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Il riscatto delle "case bianche" di Milano dopo la visita del Papa

Un mese fa, la prima tappa del Pontefice nel capoluogo lombardo è stata proprio nel quartiere di case popolari dove vivono 500 famiglie in condizioni di disagio. Zerbeloni (Progetto Agorà): "Sicuramente ha incoraggiato le persone e i volontari che si danno già da fare"

18 aprile 2017

MILANO - "Prima nessuno in Regione e all'Aler sapeva dove fossero le casa bianche. Da quando è passato il Papa nel nostro quartiere, ci conoscono tutti e sanno quali sono i nostri problemi": Oscar Strano è il presidente del Comitato Via Salomone Rinasce (e da meno di un anno anche presidente del Municipio 4). A un mese di distanza della visita a Milano di Francesco, cosa è cambiato in questo quartiere di case popolari, in cui vivono circa 500 famiglie? La prima tappa del Pontefice nel capoluogo lombardo è stata proprio in queste case. "Questa attenzione e visibilità ha creato un maggior senso di appartenenza -sottolinea Oscar Strano-. Però questi inquilini non vogliono pietà, ma risposte. Ora tutti hanno potuto vedere in che condizioni vivono e ci si aspetta dall'Aler, dalla Regione e dal Comune una risposta complessiva, che vada alla radice dei problemi". Problemi che sono strutturali (infiltrazioni d'acqua, ascensori perennemente rotti, mancanza di manutenzione) e sociali: ci vivono molti anziani, spesso soli. "La rabbia è già tanta e sarebbe grave se, spenti i riflettori, tutto continuasse come prima". 

- In questi caseggiati, costruiti negli anni '70, vivono da una decina d'anni anche cinque Piccole sorelle di Charles de Focauld. Conosciutissime e stimate da tutti gli inquilini. "La gente sente di aver partecipato a un evento bello, emozionante e storico -racconta Sofia, una delle piccole sorelle-. Eravamo in cortile con tutti gli altri e c'erano persone di religioni diverse, anziani e giovani. La visita del Papa è stata un grande giorno di festa". Ma anche nei giorni seguenti ci sono stati piccoli gesti per ricordare l'evento. Come quello di Dorotea, che vive con il marito infermo. Hanno ricevuto in casa il Papa. La notte precedente, però, Dorotea ha impastato e cotto un cesto di panini che ha chiesto al Santo Padre di benedire. "La signora poi ha distribuito questi panini alle altre famiglie che hanno in casa un malato e che non hanno avuto la fortuna di incontrare il Papa nella propria abitazione -racconta Sofia-. La vita va avanti, ma c'è insomma questo sentimento di aver vissuto insieme qualcosa di unico".  

"Sicuramente la visita del Papa ha incoraggiato le persone e i volontari che nel quartiere si danno già da fare", aggiunge Massimo Zerbeloni, coordinatore del progetto Agorà, promosso da cooperative e associazioni (La Strada, La nostra comunità, Ceas) e dalle parrocchie di San Galdino e di San Nicolao della Flue, per avviare iniziative che rafforzino la coesione sociale del quartiere. In cantiere c'è la creazione degli orti condominiali, un'orchestra dei ragazzi, una biblioteca. Che nel tempo dovranno essere gestiti dagli stessi inquilini. "C'è però in molti una sorta di rassegnazione -aggiunge-. Si sentono emarginati, dimenticati, tendono a chiudersi. Ci vuole tempo per cambiare le cose". (dp)

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Tag: Case popolari, Papa Francesco

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