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La sfida delle "comunità educanti": le famiglie progettano con comuni e associazioni

Progetto della Fondazione Reggio Children “Farsi comunità educanti”: coinvolte 4 scuole di Reggio Emilia, Napoli, Palermo e Teramo, comuni e terzo settore. Obiettivo? Coprogettazione e partecipazione per affrontare le sfide pedagogiche dei territori

12 maggio 2017

REGGIO EMILIA – Quattro città (Reggio Emilia, Napoli, Palermo e Teramo), altrettante scuole primarie, amministrazioni comunali e terzo settore. Sono le realtà coinvolte in “Face. Farsi comunità educanti”, il progetto promosso dalla Fondazione Reggio Children – Centro Loris Malaguzzi insieme a Enel cuore onlus e Amref e che è tra i 133 selezionati per la seconda fase del Bando Prima infanzia 2016 (0-6 anni) contro la povertà educativa dell’impresa sociale “Con i bambini” che mette a disposizione 69 milioni di euro su tutto il territorio nazionale. “Le città che abbiamo scelto presentano grandi sfide, diverse tra loro – spiega Massimiliano Massimelli, responsabile fundraising per la Fondazione Reggio Children – Teramo è zona terremotata, Napoli ha problemi di criminalità e abbandono scolastico, a Palermo c’è un forte analfabetismo adulto e su Reggio Emilia abbiamo scelto di affrontare la questione dell’intercultura, coinvolgendo un nido con una forte presenza di bambini di origine straniera”. Obiettivo del progetto? Attivare il territorio per rispondere alle sfide che lo interessano partendo dalla coprogettazione e dalla partecipazione di adulti e genitori nella vita scolastica.

- L’idea di “Face. Farsi comunità educanti” nasce da “Fare scuola”, altro progetto della Fondazione Reggio Children che ha l’obiettivo di migliorare la qualità di alcuni luoghi riconducibili a diversi ambienti della scuola che possono essere interpretati come contesti educativi e di apprendimento e che coinvolge 60 scuole dell’infanzia e primarie d’Italia. “Quel progetto è a metà del suo percorso, in 30 scuole è già concluso – spiega Massimelli – e quando abbiamo visto il Bando Prima infanzia abbiamo pensato che poteva essere interessante dare continuità al progetto nei territori in cui quell’esperienza era terminata. Le città che abbiamo scelto hanno sfide importanti da affrontare, ma anche risorse forti e grande voglia di fare, come hanno dimostrato nel precedente progetto”. Alla base del nuovo progetto c’è la coprogettazione che parte dalle famiglie, “l’elemento da cui siamo partiti è la partecipazione di genitori e adulti nella vita scolastica”. Poi c’è l’intenzione di coinvolgere l’associazione dei pediatri italiani, “perché i pediatri possono essere ‘antenne’ per raggiungere quelle famiglie che non accedono ai servizi territoriali”.

Il progetto “Face. Farsi comunità educanti” ha tempi lunghi. In una prima fase si cercherà di individuare le esigenze specifiche dei territori e poi verranno creati tavoli di coprogettazione territoriale, un coordinamento nazionale e si avvierà la progettazione di interventi partecipati. “La sfida per il futuro è la sostenibilità – continua Massimelli – e sotto questo profilo vorremmo avere le amministrazioni comunali come interlocutori per ripensare insieme le politiche per l’infanzia”. (lp)

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