:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

La disabilità dell'insegnante, "un elemento educativo da valorizzare"

Inchiesta "Dietro la cattedra". Oriana Fioccone, docente ora in pensione e membro del Gruppo donne Uildm ha raccolto le storie di tanti insegnanti disabili in Italia. "Ci riesce più facile pensare a un ufficio o a un call center, come luogo di inserimento lavorativo, piuttosto che a un’aula scolastica"

22 maggio 2017

- ROMA -  "Ci riesce più facile pensare a un ufficio o a un call center, come luogo di inserimento lavorativo, piuttosto che a un’aula scolastica. Forse perché -l’insegnamento ti mette davanti a ragazzi o a bambini, per i quali gli insegnanti sono anche un modello. E proporsi come modello è difficile, per chi ha una disabilità". Oriana Fioccone, docente ora in pensione e membro del “Gruppo donne” della Uildm, racconta la sua esperienza di docente con disabilità. La sua è una delle storie raccontate nell''inchiesta "Dietro la cattedra", di Chiara Ludovisi, pubblicata nel numero di maggio del magazine Superabile Inail. Dalla sua esperienza personale è partita per studiare e raccontare altrte storie come la sua in talia e da questo è nato un stiudio unico nel suo genere, che per la prima volta ha acceso un faro su questa realtà.

"Ho scelto di frequentare il liceo pedagogico, perché era l’unico istituto superiore che nella mia zona fosse accessibile. - racconta - Poi la facoltà di Lettere moderne a Torino, perché era una facoltà che mi permetteva di studiare da casa, senza l’obbligo della frequenza e di poter andare a sostenere gli esami. Sia io sia mia sorella, anche lei disabile e iscritta allo stesso corso di studi, non abbiamo mai assistito a una lezione, studiavamo da casa e andavamo all’università solo per dare gli esami. La prima volta che sono arrivata a Palazzo Nuovo a Torino, nella sede della facoltà di Lettere, mi hanno fatto entrare attraverso una porta secondaria e, per salire ai piani superiori, ho dovuto utilizzare un montacarichi. Salivo insieme ai pacchi. Evidentemente mai nessuna persona in carrozzina era entrata in facoltà prima di allora. Gli ascensori erano così piccoli che non permettevano l’accesso a una sedia a rotelle. Solo persone in piedi".

Romina Oriana Fioccone
Disabilità. Prof.ssa Romina Oriana Fioccone

"Erano tempi diversi, oggi ci lamentiamo di ciò che non c’è, ma tante conquiste sono state fatte”, commenta. Conquistata la laurea, il concorso per l’insegnamento e dal 1992 l'insegnamento. "Prima fui assegnata a una scuola, ma naturalmente c’era una rampa di scale: dopo i primi giorni, si è capito che non potevo continuare a essere portata su di peso per tutto l’anno, perciò sono stata assegnata a un istituto accessibile poco distante. L’anno successivo, nuova assegnazione e il medesimo problema: altra scuola, altre scale. Fui nuovamente spostata in un istituto senza barriere. Era curioso, essere assegnata alle scuole in base alla loro accessibilità. Per questo, non tutti gli anni potevo insegnare materie letterarie: a volte venivo utilizzata per il sostegno agli alunni più in difficoltà. Nel 1994 insegnavo a Canelli: la scuola fu ristrutturata dopo l’alluvione e quando riaprì era completamente accessibile: finalmente, potevo raggiungere tutti i piani dell’edificio, mentre prima, tramite un montascale, arrivavo solo al piano rialzato”.

Da allora, molte cose sono cambiate: “Tanto è stato migliorato, in materia di accessibilità – osserva Fioccone –. Molte scuole sono accessibili, ma soprattutto la mentalità non è più la stessa: se un tempo chi era in carrozzina difficilmente usciva di casa, oggi molti passi avanti sono stati fatti. E le famiglie sostengono spesso i progetti e i sogni dei loro figli disabili”.

"Ho vissuto sulla mia pelle la semplicità con cui i ragazzi accolgono e accettano un insegnante come me: erano abituati al fatto che, non potendo scrivere io alla lavagna, chiamassi uno di loro a farlo al posto mio. E mi aprivano sempre la porta, senza tante storie. Così la disabilità di un insegnante può diventare un elemento educativo da valorizzare”. 

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa