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Non profit e negozi di quartiere, l'alleanza contro lo spreco di cibo

Progetto del Ciessevì che fa incontrare imprese alimentari e associazioni, fornendo consulenza legale. La collaborazione tra profit e non proft che permetterà di ridistribuire questo cibo, salvandolo dalla spazzatura.Gli enti sono circa 6 mila, con oltre 140 mila volontari che assistono 11 mila nuclei famigliari in difficoltà

08 giugno 2017

MILANO - Per chi non sa il milanese (quasi tutti quelli che a Milano ci abitano), il titolo del progetto può essere tradotto più o meno così: "di spazzatura non ce n'è più". E l'obiettivo del progetto "Ghe n'è minga de ruera" è proprio questo: ridurre il più possibile ogni forma di spreco di cibo. In che modo? Facendo incontrare le piccole e medie imprese alimentari (dal negozietto di quartiere al ristorante) e realtà del non profit. Le prime spesso a fine giornata hanno chili di cibo da buttare, le seconde assistono decine di persone che fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. Gli enti non profit nel territorio della Città metropolitana sono circa 6 mila, con oltre 140 mila volontari attivi che assistono 11 mila nuclei famigliari in difficoltà con 21mila minori stimati a carico. Il progetto permetterà loro di creare una collaborazione che permetterà di ridistribuire questo cibo, salvandolo dalla spazzatura. L'idea è di Ciessevi – Centro Servizi per il Volontariato Città Metropolitana di Milano, Milan Center for Food Law and Policy, Banca Prossima, con la media partnership di Corriere della Sera.

- “Qui parliamo di cibo da raccogliere immediatamente e da distribuire con pari solerzia a destinatari bisognosi già ben individuati, tracciati, conosciuti - sottolinea Ivan Nissoli, presidente di Ciessevi -. Per questo, chi meglio del non profit può agire con tale velocità e perizia chirurgica territoriale? Perciò Ciessevi, nella sua missione di promotore d’incontro tra mondo non profit e profit, vuole stimolare le organizzazioni a cogliere questa opportunità che si gioca concretamente sul territorio, nei quartieri, cogliendola, grazie al nostro accompagnamento, alla luce di una corretta e mai improvvisata applicazione della Legge vigente".

In concreto, il Ciessevi offrire consulenza legale e fiscale sia a chi vuole donare cibo sia a chi vuole riceverlo per distribuirlo alle persone bisognose. Le legge Gadda, approvata dal Parlamento nel 2016, contro lo spreco di cibo, permettere infatti di creare questo genere di filiere virtuoso e di incentivarle. Bisogna però organizzare per bene ogni passaggio, rispettando anche le norme sanitarie. “Il Milan Center for Food Law and Policy – afferma la sua Presidente Livia Pomodoro - si propone, nella sua attività di ricerca, come ente terzo, nel nostro caso per promuovere una riflessione sullo spreco e sulla valorizzazione della normativa, a partire dalla Legge Gadda. In particolare, il Centro è interessato allo sviluppo di una governance partecipata, che sostenga l’iniziativa e che permetta la condivisione delle buone pratiche, nella lotta al food waste, tra i diversi attori del progetto”. Il progetto, che viene presentato giovedì 8 giugno alle ore  17 presso la sede milanese di Banca Prossima (Largo Bortolo Belotti), ha anche un sito www.iononbutto.it, sul quale è possibile trovare ogni tipo di informazioni, quali sono le realtà profit e non profit che già aderiscono, come entrare a farne parte. (dp)

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Tag: Ciessevi, Consumi, cibo, Non profit

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