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Sostenere i nidi di montagna (e le famiglie) contro lo spopolamento

Il progetto +3E è uno dei 133 ammessi alla seconda fase del Bando Prima Infanzia contro la povertà educativa. È promosso da Unicoop, Aurora Domus ed Eureka. Sono 1.322 i bambini 0-6 anni residenti in 8 comuni del piacentino coinvolti. Obiettivo, "L’idea "creare un welfare di comunità”

03 maggio 2017

PIACENZA - Favorire la frequenza dei bambini nei servizi educativi dell’Appennino. È l’obiettivo del Progetto “+3E. Più forza per la rete dei nidi di montagna”, promosso da Unicoop insieme ad Aurora Domus ed Eureka, cooperative che gestiscono nidi d’infanzia in 8 comuni della montagna piacentina. Il progetto è uno dei 133 (su 1.200 proposte arrivate da tutta Italia) ammessi alla seconda fase del Bando Prima infanzia (0-6 anni) contro la povertà educativa dell’impresa sociale “Con i bambini” che mette a disposizione 69 milioni di euro su tutto il territorio nazionale. “Il senso di questo progetto – spiega Arlene Zioni, presidente di Unicoop – è sostenere le famiglie e contrastare l’abbandono della montagna, rafforzando i servizi per la prima infanzia”. I destinatari del progetto sono i bambini di età compresa tra 0 e 6 anni residenti negli 8 comuni coinvolti: 1.322 al 31 dicembre 2016, di cui 83 iscritti al nido d’infanzia e 590 alle scuole d’infanzia (di cui 201 di origine straniera), le famiglie con bambini tra 0 e 6 anni seguite dai servizi sociali sono 52. “Le famiglie sono il più importante presidio per la tenuta del territorio e la resilienza, il nostro obiettivo è implementare la possibilità di fruizione dei servizi per prevenire il disagio, promuovere il benessere ed evitare lo spopolamento dei territori – aggiunge Zioni – L’idea è creare un welfare di comunità”.

- Il progetto riguarda servizi educativi già esistenti, l’obiettivo è facilitare l’accesso per le famiglie. “L’idea è di creare una rete tra i servizi, per integrare le risorse, rendere i servizi più accessibili e flessibili attraverso elementi innovativi come il coinvolgimento dei genitori in ruoli e funzioni diverse da quelle che, solitamente, sono demandate alle famiglie: ad esempio, la partecipazione ai lavori di giardinaggio nel nido potrebbe dare diritto allo scomputo di una parte della retta – continua Zioni – In questo modo si agevola l’accesso perché per molte famiglie il costo del nido è ancora uno scoglio”.

Unicoop è capofila del progetto, è attiva da 31 anni sul territorio di Piacenza e provincia, ha 340 soci (in gran parte donne) e si occupa di servizi sociali ed educativi rivolti ad anziani, minori e disabili. Oltre alle 3 cooperative, il progetto vede la partnership degli 8 comuni coinvolti (Bettola, Ponte dell’Olio, Castell’Arquato, Lugagnano, Vernasca, Morfasso, Travo e Pianello), della Provincia di Piacenza e dell’Università cattolica del Sacro Cuore. “L’università è il partner scientifico a cui spetterà, nel caso in cui il progetto dovesse superare la seconda fase, il compito di supervisionare gli esiti del progetto e la sua efficacia”, conclude Zioni. (lp)

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Tag: povertà educativa

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