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"Gabriele libero subito": ong e giornalisti chiedono la liberazione di Del Grande

Del Grande è in stato di fermo in Turchia dal 9 aprile scorso. Arci: siano comunicate al più presto data e modalità del rilascio. Noury (Amnesty) critica la posizione “debole” del nostro Governo nei confronti della autorità turche. Fsni: non abbassare la guardia

18 aprile 2017

Gabriele Del Grande
Gabriele Del Grande

ROMA - “Gabriele libero subito". E' questo il messaggio che viene lanciato a gran voce in queste ore per chiedere la scarcerazione immediata di Gabriele Del Grande, giornalista, documentarista e blogger, fermato e tenuto in stato di fermo in Turchia dal 9 aprile scorso. Mentre si attende di sapere l'esito della trattativa tra l'Italia e il governo turco per il suo rilascio e rimpatrio, sono tanti a stringersi intorno alla famiglia di Del Grande. Arci nazionale esprime solidarietà: "Ci uniamo alla sua famiglia nel chiedere che al più presto siano comunicate la data e le modalità del rilascio - si legge in un comunicato -. E’ nota infatti la durezza delle condizioni di vita nelle carceri di un Paese in cui, soprattutto dopo la dichiarazione dello stato d’emergenza successiva al fallito golpe delle scorsa estate, c’è stata una forte stretta repressiva a scapito del rispetto dei diritti umani. E certamente la situazione di tensione determinata dalla contestata vittoria nel referendum costituzionale voluto da Erdogan non ci tranquillizza. Ci auguriamo quindi il massimo impegno delle nostre rappresentanze diplomatiche in Turchia e chiediamo un intervento urgente del nostro ministero degli Esteri perché Del Grande venga immediatamente rilasciato e rimpatriato". 

Per Amnesty international "Del Grande è vittima dell’autoritarismo turco, un sistema di purghe e caccia alle streghe su tutta la società che ha portato all’arresto di magistrati, avvocati, insegnanti, giornalisti, universitari”. Il portavoce Riccardo Noury si è detto “molto preoccupato per la detenzione di Gabriele” perché “sia il Governo italiano che quello turco dicono che sta bene, ma la sua voce non l’abbiamo ancora mai sentita” e la sua è di fatto “una detenzione arbitraria di una persona in stato di isolamento”. Pertanto, dice Noury, “se il rilascio di Gabriele non dovesse avvenire entro mercoledì, come detto dalla Farnesina, sarà opportuno che il nostro Governo faccia sentire la propria voce” visto che finora il suo atteggiamento è stato “debole e accondiscendente, così come quello dell’Europa nei confronti della Turchia su tante altre questioni”. In merito al fermo di Del Grande, Noury ha poi aggiunto: “Gabriele non ha compiuto nessun reato e se il motivo della detenzione è davvero la mancanza del permesso stampa, non è giustificabile un fermo così lungo”. E infine: “La zona in cui si trova Gabriele è una zona militarizzata e in stato di emergenza, dove le condizioni per uno stato di diritto sono assenti”.

Anche la Federazione nazionale della stampa (Fnsi) ha fatto sentire la sua voce: "Quello che di grave poteva accadere in Turchia era già accaduto prima delle elezioni, con l’arresto di migliaia di oppositori e la chiusura quasi totale di tutti i media non allineati. Nelle carceri restano oltre 100 cronisti in attesa di processi affidati ad una magistratura che ha già subito un pesante processo di epurazione - sottolineano il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti -. Da giorni, infine, Gabriele Del Grande si trova in stato di fermo, sempre in attesa di essere rilasciato. Le autorità turche hanno garantito a quelle italiane che la sua liberazione potrebbe essere imminente, ma sarà bene non abbassare la guardia e continuare ad “illuminare” la sua vicenda sino a quando non sarà davvero rientrato in Italia".

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Tag: #freegabriele, turchia, gabriele del grande , Ong

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