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Terremoto: recuperate dal comune lesionato le fiabe delle detenute di Camerino

500 cd, prodotti dal comune e realizzati dal sistema bibliotecario carcerario, saranno distribuiti a settembre nelle scuole cittadine. Libri, letture e biblioteche di frontiera per avvicinare i bambini e sostenere gli affetti familiari dietro le sbarre

27 maggio 2017

CAMERINO - Li hanno ritrovati e recuperati a 6 mesi dall’ultima, pesante scossa che aveva devastato il centro storico. Erano accatastati negli uffici del Comune, insieme agli altri documenti aggiornati al 30 ottobre 2016, in buone condizioni. Gli scatoloni ‘del carcere’, sopravvissuti ai crolli, raccontano una storia di solidarietà e collaborazione tra la cittadina incastonata nell’appennino marchigiano e la casa circondariale, evacuata in tutta fretta la notte della prima scossa. Sono i contenitori che per tutto l’inverno hanno custodito le fiabe scritte e interpretate dalle detenute della sezione femminile e raccolte nei 500 Cd prodotti dall’assessorato alle Politiche sociali.
“Sopra un filo di ragnatela” è il titolo dell’audiolibro che raccoglie i racconti destinati ai bambini tra i 5 e i 7 anni “per restituire alla città parte degli aiuti che da sempre arrivavano dietro le sbarre”. Lorenzo Sabbatini è il coordinatore del Sistema bibliotecario carcerario delle Marche e il progetto era partito insieme ai suoi collaboratori.

Lorenzo Sabbatini, coordinatore regionale del sistema bibliotecario carcerario delle Marche
Biblioteche carcerarie. Lorenzo Sabbatini

“Con le detenute di Camerino - racconta Sabbatini – circa un anno fa avevamo avviato un percorso condiviso con gli insegnanti di teatro (Ada Borgiani), scrittura creativa (Alberto Ramundo) e gli operatori del progetto ‘Nati per leggere’. C’era stato un avvicinamento alla favolistica per bambini, la biblioteca aveva proposto i libri sui quali lavorare e poi sono arrivati i brani originali: 4 fiabe con storie di animali che le detenute hanno scritto e interpretato.
Il comune ha sostenuto la produzione (gli operatori hanno lavorato a titolo gratuito) e sono stati incisi 500 cd che vorremmo distribuire a settembre, quando, speriamo, la situazione si sarà stabilizzata. I cd sono destinati alle classi dell’ultimo anno di scuola materna e del primo di elementari, per bambini tra i 5 e i 7 anni. Vorremmo creare un evento, affinché il carcere, attraverso questa donazione, riesca a restituire al territorio parte degli aiuti ricevuti”.

- Come avvenuto in altre città, anche a Camerino infatti era stata avviata una raccolta di libri per bambini, destinati all’istituto di pena. “Nella sala colloqui – spiega Lorenzo Sabbatini - c’era un cesto in cui i più piccoli potevano trovare i volumetti da leggere. La donazione alla città sarà il nostro gesto di riconoscimento per tutti i libri ricevuti in questi anni.
Il carcere di Camerino è stato chiuso fisicamente ma sulla carta si parla ancora di 7 istituti regionali: rientra nelle statistiche ma sappiamo che l’edificio è completamente inagibile. Da parte mia c’è stata la richiesta formale alla Regione per mantenere il coordinamento del sistema bibliotecario carcerario su questa città, come atto dovuto e di riconoscimento per tutto quello che è stato fatto e che si continuerà a fare”.

Biblioteche carcerarie

31 mila libri posseduti, di cui 1.550 in lingua straniera e 1.500 multimediali, 6.500 prestiti annui, 60 detenuti formati, 2.900 ore di attività e 1.500 chilometri mensili percorsi dagli operatori da un carcere all’altro della regione, 4 convenzioni con biblioteche comunali per un sistema integrato e 3 borse lavoro: il sistema bibliotecario carcerario delle Marche è un’eccellenza che sta ampliando il suo raggio d’azione con progetti rivolti anche al sostegno degli affetti familiari.

“Il progetto biblioteche in carcere - sottolinea il coordinatore regionale - ha raggiunto una certa maturità e ora riusciamo a concentrarci su attività che vanno oltre il servizio di base. Una, tra le più importanti, riguarda il sostegno alla genitorialità. Stiamo sollecitando in ogni istituto la creazione del famoso scaffale nell’area colloqui, dove depositare i materiali dedicati ai bambini, nel nostro caso libri, con un’opera di sensibilizzazione sia nei confronti del genitore detenuto che verso gli operatori sul valore della lettura. E poi ci sono le Letture ad alta voce, un mezzo importante per incontrarsi e comunicare.
Siamo partiti con una sperimentazione a Pesaro dove le letture sono realizzate anche dagli stessi detenuti. Attraverso un progetto specifico, in collaborazione col progetto regionale ‘Nati per leggere’, i genitori-detenuti sono stati formati per riuscire, con il sostegno dell’operatore esterno, a creare questi momenti di incontro.
Occasioni importanti che vanno oltre la lettura perché aprono a diverse opportunità: prima di tutto sono realizzati in un orario contiguo a quello dei colloqui, quindi, spesso, i familiari che vengono a trovare i propri cari hanno la possibilità di trattenersi di più perché c’è a disposizione quest’altra ora e mezzo dedicata alla lettura. E poi perché gli incontri non si tengono nell’aula colloqui ma direttamente nella biblioteca che viene allestita per l’occasione. Ci si siede tutti, scalzi, su un tappeto di coperte: adulti e bambini, reclusi e liberi. Spesso ci sono anche detenuti non genitori che leggono perché ‘mi fa sentire utile e importante, anche se i miei figli sono grandi e lontani’. Succede che arriva il detenuto della seconda sezione, porta gli ovetti kinder e li mette a disposizione di tutti, un altro porta i crackers, io porto i succhi di frutta, un’operatrice porta i biscotti, un ristretto l’altro giorno è arrivato con la bottiglietta di plastica perché aveva fatto il caffè per tutti: è così che la lettura diventa un momento conviviale”.

“La maggior parte dei detenuti – conclude Sabbatini - riconosce il dovere di scontare la pena ma non riconosce il fatto che questa pena comporti l’allontanamento totale da tutti gli affetti. Lontananza dovuta anche alla distanza e spesso alla scelta di tenere i bambini fuori dai cancelli e dalle perquisizioni. In questo senso, il libro, la lettura ad alta voce e la biblioteca come ambiente di incontro, diventano facilitatori e favoriscono i contatti. Resta un carcere, ma in quelle ore si riesce davvero a respirare un’aria diversa”. (Teresa Valiani)

© Copyright Redattore Sociale

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