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Riforma terzo settore, niente proroghe: il governo approva i decreti

Approvati in via preliminare dal Consiglio dei Ministri tre decreti attuativi della delega sulla riforma del terzo settore: riguardano il Codice del terzo settore, l'impresa sociale e il cinque per mille. E' il cuore del provvedimento di riforma voluto dall'esecutivo. Ora alle Camere per l'esame. Non c'è stato il rinvio che era stato chiesto nelle ultime settimane da numerose organizzazioni

12 maggio 2017

ROMA - Quasi in extremis, un anno dopo l'approvazione della legge delega, arrivano in Consiglio dei Ministri i decreti delegati. Quelli principali, quelli che - a parte il servizio civile universale che ha già completato il suo intero iter - rappresentano il cuore stesso del processo di riforma avviato ormai tre anni fa, nella primavera del 2014, dall'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi.

- I decreti delegati sul Codice del terzo settore, sulla disciplina dell'impresa sociale e sul cinque per mille sono stati approvati in via preliminare dal Consiglio dei Ministri che si è svolto oggi, venerdì 12 maggio, a partire dalle ore 11 a Palazzo Chigi.  E' arrivato dunque il via libera preliminare da parte del governo sui testi che ora, come da prassi, saranno a disposizione delle Commissioni parlamentari competenti sia alla Camera che al Senato, oltre che della Conferenza Stato Regioni, per i pareri del caso. Il provvedimento tornerà infine in Consiglio dei  ministri per l'approvazione definitiva. Tempistica: orientativamente fra la fine di giugno e l'inizio di luglio, cioè nel giro di 45 giorni dal primo via libera. 

Il testo più delicato - e anche più atteso - è senza dubbio quello che porta alla nascita del Codice del Terzo Settore, cioè un insieme di disposizioni giuridiche e fiscali destinato a regolamentare la vita degli enti di terzo settore. Anche se forse meno intuitivo rispetto a quelli dedicati al cinque per mille e all'impresa sociale, sarà questo testo a modificare significativamente l'esistenza delle organizzazioni e a segnare il successo (o l'insuccesso) dell'intero processo di riforma e razionalizzazione. 

Nei giorni scorsi alcune organizzazioni avevano chiesto una riflessione ulteriore prima di arrivare in Consiglio dei ministri. Il Forum del Terzo Settore aveva parlato di testi (sopratutto quello relativo alla normativa fiscale) che "necessitano ancora di un lavoro di affinamento che dia coerenza all'impianto normativo e sia adeguato al valore sociale ed economico che il Terzo Settore rappresenta per il paese" e chiedeva al Governo "una proroga di alcuni mesi per trasformare gli sforzi di questi anni in un lavoro in grado di soddisfare le aspettative e le esigenze del Terzo settore”. Dello stesso parere l'Associazione italiana fundraiser, e anche la ConVol, la Conferenza Permanente delle Associazioni, Federazioni e Reti di Volontariato, chiedeva "una proroga per agevolare una riflessione efficace e propositiva per una nuova stesura". Richiesta motivata, veniva sottolineato, dal fatto che la lettura delle bozze avute a disposizione evidenziava la necessità non di singole limature, ma di una valutazione dell'impostazione generale dei provvedimenti. Sul banco degli imputati, ad esempio, le norme che secondo ConVol "di fatto negano la gratuità del servizio nei confronti dei diretti beneficiari" e "introducono in modo surrettizio i rimborsi forfettari per l'attività dei volontari".

Il governo, e in particolare il sottosegretario al Lavoro e Politiche Sociali, Luigi Bobba, che ha seguito l'intera partita della riforma, avevano però già fatto intendere che queste richieste non sarebbero state ascoltate: "Entro il 15-20 maggio i tre decreti attuativi della legge delega che riforma il terzo settore andranno in Consiglio dei Ministri", aveva detto una settimana fa, e così è effettivamente stato. Per la soddisfazione di quelle altre realtà associative che invece avevano invitato il governo a fare presto, come ad esempio CSVnet, la rete dei Centri di Servizio per il Volontariato.

Con il via libera preliminare giunge così a maturazione un processo durato nella sua ultima fase poco meno di un anno: la legge delega di riforma del terzo settore (106/2016) fu infatti votata in via definitiva il 25 maggio 2016, per entrare poi in vigore il successivo 6 giugno. La prima approvazione in un ramo del Parlamento, ancora la Camera, risaliva però ad oltre un anno prima, 9 aprile 2015, e ad un altro anno più indietro, al 13 maggio 2014, bisogna tornare per ricordare la presentazione da parte del governo delle linee guida e l'avvio della consultazione popolare che il premier Renzi aveva promesso un mese prima, nell'aprile 2014, annunciando a tutti la volontà del suo esecutivo di procedere ad una riforma del terzo settore. Maggio 2014, maggio 2017: tre anni fa.  

La legge delega dava tempo 12 mesi al governo per adottare i decreti legislativi che attuano nel concreto gli intendimenti messi nero su bianco dal Parlamento: finora ad aver completato interamente il suo iter è stato solamente il decreto recante l'istituzione e la disciplina del servizio civile universale. Arrivato in Consiglio dei Ministri per il via libera preliminare il 9 novembre 2016, è stato poi approvato in via definitiva il 10 febbraio per essere poco dopo (3 aprile 2017) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e diventare dunque legge dello Stato. Il 10 marzo 2017 il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto relativo allo statuto della Fondazione Italia Sociale, che attende ora il vaglio definitivo dopo che, nel mese successivo, il testo è stato esaminato e approvato con osservazioni dalle competenti commissioni di Camera e Senato. Commissioni che a breve, non appena saranno trasmessi i testi approvati oggi, inizieranno l'esame dei tre decreti delegati che rappresentano il vero cuore della riforma del terzo settore. (ska)

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