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Scuola, la lotta di Romina per un posto "guadagnato con sacrifici e studio"

Inchiesta "Dietro la cattedra". Romina Santini, 38 anni e una grave malattia rara, insegna inglese. Tra le "barriere" che rendono più faticoso svolgere la professione non c'è sicuramente il rapporto con gli alunni: "Sono la mia forza, mi spingono a continuare"

21 maggio 2017

 ROMA - Vive a Cattolica (Rimini) Romina Santini, 38 anni e una grave malattia rara, la Sma2. Insegna Inglese. La sua è una delle storie raccontate nell''inchiesta "Dietro la cattedra", di Chiara Ludovisi, pubblicata nel numero di maggio del magazine Superabile Inail. “Sono insegnante di inglese e portoghese – racconta –. Ma poiché il portoghese non esiste fra le materie di insegnamento nella scuola di secondo grado, non mi resta che l’inglese. Sono in terza fascia, che significa supplente, quindi disponibile per le chiamate dell’ultimo minuto. Questo per chi non è indipendente è molto difficoltoso: tante volte mi trovo costretta a rinunciare, perché non ho un accompagnatore fisso ed è difficile trovare all’improvviso qualcuno libero per accompagnarmi e rimanere in classe come assistente. In genere chi mi porta è mio padre, che purtroppo da tempo non sta bene. E così ora sono a casa anch’io”

Romina Santini
Romina - Insegnante disabile 2

La mobilità è quindi, anche per Romina, la prima “barriera” tra disabilità e insegnamento. Soprattutto quando fa rima con precarietà. “Un’altra difficoltà, che incontro ogni volta che vengo convocata a scuola, è presentarmi al telefono – prosegue –. Appena dico che sono in carrozzina e quindi non autonoma, sento imbarazzo, dall’altro capo del filo. Mi viene quasi sempre risposto che ci sono scale, che le aule sono al piano di sopra e che se pure ci fosse un ascensore, non potrei usarlo in caso di evacuazione. E poi sorge il problema dell’accompagnatore in aula. Io sono del tutto inabile fisicamente – spiega –. Questo significa che non posso firmare, scrivere, girare tra i banchi... Una situazione, questa, che spaventa i dirigenti scolastici, i quali spesso mi rispondono che non è consentita la presenza di un assistente in aula per questioni di privacy. Lo pagherei io, naturalmente, voglio chiarire questo: perché nulla è previsto dallo Stato”.

-La presenza di un assistente “pare infatti sia consentita solo agli insegnanti non vedenti. Io però mi sono appellata all’avvocato Salvatore Nocera, della Fish (Federazione italiana superamento handicap), il quale mi ha detto che questa norma deve essere estesa a qualsiasi tipo di disabilità. Da allora, ogni volta che vengo chiamata a scuola, mi batto per avere il posto che mi sono guadagnata con tanti sacrifici e tanto studio”, conclude.

Con i ragazzi, invece, è tutto più facile: “Quando entro in aula per la prima volta, mi guardano con stupore o curiosità: ammetto di essere un’insegnante particolare. Ma bastano cinque minuti di presentazione perché tutto diventi normale. I ragazzi sono la mia forza, sono loro che mi spingono a continuare e ad andare contro chi vuole mettermi i bastoni fra le ruote. Per loro la disabilità diventa normalità e questo è semplicemente meraviglioso”.

Ora Romina già pensa al prossimo anno: “Entro settembre, mi piacerebbe rendermi in qualche modo indipendente da mio padre: a oggi è lui che mi accompagna a scuola e resta con me in classe. Assumere un accompagnatore significa spendere tutto il proprio stipendio e lavorare gratis. Adesso però lui sta male ed è giusto che si riposi un po’. Spero di trovare una persona che scelga di accompagnarmi in questa bellissima avventura lavorativa”. 

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Tag: docenti disabili

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