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Servizio agli ultimi e nonviolenza, numeri (e "radici") di 40 anni di obiezione

Quasi 100 mila giovani obiettori di coscienza accolti e oltre 10 mila tra ragazzi e ragazze del nuovo servizio civile nazionale gestiti. Sono i numeri di 40 anni di obiezione di coscienza e di servizio civile che Caritas Italiana ricorda il 10 giugno

10 giugno 2017

ROMA - Quasi 100 mila giovani obiettori di coscienza accolti e oltre 10 mila tra ragazzi e ragazze del nuovo servizio civile nazionale gestiti. Sono i numeri di 40 anni di obiezione di coscienza e di servizio civile che Caritas Italiana ricorda il 10 giugno, data nella quale nel 1977 fu firmata la convenzione con il Ministero della Difesa per la gestione dei suoi primi 2 obiettori di coscienza al servizio militare, che entreranno in servizio il successivo 15 settembre.

Mons. Giuseppe Pasini, dal 1986 al 1996 Direttore di Caritas Italiana, in una testimonianza di alcuni anni fa raccontava come fosse stato “nella Presidenza del 14 gennaio 1976 che si parlò per la prima volta in Caritas Italiana di obiezione di coscienza. Nei mesi successivi giunsero alla Caritas Italiana varie sollecitazioni dal Sottosegretario della CEI, mons. Gaetano Bonicelli, per assumere questo impegno nell’ambito della Chiesa, anche per evitare che il fenomeno restasse un'esclusiva delle forze ‘laiche’”.

“Quella scelta – ci dice Diego Cipriani, responsabile dell’Ufficio Servizio Civile di Caritas Italiana – fu un’occasione straordinaria per la Chiesa per incontrare i giovani. Quella dell’obiezione di coscienza al servizio militare era un’istanza che veniva anche dai movimenti giovanili ecclesiali (Azione Cattolica, Agesci, Comunione e Liberazione…), di cui Caritas Italiana si fece interprete su mandato della Chiesa Italiana”.

“Ciò che ci spinse a quella decisione – ricorda sul suo sito Caritas Italiana con le parole del suo fondatore, mons. Giovanni Nervo - fu il Convegno ecclesiale ‘Evangelizzazione e promozione umana’ del 1976. Nella sesta Commissione, che aveva come tema ‘Evangelizzazione, promozione umana e i problemi degli emarginati in Italia’, tra gli animatori c’era monsignor Giuseppe Pasini. Fu lui che portò all’assemblea generale questa mozione: ‘La Commissione chiede al Convegno di fare propria la proposta di farsi carico della promozione del servizio civile sostitutivo di quello militare nella comunità italiana, come scelta esemplare e preferenziale dei cristiani, e di allargare la proposta di servizio civile anche alle donne. L’assemblea – un migliaio di delegati e un centinaio di vescovi – accolse la proposta con un lunghissimo applauso. Comprendemmo: ‘Vox populi, vox Dei’. Così Caritas avviò la pratica per la convenzione”.

“Con quella scelta la Caritas diede anche l’opportunità a migliaia di giovani di lavorare accanto ai poveri – aggiunge Cipriani -, offrendo loro allo stesso tempo la possibilità di sentirsi utili e di coniugare concretamente le loro istanze di pace e di nonviolenza, che in quegli anni erano molto forti”.

La formazione degli obiettori fu infatti la prima preoccupazione della Caritas Italiana: “Gli obiettori dovevano essere considerati non ‘manovali’ per servizi ai poveri, ma giovani impegnati a rafforzare la propria personalità umana e cristiana, attraverso il servizio, l'interiorizzazione del valore della pace – testimonia ancora  mons. Pasini -. Nel tempo, questo importante aspetto si è andato progressivamente meglio articolando: dai convegni e corsi nazionali di formazione si è passati a quelli regionali e diocesani, sia per il numero obiettori che man mano aumentava sia perché le stesse Caritas diocesane venivano investite in pieno anche di questa dimensione formativa dell'esperienza. In questo ambito, rientrano pure le numerose pubblicazioni e i sussidi specifici che la Caritas Italiana e le Caritas Diocesane hanno prodotto in questi anni, così come i convegni e le altre occasioni di studio e approfondimento, nonché la pubblicazione, a partire dal 1980, di una rivista bimestrale particolarmente dedicata agli obiettori Caritas”.

“E se oggi l’accento del servizio civile è messo forse più sulla dimensione della solidarietà e della cittadinanza attiva, questo anniversario ci ricorda le sue radici nel servizio agli ultimi e nella nonviolenza, oltre al fatto che sia rimasto una delle pochissime misure dello Stato italiano che coinvolge i giovani in attività che li vedono protagonisti”, conclude Cipriani.

Il quarantennale cade per Caritas Italiana nel pieno di un Bando volontari che la vede proporre fino al 26 giugno 1.379 posti di servizio civile tra Italia ed estero, in attesa che si aggiungano a breve quelli annunciati nei giorni scorsi dal Sottosegretario con delega, on. Luigi Bobba, con il finanziamento di tutti i progetti degli enti dell’Albo nazionale approvati. Bobba, da noi sentito, ha preannunciato l’uscita a breve di un altro bando volontari legato ai progetti in Agricoltura Sociale e che “in concomitanza con la prossima progettazione prevista tra settembre ed ottobre, sarà possibile presentare progetti anche diretti a quasi 3mila giovani stranieri titolari di protezione internazionale e umanitaria, come previsto dal protocollo d’intesa firmato lo scorso 31 maggio tra la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della Gioventù e del Servizio civile nazionale, il Ministero dell’Interno e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali”. (FSp)

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