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Cresce il volontariato in Sardegna: meno militante, ma sempre più vitale

A distanza di 8 anni, presentata la nuova ricerca del CSV Sardegna Solidale curata da Renato Frisanco. Nella regione 1.700 associazioni (+400) e 183 mila volontari. I nuovi si impegnano nella partecipazione civica. Critico il rapporto con il pubblico, ma aumenta la quota degli ottimisti sul futuro

06 maggio 2017

ROMA - In Sardegna operano 10 organizzazioni di volontariato (odv) ogni dieci mila abitanti e il dato è in crescita rispetto al 2008 fa quando il rapporto era di 8 ogni diecimila. Le associazioni censite sono oggi 1701 (quattrocento in più rispetto a nove anni fa) e i volontari impegnati ben 32 mila. Ma il numero delle persone coinvolte a vario titolo è molto più ampio: considerando anche i volontari saltuari e le persone retribuite dalle associazioni, il numero dei sardi impegnati nel volontariato sale addirittura a 183 mila.

Sono questi i dati che emergono dalla ricerca “Il Volontariato in Sardegna - Organizzazioni di volontariato nella rilevazione campionaria 2016: identità e processi”, promossa dal Centro di servizio per il volontariato Sardegna Solidale e condotta dal ricercatore Renato Frisanco. La ricerca, presentata nei giorni scorsi a Sassari, segue quella analoga elaborata otto anni fa ed è stata condotta nel 2016 su un campione di 264 organizzazioni.

box Un volontariato vitale. “Bisogna dare atto a Sardegna Solidale di essere uno dei pochi centri in Italia a svolgere ricerche sui bisogni del volontariato”, ha affermato Renato Frisanco, mentre per il presidente di Sardegna Solidale Giampiero Farru, “il quadro che emerge è quello di un volontariato vitale che cresce e che guarda con fiducia alle sfide del futuro”. “Certamente non mancano le criticità, - ha proseguito, - soprattutto in riferimento al rapporto con le pubbliche amministrazioni. A fronte di un impegno così radicato nei nostri territori, non possiamo infatti non denunciare la centralizzazione delle decisioni riguardanti il volontariato ipotizzata dalle bozze di decreti attuativi della nuova legge sul Terzo settore, così come l’assordante silenzio dell’amministrazione regionale nei confronti del nostro movimento, con l‘Osservatorio regionale del Volontariato ormai messo da parte”.

Distribuzione sul territorio. Le associazioni prese in esame nella ricerca hanno in media 19 volontari, a cui però si devono aggiungere coloro che saltuariamente contribuiscono all’operatività dei gruppi. Le odv sarde sono generalmente piccole: il 45 per cento non ha più di dieci volontari (dato invariato rispetto alla precedente ricerca).

Evidenti gli squilibri nella distribuzione territoriale: il 45 per cento delle odv sarde opera infatti in provincia di Cagliari, nella quale sono presenti 13,6 associazioni ogni diecimila abitanti. A seguire la provincia di Sassari (14,3 - 7,3), Nuoro (9,3 - 10,1), Carbonia-Iglesias (8,2 - 11), Oristano (7,9 - 8,3), Olbia Tempio (6,8 - 7,2), Medio Campidano (6 - 10,2) e Ogliastra (2,5 - 7,3).

Attività. Ad essersi consolidate maggiormente in questi ultimi otto anni sono state soprattutto le odv impegnate nel welfare. Le nuove associazioni sono sorte invece soprattutto nell’ambito della partecipazione civica (cultura, ambiente beni culturali, solidarietà internazionale). Questa tendenza, secondo Frisanco, è frutto di un nuovo volontariato più attento ai temi della cittadinanza e meno imperniato sul concetto di militanza.

Caratteristiche dei nuovi volontari. Rispetto alla precedente rilevazione oggi il volontario sardo ha un livello di istruzione più elevato e opera con minore costanza e continuità rispetto al passato. La sua azione è orientata soprattutto verso l’operatività e meno verso un contributo di riflessione critica o di proposta.

Per i presidenti delle associazioni che hanno risposto al questionario, la prima caratteristica che deve avere un volontario è quella di saper fare squadra, seguita dalla consapevolezza della sua azione gratuita e dalla disponibilità ad avere relazioni sociali. Passano invece in secondo piano le competenze professionali e addirittura quasi scompare la necessità di condividere un credo religioso.

Il bisogno più rilevante registrato è quello espresso dalle associazioni di volersi mantenere fedeli ai valori del volontariato, un dato che nel 2008 era solo in quarta posizione. Cala invece la percentuale di associazioni che dichiara la propria attività in crescita (dal 32 al 25 per cento), mentre dalla ricerca emerge anche la necessità dei gruppi di coinvolgere un maggior numero di volontari, in quanto le organizzazioni tendono ad invecchiare.

Dialogo con il pubblico e progetti. Dalla ricerca emerge chiaramente il difficile dialogo tra le organizzazioni e le pubbliche amministrazioni, incapaci (a dire delle associazioni) di esaltare il ruolo del volontariato e di inserirlo nella propria azione come un soggetto attivo. Molte associazioni denunciano inoltre di non poter disporre di una sede. Tuttavia, sono in crescita i progetti portati avanti insieme alle amministrazioni comunali.

Secondo la ricerca, è diminuita la quota di associazioni impegnate nella progettazione, mentre sono al contempo aumentate le associazioni che invece propongono progetti, finanziati in misura maggiore dagli enti privati che non da quelli pubblici. La ricerca registra infatti un minor intervento a partire dal 2008 delle amministrazioni sostegno del volontariato.

E il futuro? Alla domanda “come vi immaginate fra cinque anni?”, ben il 42 per cento delle associazioni ha affermato di prevedere una crescita (nel 2007 gli ottimisti erano il 29 per cento), mentre il 25 per cento ha risposto prevedendo una continuità con il presente (la percentuale nella precedente rilevazione era del 38).

Il ruolo del Csv. Di Sardegna Solidale le associazioni apprezzano soprattutto la spinta verso la promozione dei valori della solidarietà. Secondo la ricerca, Il CSV si distingue per il modello di gestione (basato sulla gratuità) e per la sua struttura reticolare diffusa nel territorio che permette di coinvolgere le organizzazioni nelle attività e di decentrare il più possibile gli interventi.

Registrati in particolare tre elementi di strategia da parte di Sardegna Solidale: la forte propensione alla comunicazione della cultura della solidarietà, (con una particolare attenzione ai giovani); il significativo investimento nella formazione (grazie al piano Formidale); l’investimento sulla tecnologia comunicativa, che mette in interconnessione le associazioni e consente di condividere le loro esperienze più significative, grazie alla rete dei quaranta Sa. Sol. Point diffusi nel territorio e al sistema del Sa. Sol. Desk. 

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Tag: Csvnet, Volontariato

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