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Festival Periferico, l’arte come motore di aggregazione tra cittadini e periferie

Al Villaggio Artigiano di Modena Ovest, dal 26 al 28 maggio, una tre giorni per riscoprire luoghi urbani degradati o poco valorizzati. Rocchi (curatrice): “Vogliamo portare le persone ad aggregarsi in un paesaggio e dare la possibilità a chi vive quelle zone di raccontarsi”

23 maggio 2017

MODENA - Accompagnare il pubblico attraverso esperienze di visione, per riscoprire luoghi urbani degradati o poco valorizzati: è questa la filosofia del Festival Periferico che, giunto alla nona edizione, torna a Modena dal 26 al 28 maggio (all’#OvestLab di via Nicolò Biondo). “Alto Fragile Urgente”, il titolo scelto per il 2017, mette l’accento sulle periferie come luoghi di confine in cui il privato non si è ancora fuso col pubblico, luoghi “fragili”, perché spesso considerati estranei alla vita culturale di una città, scollegati, poco abitati, poco serviti, centri di passaggio in cui costruire occasioni per abitare in modo diverso, tramite l’arte e l’emotività. Nomi importanti della ricerca artistica italiana e internazionale si riuniranno nell’ultimo weekend di maggio per “accompagnare il pubblico attraverso esperienze di visione, dando la possibilità a ogni luogo interessato di avere una nuova vita”, racconta la curatrice Federica Rocchi. “Il risultato è la creazione di forti legami emotivi anche con luoghi ‘brutti’, per i quali è difficile ritrovare una complicità con i cittadini”, continua. La “presa in carico” della città è più facile attraverso l’esperienza artistica, poiché essa genera emotività. Tutti i progetti di Periferico vogliono portare il cittadino a riconnettersi con il territorio e con il luogo non bello, il luogo “urbanisticamente violentato”, come lo definisce Rocchi, aree vuote di grandezza imponente, che sono, però, piene di storia e di storie, tutte da scoprire.

Festival Periferico 1

“Nel corso delle otto edizioni, Periferico ha maturato un suo pubblico abbastanza fedele – racconta la curatrice – composto dal tradizionale pubblico teatrale che si somma alle persone interessate ai luoghi del festival. Il nostro obiettivo è portare le persone ad aggregarsi in un paesaggio, attraverso un’esperienza di visione, ma anche dare la possibilità a chi vive quelle zone di raccontarsi”. È in quest’ottica che si inserisce uno dei progetti delle edizioni passate “Lettera anonima di un camminatore”: l’attraversamento del Villaggio Artigiano unito all’ascolto di un racconto audio tramite auricolari. Il testo di Gabriele Dalla Barba, una lettera d’amore, è stato interpretato da Beatrice Schiros e mescolato a voci di persone del luogo che raccontavano l’evolversi di quel posto. Il Villaggio artigiano di Modena è un territorio molto studiato, perché è il primo realizzato in Italia, nel 1953, quando il sindaco Corassori concesse a prezzo agricolo dei terreni a operai specializzati rimasti senza lavoro. In breve tempo, nacquero un centinaio di piccole attività, il villaggio si trasformò in una filiera produttiva completa e per circa vent’anni fu sede di una comunità molto coesa. Oggi resta poco o niente di quel territorio che è stato culla dell’industria metalmeccanica modenese, ma proprio per questo motivo è necessario recuperarne la memoria e la storia.

Tra i progetti dell’edizione 2017, “Adiacenze”, di Isabella Bordoni, un’opera itinerante che porterà il pubblico in alcune case private e aziende, con degli incontri, e che si concluderà in un circolo sociale con un lavoro sull’infanzia: degli audio a tema, uniti al racconto di ciò che è accaduto nei giorni precedenti. Un diario dell’esperienza, un “rito da consumare insieme”, come lo definisce la Rocchi, in una continua opposizione tra pubblico e privato.

L’installazione performativa del Collettivo Amigdala, che organizza Periferico dal 2008, troverà spazio, invece, in un’officina dismessa, in cui si costruivano radiatori. Gli artisti del collettivo hanno raccolto, nei mesi scorsi, un centinaio di racconti di sogni delle persone che vivono in quella zona. Durante il festival, il pubblico entrerà a piccoli gruppi nell’officina e vedrà materializzarsi parte di quei sogni, attraverso le installazioni video e audio di Silvia Pasello e un allestimento scenico con alcuni oggetti simbolici. Un forte lavoro immersivo, molto esperienziale, che sfrutta la potenza dell’esperienza onirica per offrire una prospettiva non diurna su un luogo che, nella percezione della collettività, viveva prevalentemente di giorno. (Erica Di Cillo)

© Copyright Redattore Sociale

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