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Carcere, per i detenuti è spesso difficile accedere alle cure. Nel 2016 ben 45 suicidi

Rapporto Antigone sulla situazione delle carceri italiane nel 2016: in crescita le segnalazioni riguardanti il diritto alla salute e la possibilità di accedere a cure mediche. Nel 2016 sono stati 45 i suicidi, spesso di detenuti in isolamento. Nei primi mesi del 2017 già 19 casi

25 maggio 2017

ROMA - Negli ultimi mesi è in netto aumento il numero delle segnalazioni pervenute all’Associazione Antigone sul diritto alla salute e il difficile accesso alle cure mediche nelle carceri italiane. Altro dato è quello che riguarda i suicidi: 45 nel 2016, di cui molti casi di persone in regime di isolamento e già 19 nei primi mesi del 2017. Sono i dati che emergono da “Torna il carcere”, il XIII Rapporto sulle condizioni di detenzione presentano questa mattina a Roma da Antigone. In particolare nel report vengono citati 3 casi emblematici delle conseguenze tragiche che può avere la negazione del diritto alla salute: Alfredo Liotta, morto a 41 anni nel carcere di Siracusa e per il quale inizierà a breve il processo che vede imputati per omicidio colposo 8 medici del carcere e il perito nominato dal Tribunale di Catania e in cui Antigone si è costituita parte civile; Stefano Borriello, 29enne deceduto nel penitenziario di Pordenone per una polmonite batterica non adeguatamente trattata; A.A. in coma in seguito a un ictus i cui sintomi sono stati sottovalutati dal personale sanitario del carcere di Rebibbia.

- Per quanto riguarda i suicidi, Antigone ne riporta 5 di detenuti sottoposti a regime di isolamento. Youssef Mouchine, 30 anni, morto il 24 ottobre 2016 nel carcere di Paola, in provincia di Cosenza. “Il caso è ancora da chiarire – scrive l’Associazione – poiché la famiglia ha chiesto l’apertura di un’inchiesta”. Youssef era a pochi giorni dalla fine della pena, non aveva mai manifestato tendenze suicide ma si era lamentato con la famiglia di maltrattamenti, dell’isolamento, del divieto di comunicare con i familiari. Inoltre, aggiunge Antigone, “la morte è stata notificata alla famiglia dopo la sepoltura, contravvenendo al diritto dei familiari di vedersi consegnare il corpo per procedere al rito funebre di loro scelta”. Una persona transessuale di origine peruviana si è suicidata il 14 luglio 2016 nel carcere di Sollicciano a Firenze dove stava finendo di scontare la pena di una cella di transito, simile all’isolamento. Maurilio Pio Morabito, 46 anni, si è suicidato nel carcere di Paola il 29 aprile 2016: trasferito da un altro carcere, dove era stato aggredito e minacciato di morte, appena prima della morte aveva scritto a familiari e avvocato “dove diceva loro che non aveva alcuna intenzione di morire, ma se fosse accaduto avrebbe avuto l’apparenza di un suicidio”. Il detenuto era in isolamento sotto osservazione costante. Il suicidio è oggetto di indagine. Un 25enne si è tolto la vita il 3 febbraio del 2016 nel carcere di Siracusa dove si trovava in isolamento in attesa di giudizio. L’ultimo caso è del 2017 e riguarda Sasha Z., 33 anni, morto il 3 maggio scorso nel carcere di Saluzzo: condannato per furto a meno di un anno di detenzione, era in isolamento da alcuni giorni. (lp)

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Tag: suicidi in carcere, carceri, Detenuti, Antigone

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