:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Madri a più di 31 anni e meno figli. Il sud studia meno e si sposa di più

I dati del Rapporto "Noi Italia" dell'Istat. Continua a diminuire il numero medio di figli per donna: secondo le stime più recenti, nel 2016 si attesta a 1,34 (1,35 nel 2015), mentre occorrerebbero circa 2,1 figli per garantire il ricambio generazionale. Indice di vecchiaia: 161 anziani ogni 100 giovani

14 aprile 2017

ROMA - Continua a diminuire il numero medio di figli per donna: secondo le stime più recenti, nel 2016 si attesta a 1,34 (1,35 nel 2015), mentre occorrerebbero circa 2,1 figli per garantire il ricambio generazionale. L'età media della madre, 31,7 anni il dato stimato per il 2016, aumenta di quasi un anno dal 2004 e le regioni del Mezzogiorno si confermano, in media, quelle con le madri più giovani. E' quanto emerge dal rapporto Istat "Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo".
Nella graduatoria europea della fecondità, il nostro Paese è al 23° posto, solo Francia e Irlanda presentano valori di poco inferiori alla soglia di ricambio generazionale (rispettivamente 2,0 e 1,9%, dati 2014).

- Tre matrimoni ogni mille abitanti: Italia in coda all'Ue. Sempre secondo il rapporto Istat, con 3,2 matrimoni ogni mille abitanti, l'Italia rimane uno dei paesi dell'Ue in cui ci si sposa meno, soltanto Portogallo e Lussemburgo hanno un quoziente di nuzialità più basso. Nel corso del 2015 in tutte le regioni la nuzialità è stabile o in ripresa (fanno eccezione Puglia e Molise); il Mezzogiorno si conferma la ripartizione con la nuzialità più alta, il Nord-ovest quella con meno matrimoni rispetto alla popolazione.

Scuola, al Sud il 48,6% ha al massimo la terza media. L'Istat evidenzia poi come prosegua il miglioramento del livello di istruzione degli adulti. La quota di 25-64enni che hanno conseguito al massimo la licenza media è scesa dal 51,8% del 2004 al 40,3% del 2016, ma sfiora il 50% nel Mezzogiorno (48,6%).
L'Italia risulta quartultima nella graduatoria delle persone di 25-64 anni con livello di istruzione non elevato, con una incidenza quasi doppia rispetto all'Ue28 (rispettivamente 40,1% e 23,5%, dati 2015).
Nel 2016 la quota di giovani che abbandonano precocemente gli studi è scesa al 13,8% in Italia (16,1% tra gli uomini e 11,3% tra le donne), superando l'obiettivo nazionale del 16% fissato dalla Strategia Europa 2020. L'Italia occupa il quartultimo posto nella graduatoria europea (14,7% contro una media Ue28 dell'11,0% nel 2015), solo Romania, Malta e Spagna registrano percentuali più elevate.
Il 26,2% dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario nel 2016, valore in linea con quanto stabilito dalla stessa Strategia europea come obiettivo per l'Italia, ma lontano dal 40% fissato per la media europea. In Europa il nostro Paese continua a ricoprire l'ultima posizione (25,3% contro 38,7% della media Ue28, dati 2015).

In Italia 161 anziani ogni 100 giovani. Continuano a crescere l'indice di vecchiaia e quello di dipendenza: al 1° gennaio 2016 ci sono 161,4 anziani ogni cento giovani e 55,5 persone in età non lavorativa ogni cento in età lavorativa. In ambito europeo, l'Italia si conferma al 2° posto dopo la Germania per l'indice di vecchiaia (157,7 e 159,9% nel 2015) e al 5° posto dopo Francia, Svezia, Finlandia e Danimarca per l'indice di dipendenza (55,1% in Italia, 52,6 la media dell'Unione nel 2015).
La speranza di vita alla nascita della popolazione residente è stimata in 80,6 anni per gli uomini e 85,1 per le donne nel 2016, in aumento dopo l'eccezionale decremento dell'anno precedente. A livello europeo l'Italia si colloca al 4° posto per entrambi i generi (dati 2014). (DIRE)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Istat

Ti potrebbe interessare anche…

Stampa Stampa