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Disabilità, ausili fai-da-te: Nicholas, "Alfred" e gli altri maker

DOSSIER. Da "DbGlove", dispositivo open source che si tiene in una mano e che digitalizza numerosi alfabeti tattili, a “Hubotics” un esoscheletro per arti superiori, indossabile e personalizzabile, interamente stampato in 3D. Il successo degli inventori

12 giugno 2017

ROMA - Se Nicholas Caporusso, classe 1981, si occupa di interazione uomo-macchina applicata alle tecnologie assistive, molto dipende dal servizio civile che ha fatto all’Anfass (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) di Bari. "È grazie a quell’esperienza che, durante l’università, ho iniziato a interessarmi a progetti per riuscire a superare le barriere comunicative", racconta. Da lì è -nato il suo “dbGlove”, "un dispositivo open source che si tiene in una mano e che digitalizza numerosi alfabeti tattili usati dalle persone cieche e sordo-cieche, come il Malossi e il Braille, per consentire loro di utilizzare tutte le funzionalità di uno smartphone o un tablet – spiega Caporusso –. Gli utenti digitano i messaggi sul dispositivo come se fosse una tastiera: i messaggi possono essere visualizzati sullo schermo, tradotti in audio o essere trasmessi via Internet. Le risposte vengono inviate direttamente a “dbGlove”, che le traduce in vibrazioni sul palmo della mano (come fossero le lettere di un alfabeto tattile) permettendo all’utente di leggere il messaggio". La sua storia è raccontata nel dossier “Chi fa da se. Invenzioni povere per un mondo ricco di idee”, pubblicato nel numero di giugno del magazine Superabile Inail  e realizzato da Michela Trigari.

Caporosso lo scorso ottobre ha vinto il contest #MakeToCare lanciato da Sanofi Genzyme, all’interno di Maker Faire Rome, per trovare soluzioni hi-tech in grado di aiutare chi vive con una disabilità. Erano oltre cento i maker che hanno risposto alla chiamata della fiera nella sezione “Wellness & healthcare”. Nicholas, che ora sta lavorando con una delle borse di ricerca “Marie Curie” all’Università di Salford, vicino Manchester, per rendere la tecnologia che è alla base di “dbGlove” applicabile al controllo tattile dei dispositivi robotici, grazie a quel premio sta per partire per la Silicon Valley: un cervello in fuga, "o meglio in viaggio – come ama definirsi – tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti".

Tra gli altri sviluppatori di salute e benessere di Maker Faire Rome 2016 c’erano anche Luca e Chiara Randazzo, che hanno presentato “Hubotics”: un esoscheletro per arti superiori, indossabile e personalizzabile, pensato per chi ha disabilità motorie, interamente stampato in 3D e con hardware open source. Il sistema è stato sviluppato per chi necessita di una riabilitazione costante, con movimenti ripetitivi, ma non può recarsi giornalmente a fare fisioterapia né ricorrere ai costosi strumenti a domicilio. Lui, neo trentenne, ha studiato prima Ingegneria informatica a Catania, poi Ingegneria meccatronica al Politecnico di Torino e attualmente lavora come ricercatore presso l’Epfl di Losanna (in Svizzera), dove sta sviluppando un esoscheletro per la mano controllato da elettroencefalografia per applicazioni riabilitative. Lei, invece, è una ragazza disabile.

Sanofi ha organizzato anche #TechCare, la prima sfida informatica italiana sulla sclerosi multipla svoltasi al Talent garden di Genova, lo spazio di co-working degli innovatori digitali della Liguria. L’hackathon è stato vinto da Filippo Scorza, ingegnere biomedico e cofondatore di Amyko, e dal suo “Alfred”: un bastone-stampella che dialoga con lo smartphone, legge la temperatura climatica, ricorda i farmaci da prendere, può effettuare chiamate di emergenza, sta in piedi da solo, è solido, sicuro e discreto.

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