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Rifugiati. Fakaba, l'artigiano che insegna a creare maschere Dogon

Fakaba è figlio di un artigiano maliano della popolazione dei Dogon che, da generazioni, crea strumenti musicali e maschere rituali. Arrivato in Italia, è stato accolto a Castelguelfo dove ha insegnato a costruire le maschere ai bambini delle elementari

30 aprile 2017

CASTELGUELFO (Bologna) - Un laboratorio per costruire maschere Dogon, utilizzate dall’omonima popolazione del Mali nelle cerimonie rituali. È stato condotto a Castelguelfo da Fakaba, richiedente asilo figlio di un artigiano maliano della popolazione dei Dogon, accolto nel Centro di accoglienza straordinario locale, gestito dalla cooperativa sociale Lai-momo. L’idea di promuovere il laboratorio, che ha coinvolto un gruppo di bambini delle scuole elementari, è nata da Silvia Pitzalis, operatrice della cooperativa, e Sara Bruni. Ad assistere Fakaba, oltre a Silvia e a Giacomo Delle Donne, anche lui operatore di Lai-momo, c’erano due amici, provenienti da Mali e Costa d’Avorio. “Molte sono state le domande e le curiosità dei bambini coinvolti – raccontano i promotori – Guidati dai ‘maestri’, ma ispirati dalla libera fantasia, hanno potuto sbizzarrirsi utilizzando pennelli, colori e materiali diversi con cui assembleare e decorare le maschere: cartone, lenzuoli, pezzi di legno, semi, conchiglie”.

La popolazione maliana dei Dogon, da generazioni, utilizza strumenti musicali e maschere usate in cerimonie rituali, trasmettendo il sapere per via patrilineare. I Dogon sono circa 240 mila, sparsi nei villaggi della falesia di Bandiagara, a sud del fiume Niger (zona dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’Unesco per la sua importanza culturale). Le maschere Dogon sono fatte principalmente di legno e i soggetti più rappresentati sono le donne, gli animali e gli antenati. “Sono forse il simbolo più espressivo della loro fede e vengono usate durante cerimonie e danze rituali, nelle piazze dei villaggi in cui si raccontano storie legate ai Dogon. I danzatori indossano le maschere che mettono in contatto con il mondo dei morti e degli antenati con quello dei vivi”.

Il laboratorio è stata un’occasione di scambio e integrazione. “I bambini sono stati conquistati da una lezione partecipata e originale e Fakaba ha potuto condividere anche solo in piccola parte la ricchezza della sua cultura di origine, nei luoghi che lo stanno ospitando – concludono i promotori – Un’esperienza che ha entusiasmato e appassionato e che sarebbe interessante riproporre in altri contesti, allargando anche la platea dei piccoli destinatari”. Al termine, Fakaba ha regalato alcune maschere da lui realizzate alla biblioteca di Castelguelfo. (lp)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: migranti, Richiedenti asilo

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