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Emmanuel Macron, "un quarantenne figlio del nostro tempo"

La formazione e gli impegni culturali e politici del neopresidente hanno basi che si orientano ai temi del mercato-lavoro-sviluppo-risorse, secondo una direttiva esclusivamente materiale. Si tratta di un'evoluzione o di un'involuzione? La riflessione di don Vinicio Albanesi (Comunità di Capodarco)

25 maggio 2017

Anche se a distanza, l’elezione del quarantenne Emmanuel Macron a Presidente della Repubblica francese ha suscitato curiosità. Non per la sua vita privata che ha prodotto gossip e commenti inutili, quanto per il suo programma che è particolarissimo, in quanto non segue il filo logico dei vecchi partiti, ma ha un  percorso finora sconosciuto. La sua formazione e i suoi impegni culturali e politici hanno basi che si orientano ai temi del mercato-lavoro-sviluppo-risorse. I punti salienti della sua campagna politica infatti si riferiscono all’Europa che deve diventare un’unità reale nelle leggi di spesa e di sviluppo, alle pensioni, al lavoro, ai sussidi, all’economia, alle imposte, all’ambiente, con due sole eccezioni: la sanità e la sicurezza. Ma anche per questi ultimi temi con l’occhio attento alla dimensione economica.

Nei suoi propositi non sono apparsi orizzonti di larga scala: la democrazia, la nazione, la cittadinanza, lo sviluppo sostenibile, il futuro per le giovani generazioni, il sostegno ai fragili, la collaborazione internazionale. Al di là dei giudizi che si possono esprimere sul suo programma - ma con il 66,10% dei suffragi non ci sono dubbi che sia stato convincente per i francesi – colpisce la direttiva di equilibrio e di sviluppo che è esclusivamente “materiale”. La discussione sul perché di una tale impostazione può essere lunga: se è stata premiata la concretezza delle sue parole, oppure il mix di un programma che ha avuto qualche accenno di solidarietà (quali le pensioni o l’accoglienza dei profughi) e orientato alle imprese o semplicemente perché i francesi sono preoccupati del loro declino materiale.

Da questo punto di vista è figlio del nostro tempo e insieme promotore del clima prevalente. La vita privata delle persone non sembra essere un problema della politica; l’armonia e la felicità sono misurate in termini di risorse finanziarie. Impressiona che la radice di ogni passaggio di civiltà sia dettato dallo sviluppo economico: l’arte, la cultura, le amicizie, le famiglie, i figli, i nonni, il rispetto, gli affetti dove si collocano in questo scenario? Certamente non è materia da gestire in politica; è anche vero che alcune scelte concrete si misurano avendo una propria concezione della vita. Nel caso del presidente della Repubblica di una vita organizzata collettivamente.

Si rimane perplessi che sia dato per scontato che l’equilibrio poggi esclusivamente su fattori materiali. La domanda è se sia sufficiente una maggiore ricchezza per risolvere ogni cosa. Una civiltà si misura su molti parametri che Macron non ha ritenuto importanti. Con la sottolineatura della grandeur della Francia. Il ripristino dell’asse Parigi-Berlino afferma un’egemonia che ricorda il clima coloniale, con poco rispetto dei paesi dell’Europa che dice di voler più coesa ed efficace.

Lo sviluppo economico è così prevalente in Europa, in occidente, nel mondo? Se così fosse è possibile chiedersi se si tratti di un’evoluzione della civiltà o invece a una involuzione? Guardando i problemi spesso drammatici e pieni di dolore e di solitudine di molti (di troppi) si ha una percezione diversa della realtà. Occorre integrare le scale economiche con altre scale di valore. La felicità di un popolo dipende da molte variabili.

La speranza è che la razionalità e la saggezza siano virtù che reggono la convivenza umana, eliminando discriminazioni, squilibri economici, ma anche relazionali, culturali, sociali, senza i quali non c’è progresso autentico.

© Copyright Redattore Sociale

Tag: macron, Economia

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