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Atteggiamenti omofobici nello sport, "serve un cambiamento sociale e legislativo"

Domani a Napoli, in occasione della Giornata Mondiale contro l’Omofobia, il convegno “Che genere di sport?”, un confronto sui temi del genere e dell’orientamento sessuale nello sport

16 maggio 2017

NAPOLI - Sono ancora troppo diffusi atteggiamenti omofobici, e ancor più transfobici, nello sport, a partire dal calcio, ma non solo. Dal nuoto al tennis, non abbiano alcuna notizia di sportivi gay che abbiano fatto coming out. Si discuterà di questo ed altro a Napoli, che, in occasione della Giornata Mondiale contro l’Omofobia, ospita domani 17 maggio 2017 (dalle 15) presso la sede del Dipartimento di Scienze Sociali dell’università Federico II, il convegno “Che genere di sport?”, un confronto sui temi del genere e dell’orientamento sessuale nello sport.

“Il calcio è lo sport in cui i gay sono più discriminati, ma solo perché è la disciplina sportiva più diffusa nel nostro Paese. Questo la dice lunga, visto il numero degli omosessuali in Italia”, sostiene il sociologo Fabio Corbisiero, coordinatore dell’Osservatorio LGBT del Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II, tra i promotori dell’incontro che vedrà la partecipazione di ricercatori, associazioni e mondo sportivo, oltre a un video saluto di Massimiliano Rosolino sul contrasto all’omofobia nello sport.

Lo sport è ancora un universo prevalentemente maschile, le squadre di calcio di serie A sono tutte maschili. Le donne trovano molte difficoltà a livello agonistico, basti pensare che ancora oggi nessuna disciplina sportiva femminile e` qualificata come professionistica. “L’agonismo e il professionismo è lasciato all’iniziativa delle singole atlete, ma non c’è un gruppo che le tuteli come professioniste - sottolinea Corbisiero -. La mancata qualificazione delle discipline sportive femminili come professionismo determina, poi, pesanti ricadute in termini di assenza di tutele sanitarie, assicurative, previdenziali, e di trattamenti salariali adeguati all’effettiva attività svolta”. “Capitolo a parte per le persone trans – aggiunge il docente di Sociologia, già autore di testi importanti sulla relazione tra orientamento di genere e diversi ambiti sociali – che quando prendono parte a una competizione, stando alla normativa nazionale, possono parteciparvi dichiarando il genere biologico, non quello anagrafico”.

La legge di riferimento ancora oggi è la 91 del 23 marzo 1981, una legge desueta che va aggiornata al più presto, in cui sono ancora evidenti le disparità tra uomini e donne nella partecipazione sportiva e che considera solo una parte delle discipline agonistiche. “Ma il cambiamento legislativo deve agganciare il cambiamento sociale”, insiste ancora Fabio Corbisiero, che domani introdurrà i lavori del convegno.

Oggi è ancora troppo forte la paura di essere discriminati e, di conseguenza, emarginati. “Del resto, è ancora molto difficile oggi dichiarare apertamente la propria identità sessuale in tutte le sfere della vita sociale, dalla scuola all’università, passando per il mondo del lavoro - spiega Corbisiero - L’augurio è quello di avere un giorno, non troppo lontano, una squadra di eccellenza femminile e far sì che l’agonismo non sia legato al genere ma alle persone”. (m.n.)

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Tag: Omofobia

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