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Il groviglio della legge elettorale e il vuoto di idee. A quando la…politica?

Si resta sconcertati dalla lunga e tortuosa discussione. Nel frattempo la situazione generale è paurosa. I nodi sostanziali della politica sono rimasti irrisolti, tra ritardi e tentennamenti. I falsi obiettivi presentano il conto. L'analisi di don Albanesi (Comunità di Capodarco)

08 giugno 2017

Dopo la sentenza della Corte costituzionale del 15 gennaio 2014 che dichiarava illegittima parte della legge per le elezioni della Camera dei deputati, è iniziato un lunghissimo tira e molla in Parlamento e nel paese, con la presentazione di ben 31 progetti di legge di revisione delle leggi riguardanti la Camera e il Senato, oltre al referendum nazionale del 4 dicembre. La riduzione del numero dei deputati e dei senatori è presto scomparsa dall’agenda: l’attenzione si è concentrata in un groviglio – incomprensibile per i più – sulle regole delle elezioni.

Sembra sia in finale la soluzione concordata tra i quattro partiti più rappresentativi in Italia: chiamato sistema germanico, anche se qualcuno suggerisce non proprio tedesco. Si rimane sconcertati dai tempi delle attese; dalla logica che ha condotto la discussione così lunga e tortuosa. Ufficialmente la versione è per la governabilità del paese; per altri “il calcolo” dei partiti.

Nel frattempo la situazione generale è paurosa. I nodi sostanziali della politica sono rimasti irrisolti, appena attenuati da battute, slogan, prese di posizione in rete, sotto la mannaia di elezioni sì e quando. L’appello accorato è di invitare a fare politica, soprattutto in questo momento che vede l’Italia, l’Europa e il mondo intero in cambiamenti epocali.

Le regole di governabilità sono necessarie, ma i problemi gravi del paese vanno risolti. Dalla disoccupazione al terremoto, dalle accoglienze dei migranti alla ripresa economica, dalla questione meridionale ai progetti di sviluppo. L’appello coinvolge tutti. La storia è crudele: i ritardi, le questioni irrisolte, i tentennamenti, i falsi obiettivi presentano il conto.

C’è stato un tempo nel quale le discussioni sui programmi e sulle priorità erano accese. Oggi il vuoto delle proposte denuncia la semplice mancanza di idee e di forza per attuarle. Un dubbio reso concreto dalle oscillazioni contraddittorie sui singoli temi. La rabbia che esplode, spesso in modo anonimo, ha la sua radice nella mancanza di proposte. Né dalla politica, né dalla società civile è offerta un’ipotesi di futuro. Si parla spesso di generazioni senza prospettive: la sensazione è che l’intero paese sia coinvolto nella nebbia dell’incertezza. Se così fosse la semplice sopravvivenza non garantisce la soluzione dei problemi, ma li aggrava.

L’appello è offrire piattaforme di programma sui grandi temi: la persone potranno così scegliere, non facendo calcoli, più o meno complessi, sulle singole persone, ma sulle scelte proposte. La speranza è che non rimanga una vaga esortazione, ma coinvolga quanti si dichiarano disposti a fare politica nell’onestà e nell’intelligenza di soluzioni.

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