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La fatica della maestra Rahma, "ma i bambini pronti ad aiutare"

Inchiesta "Dietro la cattedra". Rahma Raki Nur, maestra elementare, è nata in Somalia “circa 50 anni fa” e ha lasciato il paese a cinque anni per la poliomielite, che l'ha colpita quando non aveva ancora un anno. "Qualunque lavoro è adatto a un disabile, basta dargli possibilità e accessibilità"

20 maggio 2017

ROMA - “La mia paura principale era di non essere in grado di insegnare, perché non avevo un’esperienza pratica e i bambini mi preoccupavano: come avrebbero reagito, nel vedere una maestra con le stampelle e per di più tutta nera? Ma i bambini sono sorprendenti e non mi hanno mai creato problemi".  Rahma Raki Nur, maestra elementare, è nata in Somalia “circa 50 anni fa” e ha lasciato il paese a cinque anni "per la poliomielite, che mi ha colpito quando non avevo ancora un anno”. La sua è una delle storie raccontate nell''inchiesta "Dietro la cattedra", di Chiara Ludovisi, pubblicata nel numero di maggio del magazine Superabile Inail.

-Rahma ha iniziato a lavorare come insegnante nel 1993, dopo aver vinto il concorso per l’abilitazione all’insegnamento nella scuola elementare. "Ogni volta che ho un nuovo gruppo di studenti (li prendo in prima elementare fino alla quinta), mi chiedono cosa mi è successo: io rispondo, spiego, soddisfo la loro curiosità. E poi tutto ritorna alla sua quotidianità. - racconta -  I bambini sono fantastici, sensibili e pronti ad aiutare: se mi cadono le stampelle, fanno a gara a chi accorre prima a raccoglierle”.

Il problema era piuttosto l’inaccessibilità delle scuole. “La prima difficoltà è stata raggiungere il posto di lavoro: ero entrata di ruolo a Pomezia, in una scuola in mezzo al nulla, con la fermata dell’autobus a quasi quattro chilometri di distanza, all’epoca non guidavo. Al Provveditorato, quando mi videro, mi consigliarono di fare subito domanda di trasferimento, ma io non li ascoltai, perché mi piaceva quella scuola diroccata, era adatta a me: una casetta di un piano con solo cinque aule, niente scale, piccola e abbastanza agevole".

"All’inizio, ero giovane, forte e resistente, quindi riuscivo a stare in piedi e scrivere alla lavagna. - racconta Rahama - Potevo passare tra i banchi a controllare come procedeva il lavoro di ogni alunno. Ma avevo e ho ancora il terrore che qualche bambino mi faccia cadere o, peggio, che io possa cadere addosso a loro, quindi sono molto attenta e mi muovo come una grossa e vecchia tartaruga per non essere d’intralcio”.

Un altro problema che Rahma deve affrontare è quello delle gite: “Per me è un dolore non poter partecipare pienamente alla vita scolastica dei miei alunni. A volte mi è capitato di andare con loro in pullman e poi in escursione. Ma quali escursioni? Quelle nei musei forse, ma in giro per le città o tra le antiche vestigia di una cittadina medievale, o tra i resti di città romane, niente da fare. “Non è attrezzato”, “non è accessibile”: io che, insegnando storia parlo ogni giorno ai miei ragazzi di monumenti, dei resti di un foro romano o di un teatro, mi sono dovuta sempre accontentare di guardare da lontano".

Rahama spiega come in questi  anni si sia accorta che "molte persone non riescono a capire in profondità le difficoltà che noi disabili incontriamo. Quando si parlava di andare in gita e io li annoiavo chiedendo: Ma quanto dista questo luogo? Ci sono scale? Il pullman com’è? Ha una pedana che si abbassa per agevolare la salita? Ci sono corrimano dove appoggiarsi? Il bagno è accessibile?, ricevevo spesso risposte frettolose e seccate, su questioni per me fondamentali. Ormai non vado più da nessuna parte con loro e questo mi addolora”.

“Per di più, con i tagli che sono stati fatti alla scuola, devo insegnare su due classi: se questo è fisicamente stancante per chiunque, immaginate per me! A volte torno a casa e sento il bisogno di sdraiarmi e basta, ma non posso, perché anche la famiglia ha bisogno delle mie attenzioni, soprattutto mio marito e la mia piccola figlia, che da circa tre anni ha riempito e completato la nostra vita”. A parte le difficoltà e la fatica, Rahma è convinta che l’insegnamento, per chi ha una disabilità, sia un lavoro possibile e desiderabile. “Io credo che qualunque lavoro sia adatto a un disabile, basta dargli le possibilità e l’accessibilità: certo, con la nuova riforma della scuola, possono mandarti ovunque. E allora diventa ancora più infernale per un docente con disabilità”. 

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