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Migranti, a Roma nuovo presidio del Baobab: 150 persone in strada

Il nuovo campo informale sorge poco distante dal piazzale Est della stazione Tiburtina, in quella che gli attivisti hanno chiamato “piazza Maslax”. "Dopo tre anni nessuna soluzione istituzionale per i migranti in transito nella Capitale"

18 maggio 2017

ROMA – Il nuovo presidio sorge poco distante dal piazzale Est della stazione Tiburtina, in quella che gli attivisti hanno chiamato “piazza Maslax”, per ricordare il ragazzo somalo, di soli 19 anni, che qualche mese fa si è tolto la vita in un centro di accoglienza a Pomezia. Anche lui come altri migliaia di migranti transitanti a Roma era passato per il Baobab experience, l’associazione di attivisti e volontari, che da ormai tre anni si occupa dell’accoglienza dal basso dei profughi nella Capitale. Era il maggio del 2015 quando Redattore sociale raccontò per la prima volta l’emergenza nell’ex centro Baobab di via Cupa, dopo lo sgombero della baraccopoli di Ponte Mammolo. A distanza di due anni, dopo numerosi sgomberi e nuove occupazioni, una soluzione istituzionale tarda ancora ad arrivare. Così l’accoglienza si fa in strada: nel nuovo presidio sono più di 60 le tende da campeggio sistemate lungo il piazzale. Stanotte ci hanno dormito 158 persone. Ma il numero è variabile, perché qui molti migranti stanno solo il tempo necessario per poter poi continuare il viaggio verso nord.

Migranti. Centro Baobab 3

“Per la notte restano a dormire restano solo gli uomini, per le donne e i bambini finora abbiamo trovato un posto presso il centro A28 di Intersos – spiega Andrea Costa, attivista e portavoce di Baobab experience -. La maggior parte delle persone arriva da Eritrea, Somalia, Sudan, ma ci sono anche alcuni ragazzi del Kurdistan. Ci dispiace che per il terzo anno consecutivo non sia stata prevista a Roma nessuna struttura per i migranti che arrivano. Si è molto parlato di un hub di prima accoglienza che, nelle intenzioni, doveva ospitare le persone, dargli le informazioni di base, il cibo, i vestiti, e fare un controllo sanitario. Tutto questo ancora non c’è, si parla di un centro che aprirà forse a Gennaio. Intanto, come ampiamente prevedibile, le persone continuano ad arrivare: l’anno scorso in questo periodo avevamo 20 migranti in transito, oggi ce ne sono in media 150”.

Migranti. Centro Baobab 2

Nel largo piazzale alcuni ragazzi passano il tempo giocando a calcio. Poco distanti alcuni operatori dell’Hep center di Roma, accompagnati da Laura Liberati di Programma Integra, raccolgono informazioni sui migranti. “Veniamo qui per fare l’informativa legale – spiega Liberati – spieghiamo alle persone che possono venire nel nostro centro per essere aiutati nel percorso di riconoscimento della protezione. Molti di quelli che sono qui sono già stati in questura a chiedere di poter aderire al programma di relocation”. Altri, invece, sono dublinanti: sono stati rimandati in Italia dopo aver tentato di oltrepassare il confine. Come un ragazzo somalo, fino a qualche settimana fa ospite di un centro di Pavia. Giura di non aver varcato la frontiera, ma il foglio della questura parla chiaro: è stato rispedito indietro dalle autorità di confine, perché secondo il regolamento Dublino deve fare richiesta d'asilo in Italia, suo paese di primo approdo. Un altro ragazzo poco distante dice, invece, che in Italia non vuole restare: ha 20 anni e cercherà di andare in Svizzera dove ha già alcuni parenti che lo possono aiutare. Infine, c’è anche chi è fuori dall’accoglienza, come Gebrad che è stato mandato via da un Cas, per disturbo della quiete, e ora non sa dove andare.

Ad aiutare i migranti è come sempre la rete che si è costituita intorno al Baobab e che è formata da diverse associazioni come Medu- Medici per i diritti umani, che si occupa dello screening sanitario. Per il cibo e i vestiti si sono attivati di nuovo i cittadini. Gennaro D’Esposito, dell’associazioni Rom 81, parcheggia il suo furgone bianco davanti alla distesa di tende e chiede aiuto per scaricare le casse di arance. “Portiamo la frutta e cibo fresco, perché qui non c’è la possibilità di cucinare – spiega – . Sono beni del Banco alimentare, li portiamo qui perché è dove ce ne è più bisogno”. Durante il giorno per la colazione, il pranzo e la cena, sono invece i volontari ad alternarsi nei turni portando cibi già preparati. Per i beni di prima necessità gli attivisti aggiornano quotidianamente anche la lista sulla pagina Facebook dedicata, chiedendo ai cittadini solo lo stretto necessario.

Ma nel nuovo presidio mancano l’acqua e l’elettricità. Per permettere ai migranti di lavarsi i volontari fanno avanti e indietro riempiendo taniche su taniche. “Abbiamo chiesto un’autobotte con l’acqua al Servizio giardini del Comune e acqua potabile alla Protezione civile – continua Andrea Costa -. Speriamo che il Comune si attivi al più presto anche per l'allaccio dell'elettricità: in questo momento non c’è posto negli altri centri, per cui chiediamo almeno una collaborazione nella gestione di questo nuovo campo informale”. (ec) 

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