:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

“Mangiamo quello che costa meno”. Così i giovani scelgono il cibo

Indagine in occasione del Millennials Lab su 1.052 giovani tra i 16 e i 25 anni. Il prezzo è il fattore che incide di più nella scelta dei cibi, con il 91% degli intervistati che lo indica come molto o abbastanza importante

19 maggio 2017

FIRENZE - Sono attenti ai prezzi più che alla qualità degli alimenti che consumano, si informano principalmente da famiglia e medici, non si fidano dei social media sui temi dell’alimentazione e della salute e ritengono che l’industria alimentare non lavori sempre nell’interesse dei consumatori: questi sono alcuni degli atteggiamenti dei Millennials secondo l’indagine condotta dal Laboratorio Analisi Politiche e Sociali dell’Università di Siena sui giovani, gli stili alimentari e la salute appena pubblicata. 

La ricerca è stata realizzata in occasione del Millennials Lab, laboratorio internazionale che inizia oggi, 19 maggio, al Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, e si basa sui dati raccolti nelle interviste a 1052 ragazzi e ragazze di età compresa tra i 16 e i 35 anni, volte a comprendere gli stili di comportamento alimentare dei giovani italiani. 

Cosa orienta i Millennials nell’avvicinarsi al cibo? Quali i criteri nelle scelte e nei consumi? Non ci sono dubbi, è il prezzo il fattore che incide di più nella scelta dei cibi, con il 91% degli intervistati che lo indica come molto o abbastanza importante, seguito dalle proprietà nutrizionali e dalla stagionalità del prodotto (85% e 84% del campione), dalla provenienza italiana (83%) e dall’affidabilità del brand (81%).

Consistente la quota di giovani, circa il 40% del totale, che è disponibile in linea di principio a consumare in modo ecologicamente sostenibile, anche se tra i vari stili di consumo alimentare la categoria che primeggia con il 31% è quella che degli “agnostici alimentari”,  rappresentata da coloro che fanno un uso misurato sia degli alimenti qualitativamente superiori (biologico, mercato equo e solidale, marchio DOP IGP, DOCG) che del cosiddetto junk-food.

Solo il 23% dei giovani italiani dichiara di aver fiducia nelle informazioni veicolate sui social media sui temi di alimentazione e salute, in minor misura anche rispetto a televisione (32%), radio (38%) e quotidiani (41%). Al primo posto tra le fonti affidabili vi sono invece la famiglia e i medici di base, che raccolgono rispettivamente l’88% e l’83% di consenso degli intervistati.

 

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa