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Teatro in carcere, cresce la partecipazione: 41 istituti coinvolti in 16 regioni

I numeri dell'edizione 2017 della Giornata nazionale parlano di un successo che si consolida di anno in anno: 40 giorni (dal 20 marzo al 30 aprile) in cui detenuti e migliaia di spettatori comunicano attraverso il linguaggio del teatro. "Strumento prezioso di crescita personale"

15 aprile 2017

ROMA – Dal Piemonte alla Sicilia, dalla Lombardia al Molise passando per la Puglia, le Marche, l’Abruzzo, il Lazio e la Campania: 16 regioni italiane coinvolte fino a oggi, 41 istituti penitenziari impegnati negli eventi insieme ad altre 17 istituzioni tra università, scuole, uffici di esecuzione penale esterna, teatri ed enti locali, per un totale di 55 rappresentazioni. Quaranta giorni, dal 20 marzo al 30 aprile, in cui centinaia di detenuti e migliaia di spettatori stanno comunicando attraverso un solo linguaggio: quello del teatro, rompendo schemi e muri, costruendo legami e ponti.
Si candida a superare i numeri della terza edizione, seguendo le orme di un successo che si consolida di anno in anno, la IV giornata nazionale del teatro in carcere, promossa, in concomitanza con il World Theatre Day 2017 (Giornata Mondiale del Teatro giunta alla 55ma edizione), dal Coordinamento nazionale Teatro in carcere, un organismo costituito da oltre 40 esperienze teatrali diffuse su tutto il territorio nazionale, con il sostegno del ministero di Giustizia – Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e la collaborazione dell’università Roma Tre. I dati aggiornati sugli istituti che stanno aderendo con i propri eventi e l’elenco delle rappresentazioni sono disponibili sul sito www.teatrocarcere.it.

“I dati che compaiono sul nostro sito - spiega Vito Minoia, presidente del Comitato nazionale - sono aggiornati, ma sappiamo che stanno arrivando nuove adesioni”. Una delle più recenti è quella del carcere di Ascoli Piceno. “Il nostro laboratorio teatrale è attivo da tempo - spiega la direttrice dell’istituto di pena, Lucia Di Feliciantonio – e quest’anno ha aderito alla giornata nazionale. Il prossimo 21 aprile sarà messa in scena la Fedra di Racine, ambiziosa tragedia interamente in rima. Gli attori Danilo, Francesco, Antonio, Tony e Karim, preparati con il consueto rigore da Claudio Pizzingrilli, hanno realizzato anche una scenografia molto suggestiva”. E dopo la prima, si replica il 28 aprile con un evento a cui parteciperanno anche due scolaresche della città. “Il teatro - commenta la direttrice del Marino - è uno strumento prezioso di crescita personale e di grande valenza rieducativa per ogni detenuto che vi si cimenta”.
Nelle Marche un’altra rappresentazione di successo in questa quarta edizione, quella che il 27 marzo ha visto a Pesaro Carlo Formigoni, maestro del teatro italiano che si è formato al Berliner Ensemble negli anni Sessanta e che con la Compagnia dell’Altopiano ha presentato lo spettacolo ‘Amleto dei bassi’. “Trattandosi di un Maestro del Teatro Contemporaneo - racconta Vito Minoia -, erede e prosecutore della tradizione del Teatro Epico di Bertolt Brecht, quello di Pesaro è destinato a rimanere un evento per la storia delle scene penitenziarie: uno spettacolo ispirato a un testo autobiografico di un giovane detenuto che trova il riscatto attraverso la recitazione. Una storia che è arrivata dritta al cuore ed alla grande intelligenza del pubblico dei detenuti e delle detenute che hanno assistito, raggiungendo in pieno l’obiettivo dell’effetto straniante auspicato da Brecht”.

Isabelle Huppert, l’attrice a cui è stato affidato il messaggio della 55ma giornata mondiale del teatro a cui si agganciano gli eventi nelle carceri, nelle sue righe sottolinea che “le nostre 24 ore ci portano dalla Francia alla Russia, da Racine e Molière a Cechov, e poi attraversano l’Atlantico per finire in un campus della California, dove forse dei giovani reinventano il teatro. Perché il teatro risorge sempre dalle proprie ceneri. Non c’è convenzione che non si debba instancabilmente abolire. E’ così che il teatro resta vivo. Il teatro ha una vita rigogliosa che sfida lo spazio e il tempo, le opere teatrali più contemporanee si nutrono dei secoli passati, i repertori più classici diventano moderni ogni volta che li si mette in scena di nuovo”. Niente di più vero, quando il palcoscenico è nel teatro di un carcere. (Teresa Valiani)

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