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Corrotti e corruttori: l’umanità in una spirale senza apparenti vie di uscita

Non trascorre settimana senza che non si abbia notizia di corruzioni in ambiti privati e pubblici. Per appalti, per commesse. Poi l'ambiente. La corruzione è generale perché ognuno viene coinvolto. “Se non saranno le coscienze civili a esigere giustizia, penserà la natura a riequilibrare le cose”. La riflessione di don Vinicio Albanesi (Comunità di Capodarco)

01 giugno 2017

Non trascorre settimana senza che non si abbia notizia di corruzioni in ambiti privati e pubblici. Per appalti, per commesse, addirittura in ambiti sanitari, scientifici o pseudo tali, in piccoli e grandi affari, in un crescendo impressionante di violazione o di aggiramenti di legge. Sembra che solo la magistratura sia in grado, con i tempi e le modalità proprie, di mettere freno alle violazioni.
Si va dall’infiltrazione mafiosa, alle corresponsabilità politiche, fino ai dettagli di imprenditori, funzionari o tecnici coinvolti.
Ma non basta: è oramai evidente che l’aggiramento della legge o la sua interpretazione parziale coinvolge Stati, grandi società internazionali, nel quadro mondiale. Infine è gravissimo il problema dell’inquinamento, esso stesso corruzione, che viene negato a favore di presunte leggi dell’economia.

Di fronte a tali disastri la reazione è di condanna, ma con coscienza inversamente proporzionale alla gravità delle violazioni. Mentre per la singola corruzione la reazione di condanna è netta, per i grandi problemi del pianeta una specie di amnistia tende a giustificare o comunque a non intervenire per correggere le distorsioni.
La coscienza della tutela del benessere generale non fa ancora parte della consapevolezza civica, con la quale ogni abitante della terra tutela il proprio habitat ed esige l’applicazione di un corretto funzionamento dei fenomeni che incidono nell’equilibrio della natura.

Né esistono istituzioni pubbliche – la politica per prima – capaci di imporre standard di rispetto del corretto convivere nel mondo.
Sembra che la politica sia succube di quanti (pochi e potenti) gestiscono le risorse della terra, con libertà di rompere equilibri essenziali al funzionamento corretto dell’industria, del commercio, della ricerca e della cultura.
Sembra non esserci freno alla corruzione che permette di violare diritti delle persone nel lavoro, nelle risorse, nei luoghi dove i popoli vivono.

La corruzione è generale perché ognuno viene coinvolto offrendo, consapevolmente o inconsapevolmente, il proprio contributo: i beni di consumo (un telefono, un viaggio, una medicina) sono sufficienti a rendere corrotti e corruttori. Una spirale che sembra non avere vie di uscita perché è coinvolta tutta la popolazione del mondo, offrendo vantaggi e nascondendo i costi, con prezzi pagati pesantemente da chi è indifeso o ai margini.

Si obietta spesso che non si tratta di corruzione, ma del prezzo da pagare al progresso e al benessere generale: le comunicazioni permesse a tutti, gli spostamenti rapidi e a basso costo, le scoperte nelle scienze sono beni elargiti con indubbi vantaggi. Il problema vero è che nessuno mette in relazione il benessere raggiunto e i prezzi pagati: tra chi direttamente realizza benessere e chi ne usufruisce.

Sottrarsi alle responsabilità non serve. Acquistare un'automobile che inquina significa essere vittima e artefice di corruzione. Se non saranno le coscienze civili a esigere trasparenza e giustizia, penserà la natura – raggiunti i limiti insopportabili – a riequilibrare le cose. Forse è meglio alzare le coscienze contro i corrotti per non essere corruttori.

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Corruzione, Don Vinicio Albanesi

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