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Migranti, la buona accoglienza si fa in dieci mosse. Il piano dell'Arci

La proposta è stata lanciata durante il festival Sabir, in corso a Siracusa. Chiavacci: “E’ un modello morale”. Tra i punti principali: ospitalità in piccoli appartamenti, corsi di italiano con un minimo di 10 ore settimanali, formazione professionale, tirocini, attività di volontariato e ricreative

12 maggio 2017

ROMA - Ospitalità in piccoli appartamenti, corsi di italiano con un minimo di 10 ore settimanali, formazione professionale, tirocini, attività di volontariato e ricreative. Sono questi alcuni dei punti principali delle Linee guida per la buona accoglienza presentate per la prima volta dall’Arci durante il festival Sabir, in corso a Siracusa. L’obiettivo è quello di proporre un modello per la presa in carico dei migranti e dei richiedenti asilo che arrivano nel nostro paese, rivolto agli operatori dell’Arci, che gestiscono i centri Sprar e Cas. Ma nelle intenzioni vuole essere anche un documento politico, rivolto alle istituzioni, per proporre una gestione più strutturata del fenomeno.

Chiavacci: “Modello morale per una vera inclusione”. “Fare accoglienza è parte della nostra mission. Siamo nati per fare cultura ma negli anni ci siamo adattati ai bisogni dei più deboli, che oggi sono i migranti e i richiedenti asilo – sottolinea la presidente di Arci nazionale, Francesca Chiavacci -. Le linee guida che presentiamo sono, dunque, una sintesi di quello che abbiamo fatto in questi anni, ma rappresentano anche un modello morale di come noi vorremmo fossero applicati i progetti, modificando le comunità locali attraverso un modello di vera inclusione”.

- Il piano proposto dall’Arci si struttura in dieci punti cardine. Innanzitutto l’accoglienza dovrà essere assicurata in appartamenti piccoli, in cui viene garantita la presenza quotidiana degli operatori. In secondo luogo si punta allo sviluppo dell’autonomia dei singoli nei servizi erogati: i migranti saranno quindi coinvolti anche nella preparazione dei pasti, che dovranno rispettare le tradizioni religiose e culturali. Verranno poi attivati subito corsi di italiano, per un minimo dieci ore settimanali, il cui coordinamento, gestione e monitoraggio saranno affidati a persone in possesso del titolo Ditals o equivalente. Le linee guida prevedono, inoltre, l’elaborazione delle competenze di ciascun migrante, acquisite sia prima dell’arrivo che durante il periodo di accoglienza. Un investimento in formazione professionale con borse lavoro e tirocini (fatti a rotazione per allargare la platea dei beneficiari) sarà assicurato almeno al 20 per cento dei migranti accolti in Italia da un minimo di sei mesi.  Nei circoli Arci i migranti potranno poi partecipare ad attività di volontariato, sportive e ricreative. Tra gli altri punti del piano: la fornitura di un kit all’ingresso con vestiario e adeguato cambio stagionale; erogazione periodica di strumenti per l’acquisto di materiale per l’igiene personale e un adeguato accompagnamento alla conoscenza dei servizi e delle opportunità dei territori dove i centri hanno sede. Infine, il punto 10 prevede l’accesso alla tutela legale e un percorso di accompagnamento e orientamento giuridico svolto da personale in possesso di certificate e specifiche competenze.

Manzione: “Sprar in aumento”.  “Noi siamo completamente d’accordo con linee guida di questo genere che rappresentano il tentativo che stiamo cercando di perseguire – sottolinea il sottosegretario al ministero dell’Interno, Domenico Manzione –, il passo successivo dovrebbe essere proprio l’accordo che abbiamo fatto con Anci per una migliore distribuzione dei migranti su tutto il territorio nazionale. L’dea è quella di strutture il più possibile piccole, non solo per favorire una serie di servizi ma anche per l’avvio di programmi di affido familiare, progetto che stiamo portando avanti con Caritas. Il percorso deve smettere di essere assistenzialista per permettere ai soggetti di integrarsi”. Il sottosegretario sottolinea inoltre che con le nuove regole sull’accoglienza emanante dal ministero i progetti Sprar sono in aumento: “c’è però ancora molto da fare, stiamo facendo molte riunioni a livello nazionale, perché vogliamo che l’adesione sia volontaristica. Nessuno ha mai immaginato di imporre i progetti di accoglienza, altrimenti si creerebbe un clima deleterio nelle comunità locali”.

In numeri dell’accoglienza Arci. A fine 2016 la rete Arci ha accolto 6095 (5152 uomini, 441 donne e 502 minori) tra richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale, di cui 3635 accolti in progetti Cas, 2360 negli Sprar e 100 nel sistema Hub. In tutto sono 111 i progetti di accoglienza: in media ognuno prevede 31 beneficiari negli Sprar e 139 per i Cas. Sono, invece, 1120 le persone assunte per la gestione dei progetti e 310 i volontari che supportano le attività in modo continuativo. 

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