudici di sorveglianza valutare e decidere – aggiunge -. Bisognerebbe anche prevedere una diversa organizzazione dei servizi psichiatrici in carcere, che non può essere limitata alle articolazioni psichiatriche penitenziarie, destinate alle acuzie, alle osservazioni e alla cura dei soggetti con perizia di patologia psichiatrica, ma deve prevedere la presa in carico socio-sanitaria della generalità dei detenuti con problemi di disagio mentale”.

Di questioni aperte nel funzionamento delle trenta Rems, afferma l’ex commissario, ce ne sono. Ma bisogna stare attenti a non confondere l’attuale struttura con quelle del passato. C’è il problema delle dimensioni, “che vanno dalle due unità del Friuli Venezia Giulia ai 120 ospiti di Castiglione delle Stiviere – continua Corleone -; le problematiche dei soggetti senza fissa dimora, italiani e stranieri; le condizioni di vita delle donne non sempre rispettose del genere; la lista d’attesa a macchia di leopardo tra le diverse regioni; l’architettura delle strutture provvisorie e soprattutto di quelle definitive. La priorità assoluta sta, però, nel chiarire la natura delle Rems che a mio parere devono essere strutture riservate ai prosciolti definitivi (in ultima istanza) e non per misure provvisorie, decise magari senza perizia”.

La staffetta ha già diverse adesioni, come si può vedere sul sito internet di StopOpg, ma si può aderire scrivendo a redazione@stopopg.it. Al governo, l’appello affinché ci sia “un intervento deciso per rimuovere quanto inopinatamente la norma in discussione ha disposto – spiega il comitato StopOpg -, a sostegno del faticoso processo di superamento degli Opg. Ci auguriamo che nella discussione alla Camera dei deputati ciò avvenga”. (ga)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Rems, StopOpg, Franco Corleone, Opg

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